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Case popolari del Comune di Pescara: «nessuna assemblea di condominio da 10 anni»

In un esposto le denunce di una gestione che pare poco trasparente e attenta

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Case popolari del Comune di Pescara: «nessuna assemblea di condominio da 10 anni»


PESCARA. Le case popolari gestite dal Comune di Pescara sono l’oggetto di un esposto inviato alla procura di Pescara nel quale si contestano una serie di fatti incolpando l’ente pubblico di aver negato diritti, trasparenza e di non fornire spiegazioni da oltre un decennio.

Da due settimane PrimaDaNoi.it sta pubblicando una serie di inchieste a puntate sulla gestione dei condomini anche privati  in relazione a morosità accumulate con Aca. In totale 17 mln di bollette non pagate dagli amministratori di condomini per ragioni oscure e mai chiarite da nessuno.

Sull’argomento c’è molta attenzione e stanno piovendo carte e segnalazioni che sembrano delineare un sistema che pare diffusissimo, trascurato e conosciutissimo. Una sorta di omertà  e sfiducia rende difficile l’emersione dei fatti.

Nel frattempo l’esposto del signor Nick Antimo Di Meola che vive in un alloggio in via Caduti per Servizio apre un nuovo filone da chiarire che riguarda la gestione del patrimonio comunale.

 

«Il Comune di Pescara senza nessuna assemblea condominiale -anche successivamente alla vendita degli immobili riscattati da alcuni- ha continuato arbitrariamente a nominare gli amministratori di condominio», si legge nell’esposto, «Sig. Gaetano Pepe fino al 2015 e poi il Sig. Pierpaolo Pescara entrambi dirigenti dello stesso ente, ordinanza sindacale nr. 92/98, più volte richiesta dai condomini e mai fornita dall’ente».

La prima conseguenza di questa inerzia è la mancata approvazione dei bilanci di esercizio che dovrebbe essere firmato ogni anno:  dunque ne mancherebbero all’appello almeno 10.

La cosa particolare è che nello stabile di Di Meola vi sono anche 4 proprietari che avrebbero diritto al voto e voce in capitolo nella gestione del condominio ma di fatto senza assemblee i loro diritti sono stati disinnescati.

Lo stesso vale per gli assegnatari che non avrebbero diritto di voto ma  la facoltà di impugnare le delibere ritenute non congrue, sì.

Ma senza delibere non si impugna nulla… Senza assemblee in pratica non c’è governo del condominio che potrebbe sembrare una cosa minima ma in questo caso riguarda strettamente diritti fondamentali come “l’inviolabilità della proprietà privata” o forse anche una serie di aspetti che riguardano l’intera collettività...

«Inoltre i vari amministratori di condominio, Sig. Gaetano Pepe e Sig. Pierpaolo Pescara, dirigenti del Comune di Pescara», si legge ancora nell’esposto, «non hanno mai provveduto ad aprire un conto corrente dedicato al nostro condominio  ove far transitare le somme ricevute a qualunque titolo dai condomini o da terzi, nonché quelle a qualsiasi titolo erogate per conto del condominio, su uno specifico conto corrente, postale o bancario, intestato al condominio».

Una legge imponeva a tutti gli amministratori di condominio di aprire entro il 18 giugno 2013 un conto dedicato per dare certezza, trasparenza, tracciabilità di tutte le spese e le entrate ed evitare furbate.

Invece ancora oggi tutti gli assegnatari di case popolari gestite dal Comune versano  gli affitti e le spese su un unico conto corrente postale intestato semplicemente alla “Tesoreria Comunale” mescolando quote di centinaia di condomini e inquilini, quote mense scolastiche, altri incassi comunali di fornitori in un calderone eterogeneo dove si rischia il caos.



DIRITTI ZERO, TRASPARENZA ZERO

La cosa più grave, però, sarebbe che «nessuno mostra una fattura, una ricevuta delle spese sostenute per il nostro specifico condominio di via Caduti per Servizio», denuncia Di Meola, «non essendoci mai stata una assemblea noi siamo all’oscuro di tutto e non possiamo contestare nulla non avendo nessun elemento e mai ricevuta una risposta».


Secondo la testimonianza del residente nessun condomino ha mai potuto visionare documentazione inerente le spese assicurative, manutenzione ascensore, fornitura luce, eventuali costi di manutenzione stabile, spurgo fogne il che non dà trasparenza che i vari servizi siamo i più competitivi sul mercato in rapporto qualità/prezzo ed evitano lo spreco di denaro pubblico con ipotetici  gravi danni per l’erario e per i cittadini stessi.



RISCHIO ANTISISMICO IGNOTO

«Abbiamo più volte richiesto di effettuare le verifiche antisismiche dello stabile potendo approfittare del sismabonus come da decreto legge finanziari 2017 a firma ministro Del Rio, con sgravio costi dal 50 allo 85%, mai nessun riscontro da parte dell’amministratore».

La pulizia scale, il giardiniere, le lampadine ai piani e all’androne del palazzo, l’antennista vengono pure pagati direttamente dai condomini tramite raccolta mensile di un fondo cassa di 10 € extra quota condominiale.

Insomma sono molte le cose che la procura dovrebbe chiarire nel caso volesse prendesse a cuore la vicenda ma se fossero vere le cose vergate nero su bianco da questo residente di una casa popolare sarebbe molto interessante sapere per esempio se tra i 17 mln di euro non riscossi dall’Aca ci siano anche le quote dei condomìni amministrati dal Comune.

Nel caso sarebbe interessante sapere se i condomìni abbiano anche pagato le bollette regolarmente.

No, perchè il sospetto -a questo punto in questo contesto opaco e nebbioso- è che il Comune in dissesto abbia avuto la tentazione di utilizzare i soldi delle bollette degli  assegnatari per la spesa corrente, tanto gli amici dell’Aca si sono sempre dimostrati comprensivi e poco efficaci nel pretendere il dovuto…

Una vicenda da chiarire subito anche perchè gli alloggi popolari sono diverse centinaia in tutta la regione molti dei quali gestiti dalle Ater ma forse questa è un’altra storia.


a.b.