STATISTICHE

Economia, l’Abruzzo ha troppe facce: salgono prezzi e occupati

Regione così piccola eppure così eterogenea: situazione complessa

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ABRUZZO. L’Abruzzo entra nella top ten delle città e delle regioni più care d'Italia stilata dall'associazione dei Consumatori su dati Istat relativi all'inflazione di agosto dei capoluoghi di regione e delle regioni.

In questa classifica, entra l'Abruzzo, dove l'inflazione dell'1,8% genera una spesa annua supplementare di 664 euro.

Non è una buona notizia per i più visto che si parla di un esborso maggiore per le famiglie mentre altri fanno rilevare che l’aumento dei prezzi deriva proprio dalla migliore condizione economica rispetto agli anni scorsi.

Secondo lo studio dell'associazione di consumatori, infatti, in testa alla classifica delle città più care, in termini di maggior spesa, si conferma Bolzano, con il picco dell'inflazione, 2,9%, equivalente a 1622 euro. Segue Trento, dove il rialzo dei prezzi del 2,5% determina un aumento del costo della vita, per una famiglia di 4 persone, pari a 1276 euro e, terza, Firenze, dove l'inflazione dell'1,4% comporta un aggravio annuo di spesa di 702 euro.

In testa alla top ten delle regioni più costose, in termini di rincari, ancora una volta, il Trentino Alto Adige, dove l'inflazione del 2,7% significa, per una famiglia di 4 persone, una batosta pari a 1460 euro su base annua. Segue la Toscana, dove l'incremento dei prezzi pari all'1,6% implica un'impennata del costo della vita pari a 730 euro.


Altri dati arrivano sul fronte dell’occupazione che in valori percentuali per l'Abruzzo cresce del 4,5% e piu' dell'Italia che cresce dell'1,6%. Pe quanto riguarda il notevole incremento di 21 mila unita' verificatosi nel II trimestre 2017 non bisogna farsi troppe illusioni in quanto: tale incremento non fa che compensare l'altrettanto notevole decremento di 18 mila unita' registrato nel I trimestre 2017; l'incremento viene misurato su 464 mila unita' del I trimestre che e' stato il peggior dato trimestrale degli ultimi dieci anni; il dato occupazionale di 485 mila unita' raggiunto nel II trimestre 2017 registra 26 mila occupati in meno rispetto al dato medio annuo 2008 che aveva raggiunto quota 511 mila.

Infine da riflettere su un mercato del lavoro regionale che, per quanto riguarda l'occupazione, e' capace di passare, a livello nazionale, dal terzo peggior risultato del I trimestre (-3,7%) al terzo miglior risultato del II trimestre (+4,5%).

Sul fronte della produzione il terziario soffre ancora l’incertezza mentre l’industria sembra segnare un passo positivo verso una maggiore stabilità.

«Il problema della disoccupazione in Abruzzo non è assolutamente risolto ma i dati, dall'avvio dell'esperienza del governo D'Alfonso ad oggi, indicano che le politiche attivate per lavoro, occupazione, sviluppo sono coerenti con una regione che ha tra le migliori performance dell'Italia, sicuramente del centro-sud Italia», sostiene il consigliere Camillo D'Alessandro e che «le ondate di ottimismo e pessimismo non servono, indipendente dal trimestre in esame» mentre per l'economista Giuseppe Mauro il confronto fra trimestri è limitativo.

«In Abruzzo - ha spiegato Mauro- ci sono tre situazioni interessanti. La prima è che la negatività del primo trimestre 2017 è stata superata nel secondo trimestre con una crescita dei posti di lavoro. La seconda è che i confronti devono essere omogenei, si deve cogliere la tendenza che in Abruzzo è ancora di difficoltà. Lo sforzo deve essere quello di vedere dove le unità di lavoro si smarriscono. La terza situazione - ha concluso - è data dal fatto che la caduta del pil Abruzzo nel 2016 probabilmente non ha nulla a che fare con il Governo regionale. Gran parte della situazione ha avuto cause oggettive, problemi ambientali, come il sisma».



VITA E MORTE DELLE IMPRESE

Del resto la nascita di nuove imprese in Abruzzo continua a mantenere un trend negativo nel I semestre del 2017. Nonostante i dati sul tasso di sviluppo imprenditoriale mostrino una graduale ripresa dopo gli anni più acuti della crisi, il numero di imprese nei comuni montani e parzialmente montani fa registrare un -0,27%. Allargando lo sguardo all’intero territorio abruzzese la situazione migliora leggermente ma continuano a morire più imprese di quelle che nascono, dopo aver registrato +0,09% nel 2015 e +0,20% nel 2016 in Abruzzo i numeri tornano negativi nel I semestre 2017 con un – 0,11%.

La fotografia è stata scattata da E-Data, spin-off di ricerca e servizi avanzati dell’Università di Teramo. Un quadro di luci e ombre quello che emerge dallo studio. In Abruzzo le imprese operanti in comuni montani sono quasi 60 mila, con una incidenza sul totale delle quasi 150 mila imprese abruzzesi che restituisce un valore pari al 40,3%, più elevato delle media nazionale che si attesta al 34,0% con oltre 2 milioni di imprese.

Tra le province quella di Teramo è l’unica ad aver incrementato, seppur lievemente, il numero delle imprese operanti nel proprio territorio nel I semestre del 2017 (+0,03%). La provincia dell’Aquila seppur attestata ancora su valori negativi (-0,03%), vive comunque ad un trend in ripresa (-0,49% nel 2015). La provincia di Pescare al contrario registra un calo delle imprese (-0,18%), dopo aver mantenuto buoni tassi di crescita negli anni precedenti (+1,12% nel 2015). Stabile la provincia di Chieti (-0,23%) nel I semestre 2017, valore identico a quello del 2015 e 2016.

Anche sui singoli territori emerge un quadro disomogeneo dall’analisi delle ex Comunità Montane. Prosegue la lunga crisi della Montagna Pescarese che ha visto chiudere i primi sei mesi del 2017 con un pesante -1,71% che si va ad aggiungere al -0,38% del 2015 e al -0,96% registrato nel 2016. Più in generale, ben 7 delle 11 ex Comunità Montane hanno verificato tassi di sviluppo negativi nei tre periodi considerati, a cui si può aggiungere il complesso di tutti gli altri comuni montani della regione non costituiti sotto forma di comunità montane. Da notare poi il caso dell'Alto Sangro, area contrassegnata da andamenti in controtendenza rispetto a quanto rilevato con riferimento al complesso della regione, con una pesante battuta di arresto in questi primi sei mesi del 2017 (-0,82%) che arriva dopo un 2016 e soprattutto un 2015 particolarmente brillanti.