LA SENTENZA

Evasore fiscale per pagare stipendi a dipendenti: altro imprenditore assolto da bancarotta  

La sentenza emessa ieri a Teramo: «azione non connotata da dolo»

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Evasore fiscale per pagare stipendi a dipendenti: altro imprenditore assolto da bancarotta  


 

TERAMO. Non ha versato al Fisco la somma di 300 mila euro per salvaguardare la vita dei suoi 30 dipendenti. Ora il Tribunale di Teramo in sede di giudice monocratico ha assolto con la formula "perche' il fatto non costituisce reato", l'imprenditore teramano che, stretto nella morsa della crisi che stava attraversando la sua azienda siderurgica, (nel frattempo fallita) e messo dinanzi ad un bivio, se pagare le tasse oppure gli stipendi dei propri dipendenti, aveva scelto la seconda, finendo sotto processo per il reato di evasione.

Ma nel corso del processo il giudice ha ritenuto di constatare come l'azione delittuosa dell'imputato non fosse connotata da dolo, ovvero dalla volonta' di non corrispondere all'Erario quanto dovuto.

Secondo le testimonianze emerse dunque l’imprenditore in crisi aveva davanti solo due possibilità o pagare le tasse o gli stipendi, dunque versava in uno stato di necessità al quale ha fatto fronte preservando i suoi dipendenti da qui l’assoluzione dalle accuse.



La decisione non è la prima di questo tenore.

Nel 2015 un caso molto simile sempre avvenuto in Abruzzo fece discutere dopo la sentenza del tribunale di avezzano che assolse un imprenditore che non aveva pagato l'Iva per oltre 600mila euro sostenendo di non essere in grado di farlo perché la propria azienda di trasporti era in crisi.



I fatti risalivano al periodo tra il 2007 e il 2009, in piena crisi economica. L’imprenditore aveva fatturato sette milioni di euro di forniture effettuate ad enti pubblici e privati, senza però riuscire ad incassare i soldi a causa delle condizioni di crisi che hanno investito il Paese. Inoltre un carico importante, destinato a raggiungere la Libia, era stato bloccato per questioni di Stato.

Per fare fronte al pagamento degli stipendi di 140 operai l’imprenditore aveva deciso di ipotecare anche i beni di sua proprietà. In seguito ad accertamenti, conseguenti alla richiesta di ammissione al concordato preventivo, il fisco ha scoperto l’irregolarità in merito al versamento di obblighi tributari denunciando l’uomo all’autorità giudiziaria per evasione fiscale.

Nel frattempo intervenne anche la sentenza del 7 aprile 2014 la Corte Costituzionale aveva stabilito che il mancato pagamento dell’Iva da parte di un'impresa per importi superiori ad euro 50mila e fino a 103.291,38 euro non è più previsto come reato.


Novità anche nel 2015 sono arrivate con il Governo Renzi dopo l’approvazione del decreto legislativo 158 del 2015, uno dei provvedimenti attuativi della riforma fiscale varata dal governo Renzi, che ha triplicato la soglia di rilevanza penale fissata fino ad allora a 50mila euro.

Infatti vanno annullate le sentenze di condanna nei confronti di chi non ha versato ritenute fiscali certificate fino a un valore di 150mila euro.

Anche la Cassazione ha decretato che alla luce della «abolizione parziale del reato commesso in epoca antecedente» vanno revocati tutti i decreti penali di condanna per questa fattispecie. E la novità vale sia per i procedimenti in corso sia quando la sanzione è definitiva. Il condannato potrà presentare istanza al giudice dell’esecuzione per chiedere la revoca.