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Paziente non curata adeguatamente all’ospedale di Pescara: tre medici a giudizio

Nel decesso accertata anche una concausa che potrebbe salvare nel processo gli imputati

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Nursind denuncia carenza personale in ospedale Pescara

Ospedale di Pescara


PESCARA. Tre medici sono stati rinviati a giudizio dal gup, Elio Bongrazio, per la morte di Elvira Ferri, 57 anni, avvenuta all'ospedale di Pescara tre anni fa.

Si tratta del primario di Medicina, Giancarlo Traisci, e dei medici del reparto, Antonio La Torre e Giancarlo Di Battista, accusati di omicidio colposo, perche', secondo la procura, avrebbero «omesso colpevolmente, per negligenza ed imperizia inescusabile, in cooperazione colposa tra loro, di disporre l'approccio diagnostico terapeutico salvavita, adeguato alla evidente grave ed allarmante ipopotassiemia (risultante con evidenza dai tre esami emogasanalitico ed ematochimici) che affliggeva la donna ricoverata e affidata alle loro cure».

Il processo a carico dei tre medici prendera' il via il 19 aprile 2018.

Il gup, inoltre, ha rinviato al pm gli atti contenenti i risultati delle consulenze dei periti Vittorio Fineschi e Mario Giosue' Balzanelli, nelle quali si evidenziano «concause relative al decesso della signora Ferri, attribuibili alla diminuzione della portata di ossigeno al letto 8 della stanza 12», dove era ricoverata la 57enne.

Nello specifico, i consulenti nominati dal gip Di Carlo nella loro perizia avevano sostenuto che «non puo' tacersi, per quanto di competenza, ferme restando le criticita' di condotta dei sanitari coinvolti, che la disfunzione degli impianti di ossigenazione sia stata causa del decesso della paziente, aggravandone in modo fatale la condizione, gia' precaria, di insufficienza respiratoria, favorendo direttamente, di conseguenza, l'innesco delle aritmie ventricolari responsabili dell'insorgenza dell'arresto cardiaco».



Gli imputati sono difesi dagli avvocati Gabriele Colicchia, Giuliano Milia e Gianfranco Iadecola, che hanno chiesto il proscioglimento dei loro assistiti, puntando sul «rapporto di causalità che ha generato il decesso».

La paziente aveva problemi di respirazione ed «è risultato che quando è deceduta l'impianto per l'erogazione dell'ossigeno non era funzionante - rimarca Colicchia, legale dell'ex primario Traisci -. Come accertato dal consulente del pm e dai periti, in sede di incidente probatorio, il difetto nella somministrazione dell'ossigeno può avere costituito causa esclusiva dell'exitus mortale».

I periti avevano parlato anche di «una gestione ospedaliera complessiva che può definirsi di inadeguata qualità rispetto alle esigenze gestionali del caso specifico».

A giudizio di Colicchia, «nel momento in cui nella genesi del decesso viene accertata una causa esclusiva, tutte le altre responsabilità vengono annullate».