LA DENUNCIA

Incendio del Morrone: «altri danni all’ambiente col pretesto dell’emergenza»

Le Associazioni denunciano la realizzazione di piste tagliafuoco illegali a danno dell’ambiente

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Incendio del Morrone: «altri danni all’ambiente col pretesto dell’emergenza»


L’AQUILA. «Chilometri di scriteriate piste tagliafuoco, inutili e dannose, sono state realizzate in pieno Parco Nazionale della Majella nei giorni scorsi, senza alcuna autorizzazione, con il pretesto dello stato di necessità legato al devastante incendio del Morrone».

Le Associazioni Appennino Ecosistema, LIPU, Salviamo l’Orso e ALTURA hanno presentato stamattina un esposto in proposito alla Procura della Repubblica di Sulmona, al Reparto Carabinieri Parco Nazionale Majella ed alla Stazione Carabinieri Parco di Popoli, perché intervengano promuovendo le doverose azioni per prevenire e reprimere questi fatti di reato, che innalzeranno il pericolo di dissesto idrogeologico del Morrone Peligno, aggiungendo il danno delle frane e delle alluvioni a quello dell’incendio.

Secondo le associazioni il 6 settembre scorso attraverso un articolo di giornale sarebbe stata documentata la realizzazione di piste tagliafuoco di 10-15 metri di larghezza in territorio di Pratola Peligna quando le fiamme degli incendi erano già spenti e dunque senza alcuna presunta utilità o emergenza.

 


«Le piste sono state realizzate», scrivono le associazioni in un esposto alla procura, «anche dopo la dichiarazione formale di cessata emergenza e l’avvenuto spegnimento dell’incendio del Morrone, quindi in palese assenza del requisito fondamentale dello “stato di necessità” e del pericolo “concreto ed attuale” per le vite umane, richiesti dalla legge per la realizzazione in deroga di interventi d’emergenza».


Le Associazioni chiedono all’Autorità giudiziaria e ai Carabinieri forestali di intervenire, in quanto le piste sarebbero state realizzate in violazione delle Legge quadro sulle aree protette n. 394/1991, che vieta “qualsiasi mutamento dell'utilizzazione dei terreni con destinazione diversa da quella agricola e quant'altro possa incidere sulla morfologia del territorio, sugli equilibri ecologici, idraulici”, nonché tutti gli interventi eseguiti in violazione degli obblighi prescritti dal Piano del Parco e in assenza del nulla osta dell’Ente Parco. Neppure la Direttiva habitat dell’Unione Europea ed il Codice del paesaggio (D. Lgs. n. 42/2004) sarebbero stati rispettati, in quanto le opere sono state eseguite in assenza di autorizzazione paesaggistica e di dichiarazione di incidenza ambientale non significativa, obbligatoria per tutte le aree della Rete europea Natura 2000.


CRITICHE A CHI HA FIRMATO

«Il comitato Giustizia per il Morrone prenda le distanze dall'esposto alla Procura presentato da alcune associazioni ambientaliste, denunciando chi ha costruito linee tagliafuoco per difendere la montagna, perché secondo tali associazioni quelle linee avrebbero favorito il dissesto idrogeologico».

L'invito al comitato viene da Alberto Di Giandomenico, coordinatore del movimento civico Italica. «Quell'esposto è fuori luogo, è inaccettabile perché è un atto politico prodotto solo a danno di qualcuno - sostiene il responsabile del movimento - piuttosto bisogna perseguire chi ha incendiato la montagna e non chi l'ha difesa, ponendo anche a rischio la propria incolumità personale, ecco perché questa iniziativa di alcune associazioni ambientaliste non può e non deve essere condivisa, nel modo più assoluto».

Di Giandomenico precisa infine che il movimento Italica è vicino al comitato, anche se non aderente.

«Siamo e saremo vicini al comitato e a tutti i suoi componenti solo e soltanto però se questo comitato conserverà la sua natura originaria di comitato civico e non invece politico» conclude Di Giandomenico, che esprime piena e convinta gratitudine all'Esercito, agli Alpini e a tutti i militari che hanno contribuito allo spegnimento dell'incendio, con un attento e paziente lavoro quotidiano, che ha salvato la montagna da conseguenze peggiori e restituito un minimo di serenità alla cittadinanza peligna.

Altrimenti, secondo Italica, si finisce per essere addirittura «ingrati e dimentichi del sostegno concreto avuto dall'esercito in giorni drammatici».