LA LUNGA STRADA

Primo passo verso lo stop ai vitalizi: per ora c’è l’ok della Camera

Secondo l’esperto non ci sarebbero problemi di costituzionalità sulla retroattività

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

297

Primo passo verso lo stop ai vitalizi: per ora c’è l’ok della Camera

 

 

ROMA.  La Camera dei deputati vota l'abolizione dei vitalizi e (in attesa di scoprire quale sarà il destino della legge, con le molte incognite numeriche del Senato che dovrà votarla a settembre) il M5s esulta, il Pd ne rivendica la paternità mentre Forza Italia non la vota e avverte: "è incostituzionale".

A far passare la proposta del dem Richetti ci sono voluti i voti di Pd, Lega, M5S, FdI. In un'aula infuocata su 630 deputati in 348 hanno detto Sì, 17 contrari e 28 astenuti: contraria Ap, Mdp si è astenuto e Forza Italia non vota.

E' "scacco matto" esulta il M5s e Renzi replica: "quella sui vitalizi è la proposta Richetti, che abbraccio. M5S parla parla ma poi non stringe"."Non abbiamo corso dietro all'antipolitica ma scelto di farle tirare su la testa, dimostrando che sa mettersi in sintonia con il Paese che chiede sobrietà. E' una legge giusta" spiega Ettore Rosato che promette: "Ci battiamo qui e ci batteremo in Senato perché sia approvata". Difficile però per il Pd rivendicare, nonostante sia primo firmatario, la paternità dell'operazione. Al risultato della votazione sono i deputati pentastellati che saltano in aria in un tripudio di urla di giubilo. Una di loro, Giulia Grillo viene anche accusata di aver alzato il dito medio: ma lei precisa "era l'indice". E in buvette Alessandro Di Battista brinda con i suoi colleghi "alla salute di Mastella e Pomicino" e "di quelle facce da funerale di Lenin" che dice di aver visto nei volti dei deputato Pd. Il voto, in effetti, non era scontato: a fine mattina la marcia spedita verso l'ok della Camera alla Richetti viene infatti messa in dubbio a causa della lunga battaglia ingaggiata in Aula su un emendamento dei 5 Stelle che puntava ad introdurre da subito gli stessi requisiti anagrafici previsti dalla legge Fornero a tutti i parlamentari. L'emendamento non passa, i requisiti anagrafici per andare in pensione come il resto degli italiani verranno adeguati dalla prossima legislatura.

Fi decide di restare in Aula ma non vota: tranne Daniela Santanchè e Mariastella Gelmini su cui qualcuno maligna: la sua battaglia anticasta le servirebbe per fare campagna elettorale per la candidatura in Lombardia. Gli occhi sono ora puntati al Senato.

 

 

 

 

          

Se dovesse passare la legge l'assegno che arriverà a fine mandato sarà più light e, anche se solo dalla prossima Legislatura, scatterà più tardi.

Le novità principali sono due: la stretta toccherà anche gli ex parlamentari, decisione oggetto di grandi polemiche, e gli assegni in futuro non arriveranno al compimento dei 65 anni ma più in avanti, in linea con i paletti della riforma Fornero. Secondo i calcoli del M5S, che ha conteso la paternità del ddl ai Dem, finora i vitalizi per chi è stato eletto ma non è più in carica sono costati 215 milioni di euro e hanno riguardato 2600 parlamentari. Il giro di vite riguarda poi anche le Regioni, che se non si adegueranno - è un'altra delle novità più recenti - vedranno le voci destinate ai vitalizi per i consiglieri regionali tagliate del 50%.

 

«Sulla incostituzionalità e retroattività della norma sui vitalizi si sta agitando uno spauracchio da parte di chi non la vuole: se vengono rispettati criteri di ragionevolezza e progressività, questa norma si può fare, non vedo grandi ostacoli. Anzi, mi sembra sacrosanto allineare i principi contributivi».

E' l'opinione del giurista Gianluigi Pellegrino.

«Quando, in questo caso, si parla retroattività - afferma - si usa un termine improprio. Retroattiva sarebbe una norma che azzeri la pensione già percepita o dica: ti abbiamo dato 5mila euro, ma abbiamo deciso di ricalcolare l'assegno con altri parametri e te ne spettavano 4mila, quindi ce ne devi mille. Ma dire che, da un certo momento in poi a seguito dell'approvazione di una nuova legge, la pensione sarà calcolata con metodo diverso, quello contributivo, e che questo abbasserà i trattamenti in corso, non quelli già erogati, non implica retroattività, perché si va a incidere sì su pensioni che si è già cominciato a percepire, ma la quota corrisposta in passato non viene intaccata». «Retroattività a parte - prosegue Pellegrino - bisogna poi vedere se la procedura sia costituzionale e se sia legittimo intervenire sui trattamenti pensionistici già in atto cambiando le regole in corso d'opera. A mio avvito sì: lo ha detto la stessa Corte Costituzionale in più sentenze, purché lo si faccia in modo ragionevole. Questo vuol dire che si può intervenire sul metodo di calcolo, ma non si può cancellare un assegno o diminuirlo in maniera drastica: servono dei criteri, per esempio prevedendo una proporzionalità che tenga conto degli assegni più alti».