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Sviluppo rurale, consulenza esterna da 39.900 ma gli allegati sono top secret

Febbo: «perché non ci sono i documenti?»

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Pesca di frodo, Wwf insorge: «assessore Pepe chiede pene minori»

Dino Pepe

ABRUZZO. Un incarico esterno di «massimo 6 mesi» da 39.900 mila euro (per 100 euro sotto la soglia) per qualcuno che dia «supporto alle funzioni di programmazione del Programma di Sviluppo rurale».

La richiesta di aiuto è arrivata a inizio giugno dal direttore del dipartimento ‘Politiche dello Sviluppo rurale’ Antonio Di Paolo lo stesso che in queste settimane è in grosso affanno e ha pungolato dirigenti e funzionari per i ritardi nella pubblicazione delle graduatorie provvisorie di alcuni bandi.

Insomma per l'assessore Pepe non ci sono problemi (anzi è tutta colpa di chi lo ha preceduto), per il dirigente invece c'è bisogno di una mano per sbrogliare le matasse e non è una mano qualunque: deve venire da fuori il che prova in maniera inconfutabile come in Regione non vi siano professionalità adeguate al caso.

Di Paolo il 29 giugno aveva chiesto di «trovare una soluzione idonea per accelerare l’iter» e aveva assegnato il nuovo «termine improrogabile», ovvero il prossimo 31 luglio che probabilmente darà di nuovo superato.

L’8 giugno aveva però già capito che era necessario un aiuto esterno per la valutazione ai fini istruttori delle domande presentate per accedere agli aiuti previsti della misura 4 (sottomisure 4.1.1 e 4.2.1) e Misura 7.4.1.

Grazie alla cifra sotto la soglia dei 40 mila euro (di soli 100 euro...) si è potuto procedere con l’affidamento diretto dopo aver invitato alcuni operatori economici.

Chi sono i fortunati invitati?

Impossibile saperlo perchè sul sito della Regione il prezioso allegato non è stato fino a questo momento pubblicato.

Perché?

Il consigliere regionale di Forza Italia, Mauro Febbo, fa però notare un paio di cose strane in merito alla Determina firmata da Di Paolo (DPD/218 del 8/6/2017)

Prima: perché si è voluto ricorrere a personale esterno senza utilizzare le decine di professionalità presso la Direzione Politiche agricole?

«Ma soprattutto», continua Febbo, «come è stato possibile e plausibile che un direttore a giugno abbia firmato una determina del genere dopo che la Corte dei Conti ha notificato e chiesto alla Regione Abruzzo il riaccertamento contabile dei bilanci del 2014, del 2015 e del 2016 e si sono bloccate le assunzioni ed gli incarichi di qualsiasi tipo di personale?»

Proprio per questo Febbo ha deciso che questa determina meriti di essere inviata all’attenzione della Corte dei Conti.

Al momento non si sa chi è stato invitato e chi a risposto al bando.

«Questo provvedimento certifichi la mia tesi, ossia la confusione e lo sfaldamento della struttura del Dipartimento Politiche agricole», va avanti Febbo, «dove si continua a trovare professionalità esterne e non all’interno visto che si cerca un ‘supporto alla valutazione’ proprio per le Misure 4.1, 4.2 e 7.4. a riprova della mia denuncia e preoccupazione».

«Alle dichiarazioni grottesche e insignificanti rilasciate dell’assessore - conclude Febbo - rispondo che il mondo agricolo aveva un portafoglio di ben 436 milioni di euro che faticosamente eravamo riusciti a portare in Abruzzo con la nuova programmazione 2014-2020 proprio perché negli ultimi anni avevamo dimostrato che la Regione Abruzzo era stata capace di programmare e spendere nei tempi giusti e richiesti. Quello che oggi purtroppo non viene realizzato. Vedremo fra qualche mese chi aveva ragione».

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