PROGETTI E CANTIERI

Nuovo porto affossato: si naviga a vista e si rischia di perseverare

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Nuovo porto affossato: si naviga a vista e si rischia di perseverare

 

PESCARA. Veloci veloci ma poi alla resa dei conti la lentezza della burocrazia e degli imprevisti ha sempre la meglio. Accade anche al piano regolatore portuale di Pescara che dovrebbe permettere con circa 200mln di euro di porre rimedio agli errori progettuali.

Ma la cosa non è semplice, la procedura amministrativa si è arenata e tra passi avanti e passi indietro la velocità media è scarsissima.

Intanto il progetto iniziale, in seguito alle osservazioni, è stato parzialmente modificato ma anche con le modifiche non soddisfa tutti e c’è chi continua ancora a dire che si rischia di spendere soldi senza risolvere i problemi dell’insabbiamento.

Se ne è parlato un paio di giorni fa a pescara  in un serrato confronto su ‘Le lunghe attese, la crisi, le prospettive per la Marineria pescarese. Aspettando il Piano Regolatore Portuale’, svoltosi a chiusura della ‘Festa del Mare’, la tradizionale kermesse promossa dall’Associazione Borgomarino sud presieduta da Giuseppe Carminelli, in piazza Rizzo.

All’evento hanno preso parte il Presidente dell’Associazione Armatori Mimmo Grosso, il vicecomandante della Direzione Marittima Macrì, il Capogruppo regionale di Forza Italia Lorenzo Sospiri, il Presidente dell’Associazione ‘Pescara – Mi piace’ Berardino Fiorilli e il consigliere comunale Riccardo Padovano, Presidente della Commissione Cultura e Turismo. Assenti, seppur invitati, il Governatore Luciano D’Alfonso, il sindaco Marco Alessandrini e l’assessore regionale alla Pesca Dino Pepe.

 

Il messaggio lanciato è chiaro: «Accelerare sull’abbattimento della diga foranea è perfettamente inutile quando, prima di procedere, vanno realizzate le barriere soffolte a nord e a sud, a protezione dell’imboccatura del porto o i pescherecci ricominceranno ad affondare. Se poi il taglio della diga serve solo a spingere verso il largo l’inquinamento proveniente dal fiume, allora forse sarebbe auspicabile risolvere il problema a monte, eliminando tutti gli scarichi abusivi, ma anche garantendo il corretto funzionamento del ciclo depurativo degli scarichi urbani di Pescara e iniziando la separazione della rete delle acque bianche da quelle nere».

Ad aprire il confronto è stato il Presidente Grosso il quale ha illustrato i problemi del porto e della marineria, dunque i fondali continuamente insabbiati che non permettono alla categoria di lavorare con serenità, «siamo però in costante contatto con il Presidente D’Alfonso il quale ci ha assicurato che già a settembre partiranno le opere per la costruzione della barriera soffolta di protezione del porto a nord. La verità, purtroppo, è che esistono forze esterne ed estranee che rendono sempre più complicato intervenire anche per un semplice dragaggio, e parlo degli ambientalisti come Augusto De Sanctis, sempre pronti a presentare esposti e denunce dinanzi allo spostamento anche di un granello di sabbia, rendendo difficile lavorare anche a chi vuole fare e senza pensare al futuro delle 200 famiglie che vivono della pesca».

«Ci saranno anche forze estranee – ha replicato il Capogruppo Sospiri -, ma la verità è che sul taglio della diga foranea si sono fatte promesse e create illusioni sapendo di non poterle mantenere: quando a novembre 2016 abbiamo approvato in Consiglio regionale, soprattutto grazie ai voti dell’opposizione di centro-destra, il Piano regolatore portuale, che contiene il taglio della diga, sapevamo che mai le opere sarebbero partite prima di un anno, trattandosi non semplicemente di ‘opere a difesa della costa’, ma di interventi urbanistici da sottoporre a VIA nazionale, essendo il nostro un porto d’interesse nazionale. E invece il Governatore D’Alfonso ha prima annunciato l’inizio delle opere a dicembre 2016, poi gennaio 2017, poi ancora marzo 2017. Oggi siamo a luglio 2017 e come previsto la diga foranea è al suo posto, perché dobbiamo attendere il pronunciamento della VIA nazionale. Noi speriamo, per il bene della marineria, ma non crediamo, che le opere possano cominciare per novembre-dicembre 2017, ma non c’è a oggi alcuna certezza. Ecco perché in questa ottica, investire sul dragaggio del porto canale è fondamentale per garantire la navigabilità e transitabilità dello scalo».

«Peraltro il ritardo delle opere e degli interventi – ha ricordato il Presidente Fiorilli – ha danneggiato non solo la marineria, ma tutto il comparto turistico, con la cancellazione anche dei collegamenti con la Croazia, che pure avevamo faticosamente recuperato nel 2009 riportando la nave veloce della Snav a Pescara».

 

«Sul dragaggio – ha detto il consigliere comunale Padovano – voglio aprire una riflessione, ricordando che noi abbiamo una vasca di colmata capace di assorbire 400mila metri cubi di materiale dragato. Ora quella vasca va svuotata entro il 2017, che significa renderla disponibile per accogliere nuovi fanghi abbassando il costo del dragaggio a soli 8,50 euro per ogni metro cubo di fango scavato».

A chiusura del dibattito, il Presidente Grosso ha investito tutti i presenti della problematica inerente il paventato smaltimento al largo di Pescara dei fanghi, circa 340mila metri cubi, che dovrebbero essere dragati dal porto di Ortona, «quei sedimenti dovrebbero andare nella stessa zona in cui dovevano essere smaltiti i fanghi prodotti nel dragaggio del 2011, fermato in seguito all’intervento della Magistratura, e di fatto oggi è l’unica risorsa disponibile per Pescara nel caso di dragaggio, non possiamo impegnarla per Ortona».

 

I PROGETTI POSSIBILI

Ma oltre le parole e gli intenti ci sono le carte e quelle progettuali sembrano le più importanti.

Il curatore del PRP, l’architetto Tommaso Di Biase, ha presentato al dibattito pubblico una nuova versione del progetto .

 

 

Antonio Spina, storico rappresentante del comitato che nel 2000 si oppose alla diga foranea spiega che  con la nuova versione «si rende l’imboccatura del bacino impossibile alla navigazione in quanto rivolto verso sud, come quello del Marina, ed inoltre come quello del Marina  soggetto a notevoli interrimenti.  Le navi per entrare in porto dovrebbero effettuare un’evoluzione di 180° proprio nel momento più difficile, all’ingresso in porto, soprattutto in caso di burrasca.  Inoltre è facilmente deducibile, in base alle esperienze già fatte con la vecchia diga foranea e con l’imboccatura del Marina, che l’imboccatura e il bacino commerciale si interrìranno completamente come quello del Marina.  Non è questo il modo di progettare i porti»

Del resto è già stata proposta una versione che potrebbe essere migliorativa secondo diversi studiosi e risolvere gran parte delle problematiche note. Il gruppo rappresentato da Spina lo ha presentato al comitato Via .

«La canaletta del vecchio porto», spiega Spina, «continuerebbe ad avere la funzione di espellere alla massima velocità (3 nodi circa) al largo le acque inquinate del fiume (che comunque va bonificato se non altro per non continuare a pagare multe salate alla UE).  In questo modo le spiagge non sarebbero più soggette ai divieti di balneazione a causa delle acque inquinate del fiume, che adesso la diga devia verso di esse.  E’ importante specificare che i due nuovi moli guardiani verrebbero costruiti su palafitte, così com’era nel vecchio porto, in moto da fermare la risacca sia da levante che da nord.  Qualcuno ha obbiettato che l’imboccatura sarebbe troppo aperta e quindi lascerebbe entrare il moto ondoso dentro la darsena: ma noi diciamo che, con accurati studi ulteriori, si potrebbe considerare l’ipotesi di far convergere i due moli verso l’imboccatura (come insegna l’ing. Colombo nel suo manuale per i porti) e stringerla fino a 100 metri invece dei 130 previsti da noi). Si veda anche la Proposta in questo senso fatta negli anni ’70 dall’ing. Marconi, allora responsabile del Genio Civile Abruzzese».