SOLDI CONTATI

Soldi delle presunte tangenti contati in auto per truccare l’appalto della Torre medicea

L’appalto di Santo Stefano di Sessanio partito con 8 anni di ritardo sarebbe stato anche truccato

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Soldi delle presunte tangenti contati in auto per truccare l’appalto della Torre medicea

L'AQUILA. «Cento... due... tre…», a 100 euro alla volta, fino a «due e cinquanta» ovvero 2.500.

Tangenti ricevute in busta chiusa e contate in macchina, una banconota dopo l'altra, per arrivare a somme complessive anche di 20 mila euro.

Sono numerosi gli episodi riscontrati dalle intercettazioni ambientali operate dai carabinieri a carico di Lionello Piccinini, geometra dipendente del segretariato generale del ministero per i Beni culturali, uno dei 10 finiti agli arresti domiciliari nell'ambito della nuova inchiesta della procura della Repubblica dell'Aquila su tangenti nelle commesse pubbliche di ricostruzione post-terremoto 2009.

Tangenti che oltre ad incarico a parenti ed amici da parte delle imprese finite nei guai finivano nelle mani dei funzionari della sede dell'Aquila dei beni culturali abruzzese che truccavano le gare con vari sistemi. Come emerge dall'ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella, il lavoro in questione è quello della riparazione della Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio (L'Aquila), aggiudicato alla Fracassa Rinaldo Srl per circa 1 milione di euro.

L'aggiudicazione è stata assicurata sostituendo, come accertato da altre intercettazioni, la documentazione di gara dentro la busta chiusa grazie a un complice che compilava in corsa le nuove carte in modo da far risultare vincitrice la ditta amica attribuendole il ribasso minore dopo aver verificato quello delle altre concorrenti.

Piccinini riceve nella sua auto Giampiero Fracassa, direttore tecnico della stessa impresa, che gli dice: «Il bracciolo si può apri'... Senti qua, sono 20 meno 10».

Piccinini obietta, «Eh no, ci stanno quelli di Dino», in riferimento a Berardino Di Vincenzo, ex segretario regionale pure lui ai domiciliari, ma l'altro replica: «Quelli gliel'ho dati».

Più tardi, «dopo aver abbandonato l'ufficio in orario lavorativo», rimarca il giudice, Piccinini torna in auto e apre gli involucri.

«L'attività tecnica ambientale - prosegue Gargarella - ha registrato il rumore simile all'apertura verosimile di due plichi/buste di carta e tra la prima e la seconda apertura sono trascorsi circa due minuti di silenzio. Dopo l'apertura del secondo plico, Piccinini ha contato il denaro ad alta voce, prima in verosimili tagli da 100 euro e successivamente quelli da 50, arrivando alla somma di 5 mila euro che, sommata a quella contata in silenzio nonché dedotto da quanto detto in precedenza da Fracassa, fa ritenere si trattasse della somma in contanti di 10 mila euro».

Episodi simili si ripeteranno nel febbraio 2017 per due volte, e un altro c'era già stato nel dicembre 2016.



LO SFOTTO’ DI PICCININI

«Caro amico, non ti inc...are, l'importante è partecipare…».

C'era anche lo scherno canticchiato a mo' di coretto da stadio, per le ditte che perdevano le commesse pubbliche di ricostruzione post-terremoto 2009, aggiudicate a imprese compiacenti che, in cambio di tangenti, ottenevano il rimaneggiamento dei documenti di gara a buste già depositate per poter vincere le commesse.

Lo sfottò intercettato, in particolare, era pronunciato da Lionello Piccinini, geometra dipendente del segretariato generale del ministero per i Beni culturali, tra le dieci persone finite agli arresti domiciliari, dopo avere concluso la telefonata con un esponente dell'impresa seconda classificata che gli aveva chiesto chiarimenti sulla ricostruzione della Torre medicea di Santo Stefano di Sessanio (L'Aquila), appalto, del valore di 1 milione di euro.

A vincere la commessa è l'impresa Fracassa Rinaldo Srl di Teramo e le intercettazioni di qualche giorno prima, in questo caso dalle cimici posizionate nell'auto di Piccinini, hanno permesso agli inquirenti di capire come.



DOCUMENTI DI GARA RIFATTI E RIFIRMATI PER VINCERE?

Piccinini parla con il direttore tecnico dell'impresa Giampiero Fracassa, e gli chiede: «Hai messo la cosa, la busta, con tutta la cosa? Ci sta tutto? ».

«Ho pure rifirmato», è la risposta.

Per il giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella, «Fracassa aveva con sé i documenti firmati da sostituire con quelli già presenti nella busta (con la cera lacca) già depositata presso il segretariato. Dalle parole di Piccinini - prosegue - si evince altresì che nei nuovi documenti qualcosa era stato lasciato in bianco e che una terza persona, dipendente del segretariato, presente il giorno della gara, si sarebbe occupata di completarli» anche se Piccinini «non era in grado di dire come potesse fare questa persona a operare la sostituzione».

Alla fine la spunta Fracassa, con un ribasso del 24,333% contro quello del 22,517% dei secondi classificati, e lo sfottò può cominciare.

Una dinamica di cui qualcuno sospettava, tanto che la compagna di un imprenditore, non coinvolta dall'inchiesta e non identificata, pure intercettata nella stanza di Piccinini, parlando di Fracassa Srl confessa: «La stranezza sta, in effetti, nel fatto che già da un anno a questa parte si parla di una probabile assegnazione a questa impresa».

Secondo quanto si è appreso, nelle perquisizioni nella sede dell'ente, sarebbe stato trovato un foglietto con scritto a penna il ribasso per la gara della torre medicea.

La ditta Fracassa di Teramo risulta titolare anche di 23 interventi per la ricostruzione privata del cratere per importo di oltre 11mln di euro.

Lo scorso 6 maggio vi è stata una sontuosa manifestazione a Santo Stefano di Sessanio per la posa della prima pietra, all’evento hanno partecipato tutte le maggiori autorità politiche locali e non per celebrare il “gran giorno”.

La manifestazione a tratti grottesca - ma nessuno se ne accorto- celebrava la posa della prima pietra per la ricostruzione della torre medicea… purtroppo dopo 8 anni da sisma del 2009. Forse in altri contesti si sarebbero consigliate maggiore sobrietà e accortezza.

Ora scopriamo anche che l’appalto forse era truccato… non c’è fine al peggio.


GLI APPALTI NEL MIRINO
Chiesa di Santa Maria del Ponte (Tione)
Chiesa di San Domenico (Sulmona)
Chiesa di San Salvatore (Civitaretenga)
Badia di Celestino V (Sulmona)
Teatro comunale (L’Aquila)
Mura urbiche (L’Aquila)
Porta Branconia (L’Aquila)
Chiesa di San Biagio (Cappadocia)
Torre medicea (Santo Stefano di Sessanio)
Chiesa di San Sisto (L’Aquila)
Duomo (San Valentino Citeriore)
Chiesa di San Pietro Apostolo (Rovere di Rocca di Mezzo)