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Abruzzo. Appalti, corruzione e ricostruzione post terremoto: 10 arresti

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Abruzzo. Appalti, corruzione e ricostruzione post terremoto: 10 arresti

Berardino Di Vincenzo

L’AQUILA. Dalle prime ore del mattinata odierna, è in corso una vasta operazione del Comando Provinciale dei Carabinieri che interessa i territori di L’Aquila, Teramo, Pesaro Urbino e Bari.

Sono state eseguite 10 (dieci) ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, notificando, contestualmente, altri 5 (cinque) provvedimenti di applicazione del divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale, per corruzione ed altri reati vari nella gestione di appalti pubblici relativi alla ricostruzione post terremoto.

La nuova inchiesta giudiziaria che scuote la ricostruzione dell'Aquila a oltre otto anni dal tragico sisma coinvolge funzionari pubblici, professionisti e imprenditori, tra cui nomi eccellenti. Sarebbero complessivamente 35 gli indagati.

Secondo quanto si è appreso, le indagini dei Carabinieri dell'Aquila, coordinate dal procuratore capo Michele Renzo e dal pm Antonietta Picardi sarebbero scattate da spunti investigativi emersi da un'altra inchiesta. A inchiodare gli indagati sono intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre che video e foto che dimostrerebbero le dazioni per vincere gli appalti.


I provvedimenti, emessi dal gip, Giuseppe Romano Gargarella, interessano pubblici funzionari, imprenditori e professionisti, residenti nelle province di L’Aquila, Teramo, Pesaro Urbino e Bari, ritenuti a vario titolo responsabili dei reati di «concorso in corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, turbata libertà degli incanti, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, nonché soppressione, distruzione e occultamento di atti veri».



ANALIZZATI SOLO 12 APPALTI

Complessivamente poste sotto osservazione dai Carabinieri le procedure relative all’assegnazione ed esecuzione di dodici opere di restauro di altrettanti edifici di interesse storico-culturale.

Di rilievo la procedura inerente le opere di recupero e restauro del Teatro Comunale di L’Aquila, i cui lavori sono attualmente in fase relativamente avanzata.

Contestualmente sono state eseguite le operazioni di acquisizione di tutta la documentazione presente presso l’Ente pubblico, nonché custodita presso ditte, studi professionali e laboratorio analisi, con il sequestro di computer e supporti informatici vari.

 

COINVOLTO ANCHE L’EX SEGRETARIO GENERALE


C'è l'ex segretario generale del ministero dei Beni Culturali d'Abruzzo Berardino Di Vincenzo, ora in pensione, tra i 10 indagati finiti agli arresti domiciliari nell'ambito della nuova inchiesta sulla ricostruzione pubblica post-terremoto 2009. È quanto emerge da fonti investigative.

Le indagini toccano appalti pubblici gestiti dagli uffici regionali del Mibact (Ministero beni culturali).  A tale proposito, sono una quindicina le commesse pubbliche finite all'attenzione degli inquirenti.

Non si conoscono per ora gli altri enti coinvolti. Con Di Vincenzo è indagato anche il figlio, Giancarlo, architetto, che è tra i cinque che hanno ricevuto la misura cautelare del divieto temporaneo di esercitare l'attività professionale.

I due sono stati già indagati lo scorso febbraio nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti della Regione Abruzzo, in particolare per il filone della ricostruzione post-sisma di palazzo Centi, sede della presidenza della Giunta nel centro storico aquilano.

 

AI DOMICILIARI

Ai domiciliari anche Lionello Piccinini e Marcello Marchetti (dipendenti Mibact Abruzzo), Antonio Zavarella (architetto, presidente della Commissione di collaudo al Teatro comunale dell'Aquila), Leonardo Santoro (tecnico), Mauro Lancia della Lancia Srl, Giampietro Fracassa della Fracassa Rinaldo Srl, Vito Giustino, Antonio Loiudice della Edilco, Graziantonio Loiudice anche  questi imprenditore.

DIVIETO DI ESERCITARE

Altre misure cautelari del divieto di esercitare l'attività per: Michele Buzzerio, Giancarlo Di Vincenzo, Alessandra Del Cane, Michele Fuzio e Domenico Pazienza.


INDAGATI

Gli altri indagati ma che non hanno subito misure preventive sono Valerio Agostinelli, Giancarlo Boscaino, Fabio Cacciari, Aldino Del Cane, Federica Di Vincenzo, Gianluca Marcantonio (già indagato con D’Alfonso nelle maxi inchieste che riguardano anche la Regione, tecnico ed ex componente del Consiglio dei lavori pubblici), Pasquale Marenna, l'ex assessore al Comune de L’Aquila Vladimiro Placidi; Italo Albani, Ernesto Penzi, Lucio Piccinini; Claudia Castagnoli, Claudio Finarelli, Giuseppe Rossi; Gianfranco D'Alò, Franco De Vitis, Giuseppe Liberati, Berardino Olivieri, Giorgio Aldo Pezzi.



CONSULENZE A PARENTI E AMICI

Secondo quanto riferisce una nota dei carabinieri coordinati dal tenente colonnello Andrea Ronchey che non fornisce i nomi di arrestati e indagati, sarebbero stati raggiunti dalle misure pubblici ufficiali inseriti nel contesto del Segretariato Regionale del MiBACT dell’Abruzzo, che, ricoprendo varie funzioni e ruoli nel contesto dell’assegnazione e controllo sulle opere di restauro successive al sisma del 2009, e avrebbero gestito gli appalti della ricostruzione post sisma «in maniera clientelare, attribuendo incarichi professionali (alcuni dei quali su scelta dell’amministrazione, altri su loro indicazione operati dalle stesse ditte interessate all’esecuzione delle opere) a parenti ed amici».


RIBASSI ECCESSIVI POI RECUPERATI

Sempre secondo quanto ipotizzato dai Carabinieri, talune ditte si sarebbero garantite l’assegnazione di gare d’appalto con ribassi particolarmente cospicui, ottenendo successivamente il recupero, attraverso il riconoscimento di varianti in corso d’opera. Più in particolare le ditte esecutrici, in accordo con i funzionari, avrebbero avuto modo di recuperare i ribassi, durante lo svolgimento delle opere edili, con le c.d. perizie di variante (riassegnate ad affidamento diretto o con procedure negoziate senza gara) ovvero grazie a perizie di adeguamento prezzi, con un aumento talvolta anche elevato rispetto all’importo iniziale dei lavori a base d’asta.


CONSULENZE PIU’ PESANTI IN PROPORZIONI DELLE VARIANTI

Il compenso per i funzionari si sarebbe concretizzato, secondo quanto ricostruito, attraverso l’affidamento di incarichi professionali a parenti e/o amici (le cui parcelle, per altro, proporzionate al valore dei lavori, si arricchivano alla concessione di ciascuna variante) ovvero attraverso l’elargizione di somme in denaro; per taluni procedimenti sarebbe stata, infatti, accertata sia la turbativa della gara per l’assegnazione dei lavori sia il relativo pagamento di somme da parte dell’imprenditore al funzionario compiacente, quale corrispettivo per il buon fine dell’accordo.


Per evitare le prescritte comunicazioni all’ANAC, e, di conseguenza il controllo censorio del Garante, sarebbero state opportunamente concordate di volta in volta, con le ditte, perizie di variante al di sotto del 20% dell’ammontare dei lavori, “spacchettando” in questo modo l’importo del recupero del ribasso.