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Possibile attentato alla Pezzopane: dopo la perquisizione a Maiorano c’è il «segreto di Stato»

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Possibile attentato alla Pezzopane: dopo la perquisizione a Maiorano c’è il «segreto di Stato»

L’AQUILA. La richiesta non può essere esaudita perchè le informazioni sono coperte da segreto.

E’ in sostanza questa la risposta del comandante della Squadra Mobile di L’Aquila Tommaso Niglio ad Alessandro Maiorano che chiedeva le carte che riguardano una misteriosa segnalazione che di fatto è stata ritenuta molto credibile e scatenato una perquisizione a casa dello stesso Maiorano.

La perquisizione ha avuto luogo alla fine di maggio ed è stata eseguita dai poliziotti del commissariato di Prato su segnalazione della questura di L’Aquila. Secondo quanto si è appreso sarebbero state raccolte informazioni ritenute attendibili e credibili circa un ipotetico attentato alla senatrice aquilana Stefania Pezzopane da parte di Alessandro Maiorano.

Dopo 45 minuti di perquisizioni, un sabato mattina di qualche settimana fa, le ricerche hanno avuto esito negativo.

Maiorano non ha gradito anche perchè le operazioni che hanno messo a soqquadro la casa sono state fatte alla presenza del figlio di 11 anni.

A questo punto l’uomo, che da anni denuncia i politici tra cui Renzi e da ultimo la Pezzopane ed il fidanzato Simone Coccia Colaiuta, ha voluto saperne di più ritenendo di aver subito una violazione della sua privacy e dei diritti fondamentali. Così ha presentato attraverso il suo legale una formale richiesta di accesso agli atti alla questura de L’Aquila.

E’ arrivato il diniego in base al decreto ministeriale 415 del 10 maggio 1994, articolo 3 («per motivi di ordine e sicurezza pubblica ovvero ai fini di prevenzione e repressione della criminalità») e il comma 2 dell’articolo 24, della legge 241/1990.

La risposta negativa ha scatenato ulteriormente l’ira di Maiorano che ha annunciato nuove querele e azioni giudiziarie nei confronti proprio di Tommaso Niglio che pare conosca bene in quanto si sono già incrociati a Terni per un periodo e anche in quelle occasioni pare vi furono scintille.

«Bisogna far sapere alle persone perchè si mandano i poliziotti a casa della gente alla ricerca di armi», ha detto Maiorano che continua la sua battaglia virulenta e poco politically correct sui social, «non si può andare a casa di un semplice cittadino perchè di mezzo c’è una senatrice alle 7 di mattina… è vero Tommaso Niglio? Mio figlio di 11 anni ha pianto… Questa perquisizione è stata fatta solo per ingraziarsi la senatrice Pezzopane e me ne assumo tutte le responsabilità, poi fate quello che volete… voglio sapere come mai tutto questo, come mai pensate che io sia una specie di Totò Riina o un Vallanzasca... Lei Niglio dovrà venire a raccontarci in tribunale le motivazioni per cui ad un cittadino normale si fa una cosa del genere. Da 25 anni cosa cercate? Sempre accuse assurde contro di me ma che volete da una persona?»

E che Maiorano non sia proprio uno qualunque lo dimostra anche il fatto che è stato arrestato e processato, molti anni fa, a Firenze con ben 39 capi di imputazione relativi a banda armata, terrorismo, esplosivi, armi, sfruttamento della prostituzione, minacce aggravate, furto, ricettazione, estorsione, truffa aggravata, associazione a delinquere ma dice di essere stato completamente assolto da ogni accusa (ma dice anche di essere pluripregiudicato) e racconta anche di essere stato poi «perseguitato dalla giustizia» dovendo subire altri processi (uno anche a Terni) e almeno 10 perquisizioni che hanno sempre dato esito negativo.

Secondo il mandato di perquisizione agli agenti della Squadra Mobile di L’Aquila sono arrivate notizie «circa l’illecita detenzione di armi presso l’abitazione» di Maiorano e si tratta di «notizia circostanziata proveniente dalla Squadra Mobile di L’Aquila. Abbiamo proceduto (alla perquisizione) ritenendo sussistenti i presupposti dell’art. 41 Tulps», scrivono nel decreto di perquisizione.

L’articolo di legge citato in effetti autorizza la polizia a svolgere perquisizioni ovunque (anche case private) qualora ricevano notizie, o anche semplici indizi, della presenza di armi il che significa che gli agenti possono operare d’iniziativa e senza l’autorizzazione del pm.

L’articolo ha subìto alcune limitazioni dalla Cassazione che ha stabilito che il mero sospetto non basta ma occorrono dati certi e fondati.

I quattro agenti (più uno che filmava) che hanno rovistato nella casa di circa 100 metri quadri di Maiorano hanno fatto in fretta non tralasciando nemmeno il garage o l’auto ed il vano motore. Alla fine esito negativo.

Maiorano non sembra uno che si arrende facilmente ed è facile prevedere una nuova lunga, tortuosa e poco onorevole battaglia giudiziaria della quale tutti faremmo volentieri a meno.