LA SENTENZA

Sisma L'Aquila: danno erariale, assolto Cialente ed ex assessori

Riscossioni alloggi, in primo grado condanna ex sindaco e altri 3

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Cialente indagato per corruzione e tentata concussione

Massimo Cialente

L’AQUILA. La sezione centrale della Corte dei Conti ha accolto l'appello di quattro ex amministratori comunali dell'Aquila condannati in primo grado dalla sezione regionale con l'accusa di mancate riscossioni all'interno degli alloggi antisismici aquilani del progetto C.a.s.e.

Si tratta dell'ex sindaco, Massimo Cialente, degli ex assessori Fabio Pelini e Alfredo Moroni e della dirigente Patrizia Del Principe.

La Corte ha rigettato l'appello della Procura della magistratura contabile che si era comunque opposta al verdetto di primo grado in quanto la pena irrogata nella sentenza era stata fortemente ridimensionata rispetto alle richieste.

L'accusa, infatti, contestava un danno erariale da 13 milioni di euro da restituire dividendo in quattro la somma in parti uguali, il verdetto del 2015 fu di un risarcimento di 30 mila euro circa per ciascuno.

Ora anche questo viene meno. In teoria sarebbe possibile un ricorso in Cassazione da parte della procura contabile. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Carlo Benedetti (Cialente e Moroni), Francesco Rosettini e Roberto Colagrande (Pelini) e Claudio Verini (Del Principe).

La contestazione del procuratore Roberto Leoni riguardava il presunto danno erariale che avrebbero prodotto gli imputati, a causa dei "mancati risparmi" nella riscossione del canone di compartecipazione (una sorta di affitto) e dei canoni per le utenze nelle aree del Progetto Case.

Si trattava soprattutto di donne sole con figli a carico, in gran parte di nazionalità italiana. Secondo l'atto di citazione della Corte dei Conti tra questi nuclei familiari, non sfrattati dal Comune dell'Aquila per 'mero calcolo di tornaconto politico', lo sgombero non avrebbe provocato alcun problema di ordine pubblico, questione che sarebbe stata dal sindaco pretestuosamente sollevata. Le difese avevano sostenuto che comunque la valutazione del danno era stata fatta in maniera generica, affermando che la somma non era stata calcolata secondo parametri corretti. Inoltre era stato ribadito che la maggior parte di quella somma (o presunta tale) era stata comunque recuperata e degli undici milioni ne sarebbe rimasto uno e forse anche meno. Tutto questo in un lasso di tempo compreso tra il 2013 e lo scorso mese di novembre.

«Ciò che si rileva», avevano detto i giudici in primo grado, «è la dimostrata, radicale incapacità o riluttanza del Comune dell'Aquila nella gestione delle situazioni di morosità, cioè l'inerzia nel prendere provvedimenti a tutela delle finanze comunali, previa individuazione delle singole posizioni interessate dall'inadempienza e delle relative ragioni (al fine di discernere i casi di effettiva fragilità sociale rispetto a quelli di azzardo morale)». E' un passaggio delle motivazioni di condanna della Corte dei Conti dell'Abruzzo».