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Tesoro Ciancimino in Abruzzo. Prove insufficienti: annullata confisca quote società della Marsica

In Corte d'Appello L'Aquila è ancora in corso un processo da 10 anni

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Tesoro Ciancimino in Abruzzo. Prove insufficienti: annullata confisca quote società della Marsica

Vito e Massimo Ciancimino

L’AQUILA. Quella che ruota intorno al presunto tesoro in Abruzzo di Vito Ciancimino, ex sindaco e boss palermitano morto nel 2002, è una vicenda che va avanti da ormai 8 anni, con un processo in corso e un continuo rimpallo tra Corte d’Appello e Cassazione per capire se i sequestri operati nel 2011 sono da ritenersi validi o meno.

L’ultimo round qualche giorno fa quando la Corte d'Appello dell'Aquila ha annullato la confisca delle quote delle due società Alba d'Oro Srl e Marsica Plastica Srl, disposta nel 2011 dal tribunale dell'Aquila perché avrebbero utilizzato parte del tesoro di Vito Ciancimino per la realizzazione del complesso turistico "La Contea" a Tagliacozzo (L'Aquila), struttura da 2,5 milioni di euro che potrebbe tornare disponibile per i proprietari.

Secondo le accuse, ancora da dimostrare, in particolare i sodalizi marsicani avrebbero ricevuto soldi dalla società Sirco Srl, riconducibile a Ciancimino tramite Gianni Lapis, amministratore del patrimonio della famiglia dell'ex sindaco colluso con la mafia.

Le quote di Alba d'Oro appartengono a Nino Zangari, ex assessore ai Lavori pubblici del Comune di Tagliacozzo, e ai fratelli Augusto e Achille Ricci, quest'ultimo possessore anche delle quote di Marsica Plastica. Tutti e tre furono arrestati a marzo 2009 nell'ambito di un'inchiesta della Procura Distrettuale Antimafia del capoluogo tuttora in corso.

La prossima udienza dibattimentale al tribunale di Avezzano è prevista per il prossimo 27 novembre.

Nel 2012, per un difetto formale, la Corte aveva annullato il decreto di confisca, ma la Cassazione, l'anno successivo, ha cassato la decisione, restituendo gli atti ai giudici aquilani per una nuova valutazione.

Nel 2015, così, la Corte ha confermato la confisca, limitandone, però, l'oggetto al valore di 1,6 milioni, somma pari al versamento della società Sirco ad Alba d'Oro.

Riciclaggio nella Marsica, Di Lello interroga Amato, Mastella e Padoa Schioppa

  ABRUZZO. Infiltrazioni mafiose e riciclaggio di denaro sporco. La questione finisce sul tavolo dei ministri dell'Interno Giuliano Amato, della Giustizia, Clemente Mastella, e dell'Economia, Padoa Schioppa. Intrecci, dubbi e anche qualche certezza di un Abruzzo che potrebbe non essere più l'isola felice di un tempo.

Così il tesoro di Ciancimino veniva riversato a Tagliacozzo

LA MAFIA SICILIANA IN ABRUZZO. TAGLIACOZZO. Una montagna di soldi, a partire dal 2003, riversata in Abruzzo tramite assegni e bonifici bancari. (Nella foto: Vito Ciancimino) * ZANGARI, IL GIP PARLA DI «ELEVATA CAPACITA’ CRIMINALE»

Il fantasma di Ciancimino dietro la ricostruzione post terremoto?

L’AQUILA. «I primi lavori del dopo terremoto sono andati a un imprenditore abruzzese in collegamento con prestanome che riciclavano, qui a Tagliacozzo, il "tesoro" di Vito Ciancimino».

Decisione pure bocciata dalla Cassazione nel 2016 per una serie di motivazioni, in virtù delle quali, lo scorso 20 aprile, la Corte d'Appello ha di nuovo annullato la confisca.

In particolare, manca la certezza che i soldi ricevuti da Sirco siano di provenienza mafiosa; il Collegio era composto dai giudici Fabrizia Francabandera (presidente), Gabriella Tascone (relatore) e Alfonso Grimaldi (consigliere).

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Andrea Castaldo di Napoli e Daniele Livreri di Palermo per i fratelli Ricci, e Pasquale Milo di Avezzano per Nino Zangari.

«Ritengo il provvedimento di annullamento un caposaldo che porterà benefici nel processo penale e di cui dovrà tener conto il tribunale collegiale penale di Avezzano nella prossima udienza», commenta l'avvocato Milo.




L’INCHIESTA E L’ATTESA DELLA SENTENZA

L’accusa parla di una montagna di soldi che, a partire dal 2003, sarebbe stata riversata in Abruzzo tramite assegni e bonifici bancari.

Tutti soldi provenienti da Giovanni Lapis, avvocato tributarista accusato di essere il braccio operativo per reinvestire e riciclare il “tesoro” di Ciancimino.

La Guardia di Finanza di Avezzano negli anni scorsi ha ricostruito ogni singolo passaggio di quei soldi e la risposta definitiva arriverà dal processo.

Secondo gli inquirenti quei denari finivano nelle casse della società Alba D'Oro, per il 50% abruzzese e per il 50% palermitana.
Ma nei documenti societari non ve ne era traccia.
Almeno fino a quanto Nino Zangari e i fratelli Achille e Augusto Ricci, suoi cugini, non capirono che la magistratura stava indagando.
Allora come per magia i soldi di Lapis vennero inseriti nei bilanci, alla voce prestiti. Ma per l'accusa quei soldi non erano affatto destinati ad essere restituiti.

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TAGLIACOZZO. A marzo del 2009 il sequestro dei beni riconducibili al boss Vito Ciancimino. Oggi, due anni dopo, arriva la confisca.

Riciclò il tesoro di Ciancimino in Abruzzo, ora accusa il ministro Romano

PALERMO. «50.000 a Cuffaro e 50.000 a Romano». E’ la confessione del tributarista Gianni Lapis, braccio destro di Vito Ciancimino, che negli anni passati ha investito ingenti somme del tesoro dell’ex sindaco mafioso di Palermo anche in Abruzzo.



Fino al 10 dicembre del 2004, si legge nella ricostruzione del gip, Giansaverio Cappa, Zangari in qualità di amministratore delegato ha ricevuto complessivamente 1.610.000 dalla Sirco, società riconducibile a Lapis.
Assegni incassati poi presso la Carispaq di Tagliacozzo, sul conto intestato alla società Alba D'Oro.

Per la procura dell'Aquila tutti questi soldi vennero poi reimpiegati da Zangari e i fratelli Ricci nelle attività dell'Alba D'Oro per la realizzazione del complesso turistico ‘La Contea” di Tagliacozzo’.
Ma se gli indagati hanno sempre detto di non sapere che quei soldi fossero “sporchi”, per gli inquirenti non c'erano assolutamente possibilità di non sapere.
E il fatto che ne fossero a conoscenza, dice l’accusa, sta tra l'altro nell'accorgimento che i tre misero in atto per non far figurare quei versamenti nel bilancio della società.