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La norma intrusa per favorire un dipendente “speciale” del consorzio di bonifica

La voce che circola negli uffici è che Di Pangrazio chiamerà a lavorare con sè un “figlio d’arte”

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La norma intrusa per favorire un dipendente “speciale” del consorzio di bonifica

Giuseppe Di Pangrazio

 

ABRUZZO. Che c’entrano i soldi da regalare alla Saga con i dipendenti del consorzio di bonifica? Proprio nulla. E’ per questo che si chiama “norma intrusa”, cioè quel metodo purtroppo molto usato anche da questa amministrazione regionale per far passare provvedimenti utili a qualcuno, senza troppo clamore, piazzate fuori contesto.

E’ successo  più volte anche ieri durante un contestatissimo Consiglio regionale dove sono passati molti provvedimenti dubbi e dove la maggioranza di centrosinistra è stata attaccata più volte su punti fondamentali e di cui sentiremo parlare ancora in futuro.

Nel progetto di legge 79 che consegna altri 5 milioni di euro per la gestione della Saga (che nel frattempo al di là della propaganda sfacciata segna un leggero calo di passeggeri e di certo non il milione promesso insieme agli amici di Ryanair) è stato inserito l’emendamento 4 bis (Di Nicola-Di Pangrazio e altri) che costituisce l’articolo 6 intitolato «norme sui comandi distacchi e trasferimenti dei dipendenti dei consorzi di bonifica» che specifica tutta una serie di circostanze «per razionalizzare gli organici e per motivate esigenze» in cui i dipendenti dei consorzi di bonifica possono essere spostati ad altre amministrazioni pubbliche senza ulteriori aggravi di spese e per un periodo temporaneo, magari lungo ma temporaneo.

Poi c’è il comma 2 che norma il caso invece in cui un dipendente di uno dei consorzi di bonifica sia distaccato presso le strutture della giunta regionale o magari del Consiglio e degli enti strumentali della regione.   

Ma perchè l’urgenza di inserire queste norme in un provvedimento che non c’entra? Difficile pensare a qualcosa che abbia a che fare con l’interesse pubblico.



Solo tra qualche settimana, dopo la pubblicazione della legge, sapremo chi saranno i fortunati che ne trarranno benefici e dunque coloro che hanno avuto il potere di farla scrivere e pure approvare.

Nel frattempo le voci girano e puntano sull’ex sindaco di Canistro, Antonio Di Paolo, figlio d’arte dell’ex assessore regionale e di nuovo sindaco dello stesso paese, Angelo Di Paolo, storico esponente della Dc e da una vita in politica.

Magari il figlio Antonio continuerà a fare il magazziniere al consorzio di bonifica Centro e non sarà comandato ad andare per esempio negli uffici della Presidenza del Consiglio dove troverà un altro marsicano come Giuseppe Di Pangrazio e dove magari si lavora meno, gli orari sono elastici, c’è più prestigio e L'Aquila è più vicino di Chieti Scalo.

Ma queste sono le voci che circolano insistenti specie dopo le elezioni che hanno visto soccombere il Di Pangrazio fratello non rieletto ad Avezzano. Di fatto dopo che D’Alfonso non ha mantenuto la promessa di inserire Angelo padre all’Ersi ci potrebbe pensare Di Pangrazio a metterci una toppa chiamando a sè Antonio dipendente del consorzio.


Pensare all’ex sindaco di Canistro del resto viene facile perchè la sua “chiamata” al consorzio nel 2011 fece già scalpore per varie ragioni: la prima per la sua giovane età, 32 anni, la seconda per  la chiamata diretta, a pochissime settimane dopo la sua prima elezione a sindaco con la lista “Canistro Rinnova” e dopo che la ditta Santa Croce per la quale lavorava lo aveva messo in mobilità.

La sua assunzione fu il classico atto tenuto segreto e maturato nell’ambito di quegli enti purtroppo ombrosi che macinano milioni senza risolvere i problemi per cui sono nati ma producono poltrone buone per gli equilibri politici.

Nel caso in questione l’assunzione fu validata dal presidente del Consorzio di Bonifica centro, Roberto Roberti, poi costretto ad abbandonare, causa arresti. Roberti, altro storico esponente della Dc, di assunzioni ne ha fatte altre ma poche di sua iniziativa, ora deve difendersi da accuse gravissime che riguardano il sospetto di aver persino inquinato il fiume con il … depuratore di San Martino.

Antonio Di Paolo, però, non è esattamente solo un ex sindaco qualunque e a sua volta figlio del sindaco (la dinastia Di Paolo regna a Canistro dal 1990) ma è anche quello che ha supportato la Regione targata D’Alfonso nella battaglia ingaggiata contro la Santa Croce per la “liberazione” della sorgente per il cui sfruttamento è stato poi fatto un contestatissimo bando vinto dagli imprenditori amici del Pd Pessina.

E quello della sorgente di Canistro è una storia complicatissima fatta di denunce e di attriti fortissimi di rimpalli e di accuse che sottintende frizioni e interessi sotterranei mai emersi.

La sua peculiarità sta nel fatto che,  a differenza delle posizioni solite della Regione, questa volta l’ente ha voluto applicare alla lettera le norme europee che imponevano il divieto del rinnovo della concessione varando un bando velocemente e nei termini.

In molti altri casi (per esempio le concessioni balneari) la classe politica centrodestra e centrosinstra unita si è fatta carico di scrivere una legge e votarla sapendola incostituzionale  pur di salvare i privilegi acquisiti dai concessionari delle spiagge.

Sta di fatto che con D’Alfonso in Regione è iniziata la guerra alla Santa Croce prima con Antonio Di Paolo sindaco (fino al 2016) e poi proseguita con il padre Angelo, attuale primo cittadino. Il Comune ha spalleggiato le iniziative regionali e ingaggiato una serie di ricorsi da parte del Comune contro l’imprenditore molisano Camillo Colella.

Una storia che rimane sullo sfondo ma che appare ugualmente ombrosa come quella della norma intrusa approvata ieri che chiarisce, c’entri o meno Di Paolo, quali livelli ha raggiunto la politica regionale  e quali sono le sue priorità.