STRADE MOBILI

Fondovalle Sangro, istituzioni negano gli atti ma vengono battute dalla Stazione ornitologica

La Commissione per l'Accesso presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri da ragione all'associazione.

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

764

Fondovalle Sangro, istituzioni negano gli atti ma vengono battute dalla Stazione ornitologica


ABRUZZO. Rimpalli, attese, stancheggi e atti negati. Storia di sempre ma quando c’è di mezzo l’Anas diventa quasi una certezza. E’ capitato ancora mentre sta per partire l’ennesimo appalto da 190 mln di euro per 5 chilometri di strada che dovrebbe completare una infrastruttura necessaria per la Val di Sangro.

La Stazione Ornitologica Abruzzese Onlus ha da mesi chiesto l’accesso agli atti che sono stati negati. Nello specifico si richiedeva la dichiarazione di non delocalizzabilità per quella che può essere considerata, visti i costi, una “strada di platino”.

«Vogliono realizzare», ribadisce ancora Augusto De Sanctis, «questa strada in aree talmente a rischio, classificate ufficialmente a rischio molto elevato R4, che l'Autorità di Bacino della Regione Abruzzo, come prevede la legge, ha imposto come prescrizione una dichiarazione di "non delocalizzabilità". Una dichiarazione, cioè, in cui si certifichi che non sono possibili alternative di tracciato».

La Stazione Ornitologica Abruzzese lo scorso 15 marzo 2017 ha scritto a vari enti chiedendo di avere copia della dichiarazione di non delocalizzabilità.

Passano inutilmente 30 giorni di legge per gli accessi agli atti: silenzio generale, la risposta non arriva.


A quel punto la S.O.A. si rivolge al Difensore Civico Regionale, competente per l'Autorità di Bacino Regionale, e alla Commissione di Accesso presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri che sovrintende le questioni legate alla trasparenza per ANAS, Ministero delle Infrastrutture e Provveditorato alle Opere Pubbliche.

Il Difensore Civico regionale a maggio comunica che la richiesta non può andare avanti per una semplice ragione: l'Autorità di Bacino, l'organismo che ha imposto la prescrizione, ha dichiarato di non avere il documento.

E lo Stato, cosa fanno gli organi dello Stato?

«Chi più, chi meno o fa scaricabarile sugli altri enti coinvolti o addirittura cerca di opporsi all'accesso», accusa De Sanctis, «Da quanto ci pare di capire dalla lettura dei documenti, il Provveditorato alle OO.PP. avrebbe sostenuto che i vari organismi coinvolti non si occupano di ambiente e quindi non sono soggetti alla norme sulla trasparenza in materia ambientale (e non parliamo dei Siti di Interesse Comunitario). Il Ministero delle Infrastrutture avrebbe indicato in ANAS l'unico responsabile. Anas avrebbe cercato di scaricare sull'Autorità di Bacino che lo stesso giorno - l'11 maggio - avrebbe risposto di non avere il documento (!) dando comunque una disponibilità».


Alla fine oggi, dopo 4 mesi, la Commissione di Accesso presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha deciso che la SOA Onlus aveva ragione individuando in ANAS Spa il soggetto che deve dare seguito alla domanda dell'associazione.


«Aspettiamo con trepidazione, siamo proprio curiosi di sapere se l'atto esiste; di conoscere come possono aver giustificato l'inesistenza di alternative progettuali quando loro stessi le hanno disegnate sulla carta proponendole al Comitato VIA», ha aggiunto De Sanctis.



LA STRADA MOBILE SULLA FRANA

L’ANAS Spa nel 2014 presentò al Comitato V.I.A. della Regione ben 5 alternative di cui una sola a basso rischio, quella che ammodernava il tracciato attuale.

Tra un percorso a basso rischio e uno a massimo il Comitato V.I.A. della Regione Abruzzo nel 2015 scelse quello a maggior rischio.

Motivo addotto dall'ANAS per consigliare al Comitato di scegliere il tracciato più rischioso? Sul percorso attuale, seppur ammodernato, avrebbero dovuto mettere un limite di velocità di 60 km/ora.

La progettualità su questo tracciato non è stata ancora elaborata nei dettagli per cui non è possibile dire come si sia  pervenuti a tale conclusione.

I costi allora lievitarono a 120 mln di euro.

Nel 2016 la frana sul tracciato prescelto si muove ancora e crea qualche imbarazzo.

L'ANAS, invece di tornare a più miti consigli migliorando il tracciato esistente, rilancia sul percorso a forte rischio tirando fuori dal cilindro la "soluzione": inserisce una galleria di 2,5 km per passare sotto le aree a rischio.

Geniale ma costoso: l’opera ora vale 190mln di euro, 36 milioni di euro al km, più di un'autostrada, sei volte i costi standard europei per tipologie stradali di questo genere.