SCANDALO INFINITO

Emergenza Gran Sasso infinita: i teramani berranno ancora l’acqua del potabilizzatore

Utilizzo possibile solo in casi di emergenza (che dura dal 2003)

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Emergenza Gran Sasso infinita: i teramani berranno ancora l’acqua del potabilizzatore

TERAMO. L’emergenza è infinita perchè nessuno ha pensato e voluto risolverla nel migliore dei modi e, dunque, ora c’è bisogno di misure “straordinarie”. Così la Regione Abruzzo ha di nuovo autorizzato -come ha fatto già altre volte in passato- l’utilizzo dell’acqua depurata dal potabilizzatore e prelevata in località Venaquila, nel bacino idrico dell’Enel a Fano Adriano.

Si tratta di un invaso che andrebbe persino dragato e manutenuto e dove l’Enel svolge lavori periodicamente.

L’acqua prelevata finisce nel potabilizzatore di Montorio al Vomano, altra opera enorme della Prima Repubblica che non ha mai funzionato a dovere, lasciato fermo per molti anni perchè troppo costoso mantenerlo attivo.

Inoltre la captazione dal bacino di Venaquila non è ancora una “concessione assentita” che in gergo tecnico vuol dire che la procedura amministrativa non è ancora definita ma la Regione assicura comunque tutti i controlli affidati alla Asl sulla qualità e potabilità dell’acqua prelevata.

Nel 2013 per la prima volta si stabilì che in casi straordinari e di emergenza si poteva fare uno strappo alla regola.

Ma di quale emergenza parliamo?

Mettendo le cose in fila diciamo che oggi la scarsità dell’acqua deriva oltre che dalla siccità anche dal fatto che l’acquedotto del Ruzzo non può più utilizzare l’acqua captata dai Laboratori di Fisica Nucleare sotto il Gran Sasso (circa il 10% del fabbisogno) perchè ad agosto 2016 e a maggio 2017 si sono verificate contaminazioni dell’acquedotto in seguito ad incidenti nei laboratori.

Incidenti che non dovevano provocare alcun tipo di alterazione dell’acqua distribuita perchè nel 2004 i lavori ordinati dal commissario Angelo Balducci avevano proprio lo scopo di mettere in sicurezza il sistema idrico, isolandolo, cosa che evidentemente non è successa.

In mezzo anni sonnolenti di istituzioni svogliate, distratte, menefreghiste che hanno permesso che la popolazione teramana fosse soggetta al rischio di bere acqua contaminata da decine di sostanze (che servono per gli esperimenti scientifici) e senza che questo fosse detto chiaramente.

Tutto è venuto a galla solo a dicembre 2016 e non certo per volontà della pubblica amministrazione, per trasparenza o perchè fosse giusto spiegare e capire.

E visto che le colpe dei padri ricadono sui figli oggi l’emergenza del Gran Sasso si batte per essere uno degli scandali più incredibili d’Abruzzo e nel frattempo la pena che tocca scontare è quella di bere l’acqua del potabilizzatore, invece, che quella -forse un tantino più pura - della montagna.

Nessun problema ci sarebbe oggi se solo davvero Balducci e chi è venuto dopo di lui avesse speso bene i soldi impegnati per mettere in sicurezza il punto di captazione.

Nessun aiuto giunge dagli organi di controllo a quasi un anno dall’incidente che ha fatto riscoppiare lo scandalo mentre procura di Teramo indaga e la Corte dei Conti sarà costretta a studiare le carte della rendicontazione Balducci tenute segrete per oltre 10 anni.

Carte che raccontano di cricche e affidamenti diretti di lavori sui quali si nutrono grossi sospetti di efficacia.

Così l’emergenza dichiarata dal governo Berlusconi nel 2003 (gestita davvero con il segreto di Stato e spendendo 84mln di euro) praticamente non è mai finita e la giunta regionale l’ha rinvigorita a dicembre 2016.

Ora quegli stessi enti artefici della colossale inerzia non potendosi autoaccusare, trovano il modo di attestare nero su bianco in un documento pubblico che dopo tutto questo tempo c’è ancora “emergenza”.

Il Ruzzo, non potendo fare altro, chiede alla Regione “sine die” di poter utilizzare il potabilizzatore per un quantitativo di 900 litri al secondo e poterlo mantenere sempre attivo e al minimo della potenza.

Una precauzione che si sarebbe dovuta mantenere anche in passato proprio per scongiurare le odiose chiusure e razionamenti, invece si è preferito mettere lucchetti al potabilizzatore per risparmiare sui costi di gestione (ma solo in apparenza).

E siccome anche la pura logica sembra essere passata di moda si può tranquillamente stabilire che l’emergenza durerà almeno un anno e mezzo (come dire “scordatevi che risolviamo il problema nel frattempo”) cioè fino al 31 dicembre 2018, periodo in cui si accettano le richieste del Ruzzo di distribuire acqua dal potabilizzatore.

«La cosa paradossale», commenta Riccardo Mercante, « è che il prelievo di acqua dalle condotte di Venaquila dovrebbe essere consentito solo in caso di carenza od emergenza idrica. Ancora più paradossale che in una Regione come la nostra, che dispone di una sorgente, come quella del Gran Sasso, di tutto pregio per qualità e salubrità delle acque e che potrebbe benissimo soddisfare per intero i bisogni quantitativi dell’intera provincia teramana se solo si intervenisse sulla manutenzione della rete idraulica per eliminare le perdite, si debba far uso di acqua potabilizzata, notoriamente più scadente dell’acqua di sorgente. E mentre aspettiamo che vengano completati i lavori per l’utilizzo dell’invaso di Piaganini, che essendo alimentato dal fiume Vomano e dai suoi affluenti sui quali insistono scarichi permanenti di Comuni e frazioni privi di sistemi fognanti adeguati, fornirebbe comunque un’acqua potabilizzata di scarsissima qualità, mentre siamo in attesa, dagli anni ‘80, che vengano realizzati i lavori di messa in sicurezza della sorgente del Gran Sasso, paghiamo bollette altissime per un’acqua che, quando non è inquinata da sostanze tossiche, è comunque, scadente».

Intanto si registra un grande attivismo delle associazioni ambientaliste e ancora troppo timidi segnali della gente comune ancora non sufficientemnte informata di quello che sta succedendo alla loro acqua mentre continuano a pagare con le bollette la gestione clientelare del Ruzzo e le sue costose consulenze che non servono a migliorare il servizio.

Ieri un grande girotondo attorno ad una montagna simbolica fatta con la sabbia della spiaggia unendo mare e monti: i bambini di Notaresco in colonia estiva a Roseto in questo modo hanno dato il loro contributo per la tutela dell'acqua del Gran Sasso. L'attività di educazione ambientale è stata promossa dagli attivisti impegnati nella Mobilitazione per l'Acqua del Gran Sasso assieme all'amministrazione comunale di Notaresco che con il suo sindaco Diego Di Bonaventura ha anche partecipato all'iniziativa.

Ieri si è chiuso il primo ciclo di eventi diffusi sul territorio di tre province verso la manifestazione prevista per domenica 9 luglio ad Assergi.

Si cerca la costruzione della partecipazione dal basso e di una consapevolezza diffusa sempre più ampia perchè questo «è l'unico modo per risolvere la questione della sicurezza dell'approvvigionamento idrico che la politica non è riuscita ad affrontare in questi lunghi anni nonostante 84 milioni di euro spesi dentro la montagna».