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Inchiesta sull’appalto da 8 mln per ampliamento depuratore Pescara

Oggi i carabinieri forestali hanno sequestrato gli atti

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1998 una relazione dell’Aca già spiegava: «il depuratore di Pescara è insufficiente»

PESCARA. Depuratore maledetto. Anzi di più. I lavori di ampliamento e potenziamento che dovevano essere fatti da oltre 20 anni per rendere davvero efficace l’impianto di via Raiale ed evitare gli sversamenti a mare, proprio non si riesce a farli partire.

Forse per la fretta, l’approssimazione o l’eccessiva “pressione” anche questa volta si deve registrare l’inciampo in una inchiesta della procura che contesta diverse irregolarità che appaiono al momento, più che macroscopiche, grossolane.


Così questa mattina sono stati sequestrati all'Aca  gli atti della gara per l'adeguamento del depuratore di Pescara.

A disporre il sequestro e' stato il pm Annarita Mantini, che ha ipotizzato il reato di frode nelle pubbliche forniture a carico di ignoti perche' la gara sarebbe stata bandita con il permesso di costruire e l'autorizzazione regionale entrambi scaduti.

In effetti l’inchiesta andrebbe avanti da alcuni mesi e sarebbe partita da informazioni dettagliate che avrebbero messo gli investigatori sulla strada che li ha condotti poi all’appalto vinto da dall’Ati capeggiata da Entei, con Almacis e De Cesaris.


In effetti il permesso di costruire, rilasciato all’ingegner Alessandro Antonacci  per conto dell’Aca,  è datato 20 settembre 2013 ed ha validità di un anno e dunque i lavori dovevano iniziare entro il 2014 e completarsi entro 3 (2016). Pena la decadenza del permesso.

Cosa che è accaduta visto che i lavori non sono iniziati.


E si tratta proprio degli stessi lavori che avrebbe dovuto realizzare (a spese proprie) la ditta Di Vincenzo per effetto del progetto di finanza del 2006: sua è la richiesta del permesso di costruire avanzata nel 2012. I lavori previsti erano demolizione di vecchi manufatti, vasche per il trattamento di acque di prima e seconda pioggia (cioè quelle opere che impediranno lo sversamento direttamente in mare della fogna tal quale quando piove), due nuove linee di trattamento biologico, nuove linee idrauliche e sistema di telecontrollo.


Una procedura lunga che si è trascinata stancamente iniziata il 14 febbraio 2007 quando  in una delle tante conferenze di servizio si stabilì che bisognava attendere però la predisposizione dello studio di Valutazione di impatto ambientale che è poi arrivato nel 2011 con alcune prescrizioni legate al monitoraggio delle acque sotterranee. Nel 2013 il permesso di costruire scaduto nel 2014 ma i lavori non sono mai partiti.

Nel frattempo è scaduto anche il permesso regionale ma ad ottobre 2015 viene però bandita la gara di appalto dall’Aca con fondi Cipe stanziati da delibere di Giunta Regione Abruzzo tutte proposte dal presidente Luciano D’Alfonso (179/2015 e 312/2015) e a fondi previsti dal c.d. Decreto Sblocca Italia per il completamento del sistema idrico integrato.


A dicembre 2016 l’Aca aggiudica la gara per la gestione del depuratore (Di Vincenzo ha cessato dopo 36 anni insinuandosi nella procedura di concordato fallimentare) all'impresa Entei S.p.A di Assemini (Cagliari)  per un importo complessivo di 322.714 euro più Iva.

Il contratto ha durata di un anno.

Per quanto riguarda il trasporto e lo smaltimento dei fanghi restano in capo all’Aca che svolgerà nuovo bando per la ricerca della società specializzata.

A febbraio 2017 arriva la seconda aggiudicazione per i lavori di ampliamento per 7,8mln di euro.


Sono tre le ditte che hanno vinto l’appalto per i lavori in forma associata.

La Angelo De Cesaris ha già svolto diversi lavori per l’Aca e ha al suo attivo un lungo curriculum di opere come l’adeguamento dell’impianto di depurazione di Collecorvino, le opere idrauliche per outlet Città S.Angelo, il servizio di raccolta di rifiuti solidi urbani anche con il sistema “porta a porta” in diversi comuni, nel 2010 si è occupata della pulizia di Fosso Vallelunga, lavori di consolidamento del porto di Ortona, nel 2000 ha realizzato il pontile di Francavilla al Mare e il Ponte del Mare di Pescara. La società si occupa anche di trasporto e smaltimento rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, liquidi e solidi.

 

Alla Entei, invece, è nuova in Abruzzo e nel giro di due mesi vince due gare all’Aca. Formalmente ha sede in Sardegna ma ha forti radici campane partenopee.



La Almacis del gruppo Marramiero è nata invece negli anni '80 per attività nel settore della ristrutturare del metano, della cogenerazione e della depurazione. Nel 2005 svolge importanti lavori nell’ambito dell’emergenza del Gran Sasso commissionati direttamente dal commissario Angelo Balducci.

E’ una vecchia conoscenza dell’Aca avendo già svolto negli ultimi 10 anni molti dei lavori più importanti sulla rete e sulla depurazione come il famoso Dk15 per convogliare gli scarichi al depuratore di Pescara, diversi collettori, i lavori del “Macroprogetto 3” per 2,4 mln di euro, gli impianti di depurazione recentemente finanziati dalla Regione nei Comuni di Lettomanoppello, Manoppello e Caramanico Terme per un importo di 3.018.436,83 euro,  nel 2009 il commissario Goio la incaricò di costruire serbatoio di acqua potabile in località San Rocco per alimentazione di Bussi sul Tirino in seguito alla scoperta della mega discarica.

Tra i tanti lavori realizzati si è occupata anche degli impianti di depurazione a Tortoreto, dell’impianto trattamento acque di verniciatura dello stabilimento Ferrari a Modena, il metanodotto Cellino Attanasio-Teramo, metanodotto Moscufo, la metanizzazione di Atene, ristrutturazione dell’ospedale Ceccarini di Rimini.

 



GARBUGLIO INESTRICABILE E INERZIE DECENNALI

Documenti degli anni ‘90 già spiegavano che il depuratore di Pescara era insufficiente e con il passare degli anni lo sarebbe stato sempre di più con l’aumentare della popolazione.

Per questo dopo una decina di anni i lavori di ampliamento furono inseriti nel project financing firmato da Ato e Di Vincenzo nel 2006 che prevedeva il “rinnovo” della gestione in cambio di diversi lavori il tutto con un pagamento di un canone annuale per di un paio di milioni.

Poi le inchieste per corruzione che hanno scosso l’Aca hanno turbato l’atmosfera e creato attriti tra l’Aca e la ditta Di Vincenzo che nel frattempo non riceveva i soldi pattuiti. Dunque il rischio di fallimento ed il concordato preventivo e per anni prima durante e dopo nessuno più si è preoccupato delle fogne in mare e dei lavori che Di Vincenzo doveva fare a sue spese.

Fino ad un paio di anni fa quando la giunta D’Alfonso ha deciso di accelerare e reperire fondi.