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Pescara-Francavilla, Variante 16: ecco perchè oggi ci ritroviamo le “gallerie della morte”

Costi lievitati del 370% tra irregolarità, inciuci e santi in paradiso ma non c’erano abbastanza soldi per due canne

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LAVORI IN GALLERIA TOTO

 

 

ABRUZZO. «Pericolose, anzi pericolosissime». Lo dicono praticamente tutti, persino alcuni ministri, presidenti, assessori e sindaci.

Eppure le gallerie tra Francavilla e Pescara sono state aperte nonostante il rischio palese di pericolo di morte e nonostante le leggi europee sconsiglino fortemente la costruzione di tunnel a doppio senso di marcia. Non in Italia dove il divieto è stato abolito dal ministro che... costruiva gallerie...

La storia abruzzese è una classica storia italiana che nessuno ci invidia tra ombre, nebbia fitta, politica spregiudicata, conflitti di interesse, cifre immense per costruire opere necessarie ma pericolose perchè per costruirne di sicure e rispondenti alle normative non c’erano abbastanza soldi.

Dopo l’ultimo incidente mortale che ha stroncato la vita di Vito Liberatore di 29 anni di Roccamontepiano si è riaperto il dibattito sulla sicurezza dei due lunghi tunnel, tra Francavilla e Pescara (ma ce ne sono anche altri in Abruzzo) esattamente come capita ogni volta così. Poi cala il silenzio in attesa dell’ennesima nuova vittima.

Succede dal 2007 quando i tunnel Le Piane (quasi 2 km) e San Silvestro (quasi 4 km) furono inaugurati, già allora tra le polemiche. Poi appena un paio di anni dopo i primi morti: gallerie così lunghe a doppio senso di marcia non lasciano scampo in caso di distrazione, malore, guasto tecnico, fondo stradale viscido o altro.  Si perde il controllo e un impatto frontale è quasi certo.

Ieri L’Associazione Italiana Familiari Vittime della Strada Onlus, tramite il responsabile regionale, Paolo D’Onofrio, ha lanciato  un grido d’allarme, ricordando tutti gli altri incidenti verificatisi sotto le stesse gallerie.

Numeri ufficiali non ce ne sono ma si stima  almeno una decina di morti in 10 anni.

«Gli incidenti avvenuti», dice D’Onofrio, «sono il risultato  di strutture, realizzate senza l’osservanza delle norme giuridiche italiane e comunitarie, oltre che senza il rispetto di criteri razionali, che portano la firma  di responsabili delle istituzioni.  L’AIFVS Onlus diffida i rappresentanti delle istituzioni a chiudere le gallerie della morte fin quando le stesse non verranno adeguate alle norme vigenti, per evitare che altre morti persino sulle loro coscienze».

 

In effetti la storia “archeologica” di questa incredibile opera pubblica avrebbe dovuto far sorgere qualche riflessione per riportare nell’alveo della sicurezza un’opera che con buona probabilità in un altro paese non sarebbe mai potuta nascere.

E sono le stesse gallerie che poi da subito hanno avuto grossissimi problemi di infiltrazioni di acqua che ne hanno minato ulteriormente la sicurezza. Problemi che sono stati sanati con ulteriori lavori da 2 mln di euro finanziati dall’Anas.

 

 

La novità:«La variante Anas è pericolosissima. Si raddoppi»

ABRUZZO. La novità di oggi, degli ultimi minuti è che la variante Anas, la parallela alla statale 16, «è pericolosissima». Se ne sono accorti pochi minuti fa i presidenti delle province di Chieti e Pescara, Di Giuseppantonio e Testa (nella foto con Mele).

I GUAI DEL MINISTRO DELLE GALLERIE

«Le gallerie più sicure sono quella con la doppia canna, una per ogni senso di marcia. Questo è oggi il modello di galleria che si avvicina alla ricerca della massima sicurezza, ma sono anche quelle più costose».

Lo sa bene la Toto spa che continua a costruire per Anas gallerie “costose” ma a doppio senso di marcia il più delle volte.

In Abruzzo il progetto iniziale elaborato negli anni ‘80 prevedeva gallerie molto più corte a doppia canna,  e percorso in superficie nel tratto di variante tra Pescara e Francavilla.

Ma il progetto è stato radicalmente modificato dall'Anas per una questione di costi: ci sarebbero voluti troppi soldi e non ce n’erano.

Quando i lavori stavano per cominciare il ministro Pietro Lunardi, che per mestiere costruiva gallerie, decise di abolire la legge italiana voluta dal suo predecessore Nerio Nesi e che recepiva una direttiva europea la quale vietava di fatto la costruzione di gallerie a doppio senso di marcia perchè troppo pericolose.

Nominato ministro martedì, Lunardì la domenica successiva cancellò la legge mentre in Val Trompia si discuteva proprio di un tunnel a doppio senso progettato da lui e dalla Rocksoil.

Un provvedimento che di fatto ha imposto all’Italia di far nascere opere nuove già vecchie.

Vecchie e insicure come sulla Variante 16 dove non c’erano soldi per la doppia canna ma poi il prezzo è salito del 370%.

 

COSTI ALLE STELLE IN 10 ANNI E 3 PERIZIE

 E’ iniziato tutto con il Piano triennale 1991-93 dell’Anas. Il  consiglio di amministrazione nella seduta del 12 dicembre 1991 con voto n. 1339, ha esaminato favorevolmente il progetto esecutivo per la costruzione della variante di Francavilla a Mare con congiungimento della variante di Pescara a quella di Ortona.

Il Cda dell’Anas il 6 febbraio 1992 deliberò l’approvazione del progetto (1° stralcio, 1° lotto) dell’importo di  99,2 miliardi di lire ed il progetto era già ad unica corsia.

Curiosamente l’Anas affidò direttamente il maxi appalto a trattativa diretta all’Ati Toto-Tordivalle-Sapaba-Lungarini per l’importo di 74,8 miliardi di lire con un ribasso del 15%. Allora venne giustificato con il fatto che Toto spa stava già costruendo la variante di Pescara (dai colli a San Silvestro per altri 90 miliardi di lire).

La cosa destò comunque malumori e sospetti anche a quei tempi e alcuni parlamentari chiesero conto dell’affidamento diretto e se si intendesse «proseguire l'affidamento dei lavori pubblici a trattativa privata, che favorisce alcune ditte rispetto ad altre, secondo il deprecabile costume instauratosi, a parere dell'interrogante, nella precedente gestione del Ministero».

 

Il 15 giugno 1992 i lavori vennero consegnati sotto riserve di legge in quanto subordinati all’acquisizione dei pareri favorevoli degli Enti interessati.

Il 22 febbraio 1993 l’affidamento venne dichiarato «privo di effetto» a causa della richiesta di modifica al tracciato da parte del comune di Francavilla e dell’Amministrazione Provinciale di Chieti.

Il Governo, nel periodo 26 luglio 1994- 24 settembre 1996, per regolamentare una serie di situazioni anomale verificatesi con gli appaltatori, emanò continui e reiterati decreti legge per disciplinare l’istituto del «riaffidamento» dei lavori, alla stessa impresa aggiudicataria o affidataria, che per qualunque ragione risultassero «sospesi».

Tutti i decreti legge emanati in quel periodo vennero convertiti con la legge 23 dicembre 1996, n. 662.

Un escamotage che servì per rimettere in gioco tutte le ditte messe in stand by perchè beneficiarie di affidamento diretto.

Dunque l’Anas – attraverso parere favorevole di una apposita commissione – potè riaffidare, con contratto a trattativa privata, il 23 aprile 1997, i lavori della Variante alla stessa Ati, allo stesso prezzo di 38,6 mln di euro.

Alla fine del 1998 succede poi che le imprese in Ati con Toto abbandonano, compreso il colosso Lungarini spa di Fano, una impresa che crebbe in fretta e che 10 anni dopo venne coinvolta nelle inchieste della Cricca di Angelo Balducci, provveditore delle opere pubbliche di Sardegna Lazio e Abruzzo. La Lungarini, oggi ancora impegnata nei processi, eseguì anche i contestati lavori di messa in sicurezza del sistema Gran Sasso   proprio relativamente ai lavori di pavimentazione dei laboratori scientifici e della raccolta dei liquidi.   

Il 13 gennaio 1999 l’Anas stipulò un nuovo contratto con la sola Toto spa. L'impresa abruzzese tuttavia si affidò a molte altre ditte per completare i lavori tra cui l'altro grane big abruzzese, la Dino Di Vincenzo spa, insieme alla quale ha partecipato a molti altri appalti negli anni.

 

Non mancarono giuristi e Corte dei Conti che contestarono all’Anas di aver comunque «riaffidato» i lavori riportando in vita un contratto che doveva essere in realtà inefficace.

 

 

 

Nel tempo, si sono succedute 3 perizie suppletive che hanno elevato l’importo contrattuale a 112,5 mln di euro e l’intero importo progettuale a 190mln di euro.

Ma non bastò; l’impresa chiese anche ulteriori soldi (circa 20 mln di euro) per spese impreviste in 31 punti di cui 11 risolti e definiti mediante la stipula di un apposito atto aggiuntivo, mentre per le altre 20, per complessivi 15,2mln di euro è stato promosso un accordo bonario.

L’Avvocatura dello Stato espresse parere favorevole per 3,5mln di euro.

Il 25 luglio 2003 la Toto spa venne pagata con la somma di  4,5 milioni di cui  757.310 euro per oneri Iva.

 

Ancora la Corte dei conti fece notare all’Anas che la Toto aveva chiesto la revisione dei costi  «istituto abrogato con decreto legge 11 luglio 1992, n. 333, convertito con legge 8 agosto 1992, n. 359.  Nel contratto, stipulato in data 23 aprile 1997, non si doveva far beneficiare l’impresa appaltatrice del ricorso all’istituto revisionale abrogato cinque anni prima».

Un beneficio che alla fine ha contribuito a far lievitare i costi complessivi a 194,5mln di euro di cui per lavori  116,3 mln.

Dunque il lavoro, nato con un costo progettuale complessivo di 99 miliardi di lire negli anni ha raggiunto il costo di 376miliardi di lire con un aumento del 370%.

 


OLTRE LE CARTE UFFICIALI C’ERA DI PIU’

Quello che le carte ufficiali non dicevano lo raccontarono una parte di altre carte nelle quali inciampò la procura di Pescara nell’ambito di un’altra inchiesta che coinvolge ancora oggi la Toto spa: la Mare-Monti.

La procura dai documenti sequestrati, che non diedero vita ad una indagine sulla costruzione delle gallerie tar Pescara e Francavilla, ebbe comunque l’idea di un rapporto molto stretto tra Toto e Anas tanto che bozze di documenti del “controllore” Anas vennero trovate nei pc della Toto.

 

 

Il documento che PrimaDaNoi.it raccontò già nel 2012 era una relazione di perizia di variante tecnica e suppletiva delle gallerie della statale 16 bis non ancora firmata dal direttore dei lavori, Paolo Lalli, e dal responsabile del procedimento per l’Anas, Roberto Lucietti, entrambi indagati e prescritti nell’inchiesta Mare-Monti. Un documento che dovrebbe stilare l'ente appaltante e controllore (Anas) secondo modalità e criteri che reputa opportuni per il carattere di interesse pubblico che riveste l'opera.

Nel mese di luglio del 2001 questo documento in bozza, non firmato e ancora da rivedere e definire, era invece nel computer di Enrica Ferrari, segretaria e dipendente del gruppo Toto, e poi finirà anche nei pc di Marisa Santalucia, segretaria di Carlo Toto. Che si tratti di bozze e non di documento ufficiale lo provano i numerosi puntini di sospensione che si trovano disseminati nel documento e che indicano di solito cifre da riempire, date, importi o numeri di protocollo.

La bozza del documento era sostanzialmente una relazione tecnica nella quale l’Anas (controllore) avrebbe dovuto valutare, verificare e certificare la regolarità di una variante progettuale che implicava ovviamente una serie di lavori aggiuntivi e dunque una serie di milioni di euro di soldi pubblici in più su quelli inizialmente stimati.

Era un documento che l’ente appaltante (Anas) avrebbe dovuto redigere nella sua funzione di controllo e di ente pubblico che svolge tali funzioni nell’interesse della collettività. Invece sembrò essere quantomeno sottoposto al vaglio e alle correzioni della ditta (controllata) che aveva in appalto i lavori...

Un modus operandi non dissimile da quello che è ancora al vaglio del tribunale di Pescara nel processo Mare-Monti.

Visto il tanto tempo trascorso i reati penali per gli imputati sono tutti prescritti mentre rimangono quelli imputati alle società.

 

Nel frattempo nelle galleria a doppio senso si continua a viaggiare….

Già dal 2007 si iniziò a parlare di un raddoppio ma il costo è sempre stato giudicato spropositato.

A spingere anche la ditta Toto che ne concertava strategie con l’allora capo dipartimento Valerio Mele.

 Anzi nel 2003 era la stessa Anas che si doleva del fatto che le leggi erano cambiate e che non si potevano aprire gallerie a doppio senso di marcia per cui l'ìpotesi che sembrò pe run pò prevalere fu quella di aprire in un solo senso (sud-nord) depotenziando l'impatto dell'opera che sarebbe servita solo a metà ma mettendo al primo posto l'incolumità e la sicurezza.

Di quella ipotesi poi dal 2005 non si sentì più parlare. 

In realtà l’ipotesi del raddoppio delle gallerie non è mai tramontata e alla lunga si farà per necessità.

Per ora l’Anas ha affidato il primo studio sul raddoppio all’ingegnere interno Vincenzo Giuseppe Orlando ma per ora nulla di più; del resto che sia una priorità non è scritto da nessuna parte.

Ma ben presto lo diventerà.

a.b.