IL PUNTO

Scandalo emergenza Gran Sasso, fascicolo della Corte dei Conti e chiacchiere per gli altri

La procura di Teramo indaga ma nessun sequestro per tutelare la salute pubblica

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Scandalo emergenza Gran Sasso, fascicolo della Corte dei Conti e chiacchiere per gli altri

 

 

ABRUZZO. Una indagine della procura di Teramo che ha i suoi tempi e le sue regole, alcune delle quali devono tener conto anche di fattori estranei al codice penale. Un fascicolo della Corte dei conti per capire se si possa ravvisare un danno erariale per una gestione quasi ventennale dell’emergenza. Chiacchiere, tante, da parte degli altri enti competenti a vario titolo di assicurare salute pubblica e servizi efficienti per risolvere criticità che dovevano essere già risolte da un decennio.

Promesse vane e documenti segreti a dimostrazione che quanto accaduto non è servito a far comprendere la perentorietà dei tempi e delle norme.

Sei mesi dopo la riapertura ufficiale della Emergenza Gran Sasso, a metà tra grande bluff e roulette russa, e a quasi un anno dall’ennesimo incidente con relativa contaminazione dell’acquedotto, i risultati concreti raggiunti in terra d’Abruzzo sono più che scarsi al netto della propaganda che in questi casi è sempre  abbondante.

 

Intanto notizia di oggi è che la Corte dei Conti ha aperto un fascicolo, il 452/2017, con un decreto di richiesta agli enti di informazioni relative alla messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso e alle attività svolte in questi anni dai vari soggetti istituzionali.

 

La Stazione Ornitologica Abruzzese e il Forum H2O avevano inviato alla corte ai primi di Aprile un esposto per i fatti risalenti all'Agosto-Dicembre 2016, per la contaminazione da Diclorometano e Cloroformio.

 

Nell'esposto si faceva riferimento anche alle enormi cifre - 84 milioni di euro - spese nel passato dal Commissario governativo Balducci, con interventi che evidentemente si sono rivelati parziali e/o inefficaci.

 

I successivi fatti di maggio 2017, con le plurime contaminazioni da Toluene ed altre sostanze, hanno confermato tutte le preoccupazioni, peraltro già da tempo evidenti, circa la precarietà delle captazioni del Gran Sasso sia sul versante teramano che su quello aquilano.

 

«Stiamo continuando a raccogliere informazioni e documentazione su quanto avvenuto a maggio», spiegano le associazioni ambientaliste, «per inviare un nuovo esposto a tutti gli enti a vario titolo interessati. Riteniamo, infatti, che quanto accaduto nelle settimane scorse meriti un ulteriore approfondimento sia sul lato teramano che su quello aquilano, soprattutto sulle sostanze effettivamente ricercate rispetto a quelle potenzialmente presenti. Nel frattempo saremo parte attiva nella mobilitazione per la difesa dell'acqua del Gran Sasso, a partire dagli eventi programmati sul territorio nei prossimi giorni e dall'iniziativa sul Gran Sasso prevista per domenica 9 luglio».

 

Nessuna scossa da parte della procura di Teramo che a distanza di oltre un decennio è stata costretta ad occuparsi nuovamente di quello che accade nelle viscere della montagna.

Chi si attendeva provvedimenti veloci e urgenti è rimasto deluso perchè dopo mesi di notizie, l’indagine prosegue anche se pare che siano state scartate scelte impattanti come sequestri o azioni cautelari per scongiurare ulteriori azioni pericolose, contaminazioni o rischi.

Molti fattori sarebbero intervenuti per esempio per escludere il sequestro della captazione oggetto di attenzione e quella maggiormente a rischio contaminazione: sarebbe prevalsa una linea morbida ed una sorveglianza discreta rispetto a scossoni ritenuti non in linea con l’economia dell’inchiesta.

Ma non c’è da aspettarsi rivelazioni messianiche perchè quello che è stato è stato e nessuna inchiesta penale potrà mai far luce su fatti di oltre 10 anni fa...

 

Dunque chi assicura sicurezza ed assenza di rischi nella somministrazione dell’acqua nelle province di Teramo e L’Aquila?

Lo sguardo si dirige oltre la sommità della vetta del Gran Sasso ma i fatti parlano chiaro: anzi rimangono muti perchè non ce ne sono.

 

Eppure dopo il dato acquisito e più sconcertante (aver speso 84 mln di euro per dei lavori inutili), dopo il “terremotino” del primo momento e l’indignazione della pubblica opinione, è già stato digerito dagli enti enti che sapevano tutto da oltre 10 anni ed ora sono stati scoperti nella loro imperdonabile inerzia.

 

La Regione per bocca del vicepresidente Giovanni Lolli annuncia nuove captazioni più sicure per risolvere problemi e rischi.

Ma non ci sono programmi, non ci sono progetti, non ci sono fatti concreti perchè si possa dire che il lungo viaggio verso una soluzione sia iniziato.

 

L'unica cosa che si sa (ma che non possiamo documentare) è che l'Infn avrebbe incaricato Roberto Guercio, progettista ed esperto del Gran Sasso per essere stato già chiamato dall’ex commissario Angelo Balducci.

Incarico parrebbe diretto che non risulta pubblicato sui siti istituzionali e dunque non si conoscono nè l’oggetto nè l’importo.

Rimane il dato della opportunità di scegliere un progettista che insieme a tutta la struttura commissariale già dal 2003 avrebbe dovuto garantire il raggiungimento dell’obiettivo del commissariamento stesso.

 

Nel frattempo le attività a rischio di incidente rilevante dei LNGS continuano, le attività preliminari per la sorgente  radioattiva che dovrebbe arrivare nei laboratori nei prossimi mesi continuano così come continua il battage pubblicitario della Regione sulle fantastiche opportunità di sviluppo date dal l'esperimento Darkside.

Esperimenti scientifici che, se scatenano interesse nel mondo scientifico (ma qualche volta anche perplessità), comprendono anche tutta una parte burocratica che costituisce un nucleo imprescindibile fatto di assegnazione di incarichi, consulenze  e appalti milionari per installare, monitorare e manutenere impianti e apparecchiature costosissime.

 

Dunque tutto come sempre ed il fatto che si continuino a svolgere operazioni rischiose nelle viscere della montagna non preoccupa più di ieri.

 

In che modo tutte le autorizzazioni siano state rilasciate per portare dentro la montagna tonnellate di sostanze pericolose non è cosa agevole da capire.

E all’orizzonte non si intravedono svolte di ragionevolezza.