LA RABBIA

Rigopiano, la protesta di Feniello alla festa per il ponte: urla, incursioni e parapiglia

Tutti i video su Facebook, domande e accuse alle istituzioni e al presidente della Regione

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Rigopiano, la protesta di Feniello alla festa per il ponte: urla, incursioni e parapiglia

 

PESCARA. «Avete ammazzato mio figlio Stefano + 28». Questo il cartello che ha sventolato ieri per tutta la giornata in occasione delle molte inaugurazioni del Ponte Nuovo.

Ma il cartello è stato il meno.

Alessio Feniello, padre di Stefano, una delle vittime di Rigopiano, con il suo telefonino in diretta su Facebook ha cercato di incalzare qualunque persona si trovasse a tiro chiedendo quanto costasse il ponte e perchè le istituzioni non avessero trovato mille euro per salvare suo figlio.   

Rabbia, disperazione, dolore immenso e voglia di sapere la verità ma anche fastidio per il mondo della politica che lui crede paludato, diverso dal mondo reale, lontano dai cittadini.

Le incursioni si sono rivelate alla fine veri attacchi  e accuse con toni eccessivi che hanno dimostrato che dopo tutto questo tempo il dolore è aumentato e per molto ancora non ci saranno risposte alle sue domande principali.

Il suo attacco è stato frontale soprattutto contro la Regione.

Nei tanti video postati anche quello dell’assalto al Governatore Luciano D'Alfonso che ha cercato con tranquillità ed educazione di resistere alle accuse dirette.

 «Come si fa a non spendere mille euro per salvare 29 persone», ha detto Feniello, «lei ride, io non rido più».

Silenzio da parte del governatore che ha provato a spiegare che non fosse il momento di protestare.

«La Regione doveva fare prevenzione come dice la legge italiana. Per mille euro di spazzaneve si devono vergognare», ha urlato Feniello mentre il governatore si allontanava.

Poi arrivano gli uomini della questura e cercano di calmare e far ragionare Feniello mentre la moglie cercava di mostrare il cartello. Ne nasce un botta e risposta acceso. 

«Siamo della questura il cartello lo deve togliere», dicono.

«Ho fatto delle domande e non mi hanno risposto», risponde Feniello.

«Questo non è il momento».

«No è il momento adatto: questi sono i momenti per farli vergognare».

«Il cartello lo deve togliere».

«Chi non ha il coraggio di rispondere deve dimettersi. Ci dovete arrestate. Ci potete arrestare stare in galere o stare a casa non cambia niente per noi»

«Dovete rimanere qui fino alla fine? Fate godere la festa anche ai cittadini».

«Suo figlio è a casa, nostro figlio no».

«State alla larga. Si deve allontanare»

 

Alla fine vengono allontanati con la forza e scatta un parapiglia tra le urla.

Poi dopo diversi minuti e sangue freddo degli agenti di nuovo la calma ed il video con la protesta può continuare.

 Intanto domenica 18 giugno alle ore 9.00, a 5 mesi dalla tragedia dell'hotel Rigopiano il "Comitato vittime di Rigopiano" (al quale non aderisce Feniello) si radunerà presso la "Baita della Sceriffa", a pochi chilometri dal luogo del disastro, per parlare delle prossime imminenti mosse.

In particolare si affronterà l'argomento del "Turismo Macabro".

Infatti, «vista la totale passività delle istituzioni nell'adottare misure che impediscano in modo efficace ai visitatori di accedere nell'area posta sotto sequestro», dice il comitato, «abbiamo deciso di organizzare noi un servizio di ronda per sorvegliare l'area. Ogni fine settimana noi membri del comitato, abbigliati con magliette realizzate per l'occasione ed attrezzati con tende e radio per la comunicazione , ci alterneremo presso una postazione appositamente studiata da cui è possibile controllare tutta l'area dell'hotel e, attraverso binocoli ed una macchina fotografica con obiettivo speciale a lungo raggio, fotograferemo chiunque oltrepassi il limite della zona rossa senza autorizzazione, consegnando successivamente le foto alle forze dell'ordine e sporgendo adeguata denuncia. Con l'occasione, in ricordo dei nostri angeli, vi sarà la celebrazione di una messa di commemorazione e la deposizione di 29 fiori e una corona presso il canalone, lì dove è passata quella valanga che ha cancellato per sempre i sogni dei nostri cari».