Sanitopoli, l'accusa chiede 4 anni per avvocato Anello e Giovanni Pace

Alessandro Biancardi

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Sanitopoli, l'accusa chiede 4 anni per avvocato Anello e Giovanni Pace
IL RITO ABBREVIATO. PESCARA. La procura chiede 4 anni per l’avvocato Pietro Anello al netto degli sconti previsti dal rito alternativo, della incensuratezza e degli sconti previsti dalla legge.

Il pool di magistrati della procura di Pescara, composto dal procuratore capo Nicola Trifuoggi e i sostituti Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio, nel corso del processo per rito abbreviato sulle presunte tangenti nella sanita' abruzzese, ha chiesto quattro anni per l'avvocato Pietro Anello, accusato di associazione per delinquere, abuso in atti d'ufficio, concorso in abuso in atti d'ufficio, concorso in truffa, corruzione. 

L’udienza di questa mattina è cominciata verso le 10 e come previsto a parlare sono stati nell’ordine il pm Bellelli e poi Di Florio. Il primo ha illustrato in circa 45 minuti lo scenario e l’inizio della vicenda più nota alle cronache come sanitopoli e siccome questo processo vede imputati Giovanni Pace, il genero Vincenzo Trozzi e  appunto Anello l’attenzione si è focalizzata proprio sui fatti che si sono svolti dal 2004 al 2005.

Bellelli ha parlato degli albori dell’inchiesta e dell’avvento della squadra (prima associazione a delinquere) di Giancarlo Masciarelli, uomo di fiducia e già consulente dell’assessore Domenici alle attività produttive e poi imposto alla presidenza della Fira, della nascita della prima cartolarizzazione e degli atti prodromici a quella che la procura giudica una colossale truffa ai danni dei contribuenti. Infatti buona parte del resoconto del magistrato è ruotato sulla certificazione dei crediti di Angelini che venero inclusi comunque nella prima cartolarizzazione nonostante parallelamente ci fosse un processo proprio sugli stessi crediti (precisamente dal 1995 al 1999).

Proprio perché oggetto di contenzioso giudiziario in atto (cioè al centro della Saitopoli 1 quella che vide coinvolti Angelini, Del Colle e D’Eramo) -e la Asl si costituì anche parte civile- non poteva non sapere, eppure nella gestione Conga si deliberò comunque di inserire quei crediti vantati da Angelini  nella operazione finanziaria «inserendo ogni tipo di spazzatura», ha sintetizzato Bellelli, riferendosi a voci gonfiate, non dovute, crediti performing e non performing.

La forzatura secondo la procura sarebbe, dunque, il frutto dell’operosità della squadra che allora era composta da amministratori e politici all’epoca molto influenti come Sabatino Aracu (responsabile regionale di Forza Italia), di Domenici assessore regionale, di Conga, Manager della Asl di Chieti e di Masciarelli alla Fira che aveva la gestione delle cartolarizzazioni. Forzature che nascondevano corruzione e Bellelli lo dice chiaramente:«questa inchiesta nasce dalla illegalità di Angelini che quando parla di Anello parla da corruttore».

Lo studio Di Anello&partners su incarico della finanziaria regionale (Fira) si era occupato degli aspetti tecnico -giuridici della prima cartolarizzazione con una consulenza pagata molto bene e che poi si sarebbe rivelata una consulenza infedele sulla quale Masciarelli potè poggiare la cartolarizzazione e avviare l’operazione finanziaria da oltre 300 milioni di euro.

Per l'accusa però l'ex proprietario della clinica privata 'Villa Pini' , Vincenzo Angelini, avrebbe dato, tra ottobre e dicembre 2004, 250 mila euro per ottenere una perizia favorevole.

Cioè una perizia che potesse avallare l’ipotesi di inserire nelle cartolarizzazioni anche i crediti oggetto di procedimento penale e contenzioso separato.

Bellelli:«Angelini in quelle cartolarizzazione non doveva esserci». Invece Angelini raccontò nell’incidente probatorio che conosceva bene Anello perché lo conobbe attraverso Masciarelli all’epoca della vendita del Pastificio Delverde, alla quale doveva partecipare.    

 Nel corso dell'udienza l'accusa ha ribadito l'attendibilita' delle dichiarazioni di Angelini sottolineando che sono state riconosciute da 40 giudici e perche' sono fondate su numerosi riscontri, molti dei quali documentali. 

E’ stata poi la volta del pm Di Florio che ha spiegato i fatti e le accuse di Anello svelando una mossa che lo stesso avvocato ha fatto a marzo 2009. In pratica il professionista secondo l’accusa avrebbe cercato di precostituitosi delle prove documentali per scagionarsi in qualche modo ma molto tempo dopo gli arresti e aver letto l’ordinanza di custodia cautelare.

«E’ una mossa che più che aiutarlo lo inguaia», ha detto Di Florio, «avrei voluto avere spiegazioni aggiuntive da questa mossa ma non ci è stato possibile visto che l’imputato con noi non ha mai voluto parlare ma gli avrei chiesto per quale ragione dopo 5 anni  si è deciso di richiedere una somma che gli sarebbe in ipotesi dovuta di circa 200mila euro».

L’imputato, presente in aula, scuoteva visibilmente la testa per esprimere la sua contrarietà a presunte imprecisioni del magistrato. E’ stata poi la volta delle parti civili (tra cui la Asl di Chieti). 

 Subito dopo l'accusa parlera' delle posizioni dell'ex presidente della giunta regionale, Giovanni Pace, accusato di associazione per delinquere, abuso d'ufficio, concussione e tentata concussione, e di Vincenzo Trozzi, ex vice presidente Fira, accusato di associazione per delinquere, concussione e tentata concussione. 

a.b. 18/04/2011 13.14

CHIESTI 4 ANNI PER PACE E 3 ANNI E 6 MESI PER TROZZI

 Anche per gli altri due imputati del procedimento sono state chieste da parte del pool di magistrati condanne.

Precisamente quattro anni per l'ex presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Pace, e tre anni e sei mesi per l'ex vice presidente della Fira, Vincenzo Trozzi.

All'ex presidente viene contestata una presunta tangente da 100 mila euro di Vincenzo Angelini materilamente ricevuta da Vincenzo Trozzi nella sede della Fira. La decisione del giudice Angelo Zaccagnini e' attesa per il 9 maggio dopo l'arringa difensiva.

18/04/2011 15.55