PRECAUZIONI SCONOSCIUTE

Dopo il terremoto si costruisce sulle grotte: «qui facciamo la fine di Rigopiano»

La rabbia e la paura in una lettera indirizzata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella

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Dopo il terremoto si costruisce sulle grotte: «qui facciamo la fine di Rigopiano»

 

 

ABRUZZO. «Se facciamo la fine di Rigopiano non potete dire che non eravate al corrente di questa situazione».

E’ un pugno allo stomaco, violentissimo, l’appello che Clara Camardese ha scritto nei giorni scorsi al capo dello Stato Sergio Mattarella.

Una ennesima richiesta di aiuto, già reiterata decine di volte negli ultimi anni. Perché il fine è uno solo: avere un tetto sicuro sulla testa e non rischiare di spendere a vuoto fondi pubblici ricostruendo lì dove non si può ricostruire.

Un principio di cautela che dovrebbe guidare ogni amministratore/ amministrazione pubblica ma pare che, invece, da queste parti, prevalga il principio del “ci hanno dato i soldi dobbiamo spenderli altrimenti li perdiamo”.

Il richiamo alla tragedia di Rigopiano è poi il segnale del terrore misto ad incredulità di quanti non si capacitano che le tragedie già successe non servano a nulla.

Camardese sta combattendo strenuamente per fermare la ricostruzione sui ‘grottoni’  in località Picenze nel Comune di Barisciano.

Le lettere scritte e inviate non si contano più.

Ha interessato tutti: Regione, Comune, tecnici specializzati, difensore civico, capo della Protezione Civile e adesso anche il capo dello Stato con quell’avvertenza: “se succede qualcosa non potevate dire che non ne sapevate nulla”.

Una riga che potrebbe fare la differenza in caso di ennesima “strage di Stato”.

Nessuno potrà dire di non essere a conoscenza che le case distrutte dal sisma del 2009 siano state ricostruite sopra a grotte e cunicoli che con il passare degli anni stanno mostrando pure segni di cedimento.

La casa di Camardese è classificata “E” e fa parte dell’aggregato che tecnicamente viene indicato dalla dicitura ‘SM23’ composto da 24 edifici.

La donna a PrimaDaNoi.it nei mesi scorsi aveva già spiegato: «io non accetto il contributo pubblico perché sarebbe speso male. Abbiamo chiesto la delocalizzazione e ci hanno detto no, abbiamo chiesto la casa equivalente ed è arrivato un altro no. Abbiamo chiesto la sostituzione edilizia, si sarebbero risparmiati tantissimi soldi statali e invece ancora una volta abbiamo dovuto incassare un no».

 



IL COMUNE VUOLE ANDARE AVANTI

Eppure il Comune, con il sindaco Francesco Di Paolo,  vuole andare avanti a tutti i costi, vuole ricostruire le case "dov'erano e com'erano", nonostante la richiesta di chi viveva sopra il reticolo di grotte.

«Ci impongono di tornare nell' abitazioni come era e dove era anche se c' e' pericolo frane», contesta Camardese .

Il difensore civico Fabrizio Di Carlo ha bloccato i lavori fin quando il sindaco non si deciderà ad aggiornare il Pai, il piano di assetto idrogeologico.

E sempre Di Carlo nei giorni scorsi è intervenuto con una ennesima lettera e per spronare gli enti competenti a fare quanto di propria competenza. E’ stato anche richiesto al Comune di Barisciano di provvedere «in tempi certi» all’aggiornamento del Pai.

Un aggiornamento che, come chiarito dal geologo Luciano Del Sordo, dirigente dell’Autorità di Bacino, dovrà per forza di cose inserire la zona con presenza di cavità sotterranea in una zona a pericolosità molto elevata, definita tecnicamente P3, e dunque lì non si potrà costruire niente. Il Comune sarà anche obbligato a modificare il piano regolare e a togliere eventuali zone edificabili da quell’aria.

Il Comune ha risposto a febbraio con quelle che il difensore civico definisce «argomentazioni non idonee a risolvere la complessa e delicata questione».

La contro risposta di Di Carlo è stata chiara: non si possono ignorare le scosse del 24 agosto e del 30 ottobre e nemmeno quelle del 18 gennaio che avrebbero potuto aggravare la situazione.

Il difensore ha anche chiesto al dirigente dell’ufficio del Genio Civile un parere sull’intervento edilizio ma la risposta è stata incredibile: «il progetto non risulta trasmesso e perciò non può esprimere parere in merito».

 

DA L’AQUILA LA MOBILITAZIONE

Intanto si sta mobilitando da L’Aquila, ferita a morte dal sisma del 6 aprile 2009, l’avvocato Maria Grazia Piccinini,  mamma di Ilaria Rambaldi, studentessa di Ingegneria Edile a L’Aquila morta a soli 25 anni a seguito del terremoto.

«Io spero di aver capito male», ha scritto l’avvocato in un gruppo Facebook di Barisciano (ma i suoi post sono poi stati cancellati dagli amministratori), «e che questa cosa non sia vera», riferendosi alla ricostruzione sulle grotte.

«Io in un edificio costruito su grotte in via Campo di fossa a L’Aquila», continua Piccinini, «ci ho rimesso una figlia di 25 anni e con lei sono morte 28 persone. Il palazzo si è disintegrato perché l’onda è stata amplificata e quindi ha avuto effetti devastanti. Ma queste cose le sapete? Io non ci posso credere».

L’avvocato vorrebbe organizzare un incontro a Barisciano per far capire «il pericolo immenso che si corre».

 

IL PERICOLO CERTIFICATO

E che il pericolo è concreto lo ha certificato in una relazione del settembre scorso  il professor Antonio Moretti, responsabile del Laboratorio di Geologia e Sismologia che ha eseguito un sopralluogo nei sotterranei degli aggregati da ricostruire.

Il “grottone” di pertinenza del consorzio SM23, quello di Camardese, già analizzato dal Laboratorio nel 2012, ha evidenziato, rispetto all’anno del primo rilevamento, «un importante fenomeno di crollo lungo l’asse principale del sotterraneo».

Il professore spiega che  il crollo ha interessato una porzione della cavità attraversata «da un sistema di fratture tettoniche e piccole faglie, la cui instabilità era già stata segnalata nella relazione del 2012».

Il volume del crollo è stato stimato in alcune decine di metri cubi ed ha comportato uno scavernamento della volta di circa 1-1,5 metri nella zona apicale.

«Il crollo, così come altri distacchi di minore entità riscontrati negli altri ambienti sotterranei è da addebitarsi al progressivo deterioramento del sedimento marnoso-argilloso nel quale sono stati scavati i grottoni, prevalentemente ad opera dell’infiltrazione lungo le fratture di acque superficiali, provenienti da fognature od impermeabilizzazioni male eseguite sul soprastante piano stradale», scrive il tecnico.

 

Alessandra Lotti