LA RIFLESSIONE

Sprechi, debiti e cattiva amministrazione: la Corte dei Conti ci salverà?

Auspicabile un maggiore controllo con sanzioni adeguate per evitare la disinvoltura di certi amministratori

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Sprechi, debiti e cattiva amministrazione: la Corte dei Conti ci salverà?

ABRUZZO. La notizia di pochi giorni fa non ha avuto una grossa eco in Italia, mentre, forse, avrebbe dovuto produrre un terremoto tale da far tremare le gambe di tutti gli amministratori pubblici, dal più piccolo comune alla società pubblica partecipata più insignificante (ammesso che ce ne siano).

La storia è quella di Melissano, Puglia, dove alcuni ex amministratori di quel Comune hanno subito un sequestro dei loro beni per aver prodotto un ingente danno erariale nel comune che hanno amministrato per non aver rispettato il patto di stabilità per diversi anni e non attuato i correttivi suggeriti dalla Corte dei Conti per più anni.

Risultato scontato: il dissesto; quello meno scontato è che si sta tentando di far pagare l’ammanco a chi aveva la responsabilità di evitarlo.

Insomma chi sbaglia paga, una regola praticamente mai realmente applicata agli amministratori pubblici.

La novità è che in questo caso è stato accertato un danno erariale (come avviene del resto troppo spesso) ma anche condotte irregolari in violazioni di leggi amministrative.

Come dire: sforato il patto di stabilità, ignorati i consigli della Corte dei conti, giunta e consiglio hanno continuato a fare di testa loro ed il buco eccolo qua.



A ben guardare l’Italia è un mosaico di microstorie tutte uguali o molto simili a queste: non è un caso che la maggior parte delle partecipate sono in rosso o quasi, che i Comuni hanno sempre debiti a fronte di tasse e tariffe che aumentano.

Come è un fatto che il potere deterrente del “danno erariale” è scarsissimo, come scarse sono le condanne della Corte dei conti, almeno se si guarda la refusione del danno prodotto (le cifre richieste quasi mai ripagano il danno creato).

Il fatto è che probabilmente ci siamo dimenticati che cosa significa “buona amministrazione” o avere amministratori e manager competenti che riescano a valorizzare le risorse e produrre persino utili a beneficio di tutti. Perchè in teoria ogni società pubblica potrebbe produrre utili e benessere per tutti (pensa un pò…).

La situazione in Abruzzo non è diversa.

Da 20 anni registriamo inchieste delle procure sulla sanità (che impegna l’80% del bilancio regionale) e ci raccontano le varie ragioni che hanno portato a produrre voragini da quasi un miliardo di euro ma a parte le inchieste penali (persino quelle della prima sanitopoli anni ‘90) non si ricordano amministratori che hanno dovuto rifondere il danno provocato.

Il procedimento penale della sanitopoli di Del Turco & Co è ancora in corso e in teoria i risarcimenti, seppure milionari, non sono paragonabili a quelli della gestione deficitaria e frutto di una presunta corruzione in parte accertata.

Che manchino sanzioni esemplari per rifondere i danni provocati lo si avverte chiaramente anche in Abruzzo dove gli amministratori dimostrano da sempre una a volte eccessiva disinvoltura nel compiere scelte di peso che qualunque buon padre di famiglia non farebbe mai nemmeno sotto minaccia.

E sempre solo per rimanere in tema sanitario la Regione tutta ha dovuto subire le forche caudine del commissariamento con tutto quello che comporta (tasse, restrizioni, tagli a servizi e ospedali, diritto alla salute menomato) salvo poi festeggiare per l’uscita concertata a tavolino dalla politica facendo credere a tutti che la sanità era stata risanata.

Ma non è così: i debiti aumentano e se aumentano qualcuno dovrebbe risponderne prima che sia troppo tardi.

Dal nostro piccolo osservatorio (ma quante ce ne scappano...) abbiamo registrato e documentato tutte le indicazioni e i rilievi per nulla teneri del tavolo di monitoraggio della sanità e anche manovre clamorose che sono andate in senso contrario a quei consigli volti alla regolarità della gestione.

Anche le Asl continuano a produrre deficit con scelte di gestione in perdita, a volte non si può fare diversamente, altre volte sono il risultato dei conti da pagare alla politica.

Ma i manager oltre che prendere lauti stipendi sono anche davvero responsabili delle scelte che controfirmano? Quando è successo?

Allora se è vero che dal 2014 ad oggi il deficit è aumentato li si chiami tutti e si chieda conto a loro del perchè.

Se hanno fatto scelte sbagliate che paghino; se sono stati costretti si risalga al responsabile ma soprattutto si trovino soluzione perchè anche gli abruzzesi hanno diritto ad una buona amministrazione e non ai giochi di prestigio.


Discorso non diverso per l’ambiente martoriato anche nella nostra regione.

E’ notizia di questi giorni delle multe e delle procedure di infrazione per discariche non autorizzate e non bonificate.

Stanno lì da decenni ma nessuno è responsabile eppure paghiamo tutti.

Ma è normale una cosa del genere?


Delle società partecipate pubbliche non ne parliamo.

Quelle che gestiscono il sistema idrico hanno buchi immensi e tariffe alle stelle: la politica tiene banco e nessuno paga mai.

C’è da dire che quello che emerge potrebbe essere solo una minima parte del reale buco visto che sempre più spesso viene contestato e accertato qualche magheggio di troppo con i bilanci.

Caso eclatante che grida vendetta è quello dell’Aca della gestione Di Cristoforo per cui un procedimento lentamente progredisce alla Corte dei Conti: aspettiamo e vediamo.


E i trasporti?

Della gestione delle tante società pubbliche tutte con qualche scheletro, chi ne risponde per le perdite continue? Una scuola di pensiero sostiene che il servizio pubblico anche ben gestito può essere in perdita ma c’è qualcuno che certifica?

Quello che emerge sempre più spesso è la continua ricapitalizzazione con soldi pubblici il che implica ammanchi e debiti per gestioni fallimentari per cui non ci sono mai responsabili.

Così i cittadini sono costretti con le loro tasse a rifinanziare gli errori dei manager messi dalla politica all’infinito come fosse una polizza vita dove però si muore ogni anno.

Sugli aeroporti (in numero di due in Abruzzo) stendiamo un velo pietoso e persino in campagna elettorale delle vergogne dello scalo de L’Aquila non si parla abbastanza...


Che dire del bilancio regionale?

La Corte Costituzionale ha bocciato il rendiconto del 2013 “creato” oltre due anni dopo.

Solo spiegare che pasticcio immenso è il bilancio regionale occorrerebbero giorni ma basta ricordare che la Corte ha certificato manovre volte ad aumentare la spesa cercando di aggirare le leggi, questo basta per capire in quale direzione vanno gli sforzi degli amministratori locali.

Questo vuol dire che la politica scientemente ha messo su impalcature normative regionali per aumentare la spesa che la legge nazionale aveva limitato.

Escamotage che producono deficit e cattiva amministrazione.

Talmente cattiva che la Regione non sa nemmeno quantificare le spese, le uscite e l’utilizzo di fondi, specie quelli vincolati (ma solo in linea di principio) perchè quelli della sanità, per esempio, continuano a foraggiare la spesa corrente.

Così anche l’ente locale più importante viene gestito toppa dopo toppa e troppo spesso la toppa è anche peggio del problema iniziale, come una valanga che aumenta man mano che scende verso valle.

Nessuno negli anni è stato mai chiamato a rispondere seriamente di scelte che hanno prodotto debito e povertà per tutti.


Melissano?

Aspettiamo di vedere come andrà a finire ma azioni simili di vero controllo e vera contestazione di responsabilità amministrativa potrebbero persino salvare il nostro Paese pieno da sempre di amministratori di manica larga e di cittadini troppo devoti al “chissenefrega”.

Alessandro Biancardi