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Emergenza Gran Sasso. Il mistero del sistema di monitoraggio della Ruzzo: esiste e funziona davvero?

Sistema progettato dal prof. Roberto Guercio (lo stesso che hanno richiamato Lolli e i Laboratori)

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Emergenza Gran Sasso. Il mistero del  sistema di monitoraggio della Ruzzo: esiste e funziona davvero?

Il sistema di monitoraggio dell'acqua progettato da Guercio

 

ABRUZZO. C’è un sistema dei controlli delle acque che è «mal congegnato», che fornisce dati in troppo tempo. C’è, dunque, bisogno di qualcosa di meglio. Così i Laboratori hanno incaricato il luminare Roberto Guercio il quale presenterà uno studio «in grado di risolvere definitivamente il problema della captazione delle acque sotto il  Laboratorio».

La presente analisi ha un copyright preciso: Giovanni Lolli, vice presidente della Giunta regionale che in più occasioni ha voluto dare il quadro della situazione.

Ora il punto è che il «luminare Guercio» è stato più volte chiamato dal commissario Angelo Balducci per progettare una buona parte delle opere di messa in sicurezza del sistema Gran Sasso, cioè quelle opere che dovevano garantire la sicurezza della captazione delle acque ed evitare rischi di contaminazione per l’acquedotto.

Cosa che non è evidentemente avvenuta (lo provano gli incidenti di settembre 2016 e 9 maggio 2017), nonostante la spesa di oltre 84mln di euro.

Il professsor Guercio, titolare di cattedra all’Università di Roma, risulta persino progettista di un sistema che lui stesso descrive come all’avanguardia ed in grado di monitorare in tempo reale l’acqua in una rete idrica e segnalare agli enti competenti una serie di sostanze “intruse”, mentre scorre, nel giro di pochissimi secondi.

Una specie di miracolo tecnologico.

Un sistema che farebbe proprio al caso nostro e che se fosse stato installato sotto il Gran Sasso avrebbe stroncato sul nascere qualunque crisi idrica dovuta a contaminazioni e veleni.

Come dire magari il sistema non è impermeabilizzato come è stato assicurato ma almeno monitorato in tempo reale tanto da poter bloccare la captazione appena  il sistema segnala veleni.

Eppure in una pubblicazione scientifica e tecnica del 2007 -a firma proprio del professor Roberto Guercio- è lo stesso luminare che certifica la presenza di tale mirabolante sistema proprio sulla rete del Gran Sasso e nello specifico installato sulla rete gestita dalla Ruzzo.

Deve essere un errore grossolano perchè quel sistema nella realtà non può esserci e soprattutto non può essere attivo per il semplice fatto che la Ruzzo non ne ha quasi mai parlato e soprattutto perchè a segnalare i contaminanti negli ultimi incidenti sono state le analisi imposte dalla Asl e svolte dall’Arta (quelle troppo lente…) e non il sistema della Ruzzo in tempo reale.

 

ANCHE IL MISTERO DEL SISTEMA DI MONITORAGGIO

Nella sua pubblicazione accademica Guercio spiega che lo scopo del sistema di monitoraggio è quello di rilevare le contaminazioni dell’acqua emunta sotto il Gran Sasso in tempo reale e misurare parametri delle sostanze cercate.

 

Ogni stazione di monitoraggio è poi connessa direttamente attraverso il web ad un server esterno il quale è connesso alla rete Internet è in grado di comunicare i dati ai vari soggetti controllori.

Una specie di fotografie istantanee della qualità dell’acqua. Fotografie a ripetizione.

E’ stato previsto anche un sistema di allerta via sms  per identificare anche sulla mappa il punto dell'eventuale contaminazione oltre ad un sistema automatico di chiusure delle valvole in caso di contaminazione.  

Si tratta di un monitoraggio in tempo reale, dunque, il più veloce possibile e non può essere funzionante sotto il Gran Sasso anche perchè nessuno lo ha detto al vicepresidente Lolli che infatti non ne parla.

Secondo il professor Guercio il sistema è in grado di rilevare molte sostanze chimiche che dovrebbero essere impostate  e calibrate, magari si potrebbero monitorare, per esempio, tutte le sostanze utilizzate nei laboratori per essere assolutamente certi che non sfugga nulla.

I test di laboratorio -scrive sempre Roberto Guercio- e in situ hanno dimostrato che lo strumento è facile da usare e fornisce dati attendibili ed è in grado di monitorare le oscillazioni e le fluttuazioni delle sostanze nell’acqua.

Un sistema che viene descritto come sicuro perchè capace di segnalare piccolissime quantità di contaminanti ben al di sotto dei parametri di legge.

Insomma il meglio che -secondo Guercio-, almeno dal 2006, doveva essere funzionante e gestito dalla Ruzzo.

Sul punto in verità la Ruzzo è sempre stata poco precisa; per esempio, sul sito istituzionale si legge:

 

«Oltre alle misurazioni di portate, livelli serbatoi, sia per teleregolazione che gestione allarmi, vengono costantemente eseguite nei punti caratteristici della rete, misurazione di analisi, di torbidità, cloro residuo e conducibilità elettrica. Attualmente sono telecontrollati 45 siti, su un totale di circa 450, la quantità di acqua monitorizzata è circa il 90 % del totale distribuito dalla Ruzzo RETI SpA».

 

Tra i siti telecontrollati il primo dell’elenco è proprio il traforo.

Al blog “I due Punti” che ha pubblicato la segnalazione pervenuta anche a PrimaDaNoi.it la Ruzzo risponde:

 «il sistema è tuttora in funzione; si tratta delle cd sonde SYS2 e SYS3, che, agli sbarramenti di dx e sx della derivazione del Traforo, misurano 8 parametri fra cui lo pseudocumene/trimetilbenzene e, in caso di anomalia, automaticamente interrompono la captazione e la mettono "a scarico". In contemporanea partono sms di allarme ad una serie di soggetti (Asl e Ruzzo Reti), i quali devono fare una serie di verifiche ed analisi immediate per valutare l'accaduto e decidere le contromisure da adottare. Tale evento è relativamente frequente, ma, negli ultimi anni ha evidenziato solo dei "falsi allarmi", mai comprovati da analisi di laboratorio più accurate, effettuate sia dall'ARTA che da laboratori incaricati da Ruzzo Reti».


 





Sembra assomigliare molto al sistema descritto da Guercio ma a questo punto sorgono ulteriori domande che non rassicurano.

 

1.  Le sonde monitorano in tempo reale: perchè l’allarme non è partito dalla Ruzzo nei recenti incidenti?


2.  Se il sistema esiste perchè il vicepresidente Lolli non lo sa?


3.  Perchè se il sistema esiste il professor Guercio non è stato incaricato dalla Ruzzo società che dovrebbe “maneggiare” il “suo” sistema che pare non funzioni proprio bene?


4.  Se ci sono sonde “SYS2” e “SYS3” dove sono la “SYS1” e la “SYS6” quest’ultima oggetto di appalto di manutenzione nel 2012 da parte dell’Ato5? A questo punto allora mancano all’appello anche le “SYS4” e “SYS5”. A proposito nel progetto Guercio esiste anche un “SYS7”… possibile che si siano tutti persi per strada?


5.  Possibile che per scelta dovuta ad una perenne crisi economica della Ruzzo (dovuta in parte anche a scelte clientelari del passato) si sia preferito abbandonare il sistema che magari risultava costoso per tenerlo attivo ed efficiente?


6.  Il sistema dovrebbe avere un registro delle manutenzioni dove annotare gli interventi (esiste per le caldaie degli appartamenti deve esserci per un “gioiello” del genere), la Ruzzo lo mostri e certifichi l’esistenza ed il corretto uso e manutenzione dello stesso.


7.  La Ruzzo parla di “falsi allarmi” che, da una parte, sembrano bollare come false le attestazioni del luminare Guercio ma, dall’altra, potrebbero anche raccontare il pessimo stato in cui verserebbe il sistema. Come stanno le cose? Visti i falsi allarmi che cosa ha fatto la Ruzzo per risolvere il problema?


8.  Il presidente Forlini -in quanto presidente di un ente pubblico- dovrebbe parlare principalmente con gli atti pubblici che produce l’ente che presiede. Perchè non lo fa?


 

 

In ultimo si fa notare che i sindaci (che sono “azionisti” della Ruzzo) non avendo chiesto le dimissioni di Forlini, di fatto gli concedono ancora fiducia e approvano il suo operato e le sue risposte.  



a.b.