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Arap, montagna di debiti e ancora consulenze esterne senza giustificazione

Revisori conti bacchettano commissario Giampiero Leombroni

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Arap, montagna di debiti e ancora consulenze esterne senza giustificazione

 

ABRUZZO. «Una situazione finanziaria gravemente deficitaria con una forte esposizione debitoria dovuta sia alla difficoltà di riscossione dei crediti sia alle limitate attività che attualmente vengono svolte».

 

Il Collegio dei Revisori dei Conti dell’Arap (azienda regionale attività produttive) guidata dal commissario Giampiero Leombroni ha rilevato una serie di problemi non secondari: troppi debiti ma anche troppe consulenze esterne (spesso tutte in casa Pd) nel 2016 che non hanno una giustificazione.

Come dire che le consulenze sono più fine a se stesse che ad uno scopo utile all’ente.

 

Una situazione difficile alla quale si chiede di dare un cambio di rotta superando soprattutto lo «scarso sistema di controllo interno» e «il permanere di uno stato di incapacità nel realizzare i flussi di cassa attesi e le gravi carenze sul piano dei flussi finanziari crisi di liquidità».

Si chiede insomma «un processo di ristrutturazione». Sono chiari i revisori che scrivono al Cda ed analizzano la gestione commissariale iniziata a dicembre 2015.



2 MILIONI DI DEBITI

Viene evidenziato «uno stato di deficienza di liquidità consolidata» che non consente di far fronte con mezzi propri alle spese correnti o ad adempiere alle scadenze  contributive e fiscali ordinarie.

 

Dalle verifiche effettuate risultano quasi 400.000 euro di debiti con l’erario, altri 468.000 euro di debiti per contributi Inps dei dipendenti, poco meno di 1 milione di debiti per ritenute erariali e altri 100 mila euro da Inail (21 mila euro) e addizionale comunale e regionale (80 mila euro).

 

Ma vengono segnalate anche difficoltà gestionali e amministrative che si riflettono sul risultato economico finanziario e che sarebbero causate, dicono i revisori, «da una insufficiente programmazione e pianificazione».


 

GLI INCARICHI ESTERNI

Ma c’è un’altra nota dolente, quella degli incarichi esterni affidati nel solo 2016:  non solo sono stati giudicati troppo  numerosi ma spesso anche ingiustificati perché in realtà la Arap, dice il Collegio dei revisori, al suo interno avrebbe le adeguate professionalità per svolgere i lavori che vengono poi affidati all'esterno.

Ma la ricerca di professionalità esterne sarebbe anche viziata  dall’assenza di criteri predeterminati, certi e trasparente ma «assolutamente generici» e nella totalità dei casi «non emergono altri partecipanti nella procedura selettiva per l'affidamento dei servizi di consulenza».

Insomma si chiama un solo consulente e gli si affida la consulenza… proprio come chi va a colpo sicuro.

 

Dalla verifica effettuata risultano, dunque, oltre 260.000 euro spesi che in realtà potevano e dovevano essere risparmiati.

Si parte, ad esempio, con l'incarico a tempo indeterminato per una generica consulenza in materia giuslavoristica, senza definizione di onorario, all'avvocato Franco Di Teodoro, poi nominato amministratore di Abruzzo Engineering dal febbraio scorso.

I revisori scoprono che ad ottobre 2016 il commissario straordinario ha deliberato di liquidare 4.900 euro all’avvocato e poi annotano: «l’Arap è già fornita di un ufficio legale». A che serve un avvocato esterno?

A febbraio del 2016 è stato dato incarico per la redazione di un piano strategico a Davide Di Federico per 5 mila euro. Ad ottobre c’è stato un incarico allo studio Remigio e associati, commercialisti e avvocati, per 25 mila euro e un altro all' ingegnere Lino Prezioso per 5 mila euro.

«C'è l'assenza di una motivazione di mancato utilizzo di professionalità interne», contestano i revisori, «essendoci nell'organico due dirigenti abilitati alla professione di dottori commercialisti e sussistendo un ufficio legale interno».

 

Allo stesso studio a febbraio del 2016 il commissario aveva affidato un incarico di assistenza commerciale amministrativa da 10.000 euro.

A settembre spunta un incarico a Guglielmo Cardaci per uno studio della complessiva posizione debitoria dell’Arap.

Su questa attività il Collegio non ha avuto alcun riscontro e ha evidenziato anche la mancanza di un termine entro il quale l'attività doveva essere svolta.

A maggio nuovo incarico: è il turno dell’ingegner Roberto Di Marzio per una perizia giurata relativa alla valutazione di un'area ubicata nel Comune di Teramo per 20 mila euro.

In questo caso i revisori contestano la mancanza di trasparenza nell'affidamento.

Così come vengono contestati gli incarichi all’ingegner Lucio Pulini (20 mila euro) o a Diego De Carolis (10 mila euro) per uno studio in tema di riordino delle competenze della pianificazione e gestione delle aree produttive.

Non sarebbe stata valutata la professionalità delle figure interne, dicono i revisori, pure prima di affidare un incarico da 25 mila euro alla  Federmanager Consulting Abruzzo e Molise (tre progetti per la definizione del piano di ristrutturazione di 30 unità di personale su tutte le sedi dell'Arap).

 

 

Si va avanti con la delibera di settembre con cui il commissario straordinario ha affidato al consulente Diego Feruglio un incarico per l'ottimizzazione e valorizzazione delle risorse ICT dell'ente per 9 mila euro. E poi ancora un incarico contestato, quello all’avvocato Pierangelo Guidobaldi per 25 mila euro.  Una consulenza che secondo il Collegio non poteva esserci dal momento che c'è «già un ufficio legale interno».

Si contesta anche un parere pro veritate da 25 mila euro che secondo il collegio  non «ravvisa in termini concreti il relativo rapporto costo-beneficio» affidato al professor Paolo Dell'Anno

 

I CONTENZIOSI

Tanti avvocati alla corte dell’Arap, dunque, ma quanti sono i contenziosi da gestire? Impossibile saperlo.

A novembre scorso il commissario ha comunicato al collegio che era in corso una ricostruzione di tutto il contenzioso in essere ma il Collegio fino ai primi verbali ha sempre manifestato una profonda preoccupazione per la incapacità dell'ente di quantificare l'entità dei contenziosi.

Insomma ad oggi nonostante tantissime richieste di una situazione aggiornata, non è ancora stato consegnato alcun documento.

In fin dei conti risultano singolari e anomali i rilievi fatti dai “giovani” revisori ad un commissario navigato, esperto e competente come il pensionato Leombroni, una vita trascorsa nel gruppo Toto e nella pubblica amministrazione con alte funzioni direttive.

Possibile che scegliesse così le consulenze anche quando era alle dipendenze del privato?


 

Alessandra Lotti