DIRITTO E GEOGRAFIA

Pezzopane: «non sono indagata: ecco il certificato». Ma ignora che...

La difesa sui social ha funzionato: sfilza di commenti contro la «notizia falsa»

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Pezzopane: «non sono indagata: ecco il certificato».  Ma ignora che...

 

 

ABRUZZO. «La senatrice Stefania Pezzopane indagata». Il titolo, riproposto nelle variegate versioni, circola ormai da tre giorni, da quando si è diffusa la notizia (dopo un lancio Ansa) della sua iscrizione nel registro degli indagati con l’accusa di finanziamento illecito ai partiti.

L’indagine è quella sugli appalti dell’illuminazione nella Marsica originata dalle confessioni di un imprenditore (che sarebbero state riscontrate in parte dagli inquirenti) e che ha tirato dentro anche la senatrice Pd per due presunti versamenti da 5mila euro nel 2010.

 

La diretta interessata, molto infastidita per l’accaduto,  non ci sta ed è andata in tribunale per richiedere un certificato che poi ha postato sul suo profilo Facebook, condendolo con commenti chiari e inequivocabili.

 

«HO CHIESTO DOCUMENTAZIONE ALLA PROCURA DELL'AQUILA, NON SONO INDAGATA. BASTA FALSITA'.

Questa mattina ho avanzato ufficiale richiesta alla Procura dell'Aquila di conoscere la mia posizione ai sensi dell'articolo 335 del Codice di Procedura Penale. La stessa Procura dell'Aquila ha rilasciato un certificato a mio nome dal quale risulta, con chiarezza, che non sono iscritta nel registro degli indagati della Procura Dell'Aquila. Essere indagati peraltro non significa nulla ed è una tutela per tutti i cittadini. Ma non è valso per me, nemmeno indagata, ma immediatamente perseguitata. Questo significa che da due giorni circolano notizie false su di me, senza che si sia fatta una verifica. Succede troppo spesso, questo è profondamente sbagliato. Ed ha a che vedere con la forza di una democrazia. Per questo ripeto: basta falsità. Per quanto riguarda le presunte dichiarazioni che ho appreso dalla stampa rese da Angelo Capogna e che mi riguardano, la magistratura, in cui confido pienamente, sta compiendo il proprio dovere e sono certa che farà piena luce, giungendo alle giuste conclusioni su una vicenda che mi vede totalmente estranea ai fatti e alla circostanze riferite».

 


Ma la senatrice Pezzopane forse si avventura in un post sdrucciolevole perché magari ha dimenticato che la richiesta che ha fatto, in forza dell’art. 335 cpp (come si evince dal documento stesso),  permette di conoscere quelle che in gergo si chiamano “iscrizioni nel registro degli indagati”; la cosa che è sfuggita alla senatrice -più concentrata sulla presunta falsità delle notizie- è che la regola ha delle eccezioni.

Una di questa è che, per esempio, per determinati casi specifici è il pm che, con decreto motivato, stabilisce -magari per esigenze investigative -il diniego della comunicazione richiesta.

Cioè chi chiede riceve una risposta con l’indicaizone “non risultano iscrizioni” ma solo perchè il pm ha detto no (e ovviamente non possiamo sapere per ora se il pm ha detto no).

La ragione è semplicissima e facile da comprendere per tutti: se le indagini sono segrete ma fosse possibile conoscerle con una semplice richiesta il sistema non sarebbe stato ben congegnato.

Non sappiamo se sia questo il caso ma siccome la notizia è stata confermata da fonti investigative è quasi certo che la notizia riportata sia vera e che Pezzopane abbia pubblicato un certificato che ‘depista’.

 

Bisogna inoltre sapere anche un’altra cosa: nell’attestazione non compaiono anche le iscrizioni per le quali la fase delle indagini preliminari si è già conclusa con l’esercizio dell’azione penale (richiesta di rinvio a giudizio, di giudizio immediato, di decreto penale di condanna, di applicazione della pena ex art. 444 c.p.p. cd patteggiamento, di emissione del decreto di citazione diretta a giudizio e giudizio direttissimo, che potranno essere attestate nel certificato dei carichi pendenti).

 

Inoltre non compaiono neppure le iscrizioni per le quali la fase delle indagini preliminari si è già conclusa  con richiesta di archiviazione accolta dal Giudice, ovvero di trasmissione degli atti ad altra Procura per competenza.

E ci auguriamo che magari sia questo il caso della Pezzopane.



Un ultimo dettaglio: la richiesta viene rivolta alla procura che risponde per sè e relativamente alle proprie indagini. In questo caso Pezzopane si è rivolta alla procura de L’Aquila.

Dai giornali pare di leggere che la procura competente dell’inchiesta in oggetto sia quella di Avezzano….

Magari è un dettaglio del quale la macchina della propaganda -già in moto-  dovrà tener conto prima o poi.