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Emergenza Gran Sasso, ecco il documento che certifica l’inerzia decennale

Lavori per completare l’impermeabilizzazione del pavimento avviati a febbraio

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Emergenza Gran Sasso, ecco il documento che certifica l’inerzia decennale

Durante i lavori di pavimentazione dei laboratori del Gran Sasso (2006)

ABRUZZO. Per 10 anni nessuno si è preoccupato di completare i lavori nonostante le lettere, i solleciti, l’intervento “pesante” dell’Istituto superiore di Sanità.

C’è voluto l’ennesimo incidente e qualche brivido di troppo corso sulle schiene sotto il Gran Sasso e dentro i laboratori di Fisica Nucleare per ridestare da un torpore decennale.

Tra il 31 agosto ed il 1 settembre 2016 c’è stato l’ennesimo incidente con relativa contaminazione dell’acqua che finisce nell’acquedotto Ruzzo ma la cosa è rimasta segreta invece di essere divulgata alla popolazione.

Si è scoperta poi solo a dicembre perchè la giunta ha proclamato l’allerta idrica.

Nel frattempo è ripreso il carteggio tra la Asl ed i Laboratori (carteggio che aveva subito una battuta di arresto negli ultimi 3-4 anni).

La Asl ha chiesto conto di quello che era accaduto ma la contaminazione è cosa dura da spiegare persino agli scienziati.

«Al momento (il 27 settembre 2016 ndr)», ha scritto Stefano Ragazzi, direttore dei Laboratori, «è difficile comprendere come questo sia avvenuto, non abbiamo infatti nessuna evidenza di un uso incorretto della cappa di aspirazione e d’altra parte i filtri si erano sempre rivelati efficaci. (…) Resta anche da spiegare come la concentrazione di diclorometano nelle acque dell’acquedotto abbia raggiunto valori relativamente elevati pari a circa ⅙ della concentrazione nelle acque di scarico» .

Difficile spiegare l’incidente anche se è ben noto a tutti che il diclorometano evapora, le pareti trasudano acqua e che i reflui poi vengono raccolti e finiscono nelle tubature del Ruzzo. Se qualche sostanza finisce sul pavimento la contaminazione è molto probabile.

Difficile far finta anche di non sapere che la fantomatica «impermeabilizzazione dei laboratori» è tutta una balla o quasi. I lavori del commissario Angelo Balducci dovevano mirare proprio a questo: «mettere in sicurezza i laboratori ed isolarli da ogni possibile contaminazione» rivolta sia all’ambiente esterno (la montagna) e soprattutto all’acquedotto.

Invece -siccome tra il 2004 ed il 2006 quando gli operai invasero i laboratori erano in atto comunque esperimenti con macchinari che non furono spostati- ampie zone del laboratorio non vennero toccati dai lavori e la pavimentazione nuova e impermeabilizzante non venne fatta.

La circostanza non secondaria, però, non è mai detta chiaramente, mai scritta nero su bianco ed evidenziata per far comprendere a chi legge che la «messa in sicurezza» e soprattutto «l’impermeabilizzazione» era più una farsa che altro.

Anzi Balducci per quello che riguarda l'interno delle gallerie dei laboratori, parla di «impermeabilizzazione spinta della pavimentazione delle zone destinate all'attività di ricerca e comunque con provvedimenti capaci di contenere eventuali perdite in adeguati volumi per quanto riguarda le gallerie autostradali».

Che poi proprio questi lavori siano stati svolti dalla Lungarini spa, ditta successivamente coinvolta nelle inchieste della “cricca” di Balducci e accusata di corruzione, è un dettaglio ad oggi persino trascurabile.

Succede invece che l’obiettivo alla fine del 2016 era quello di metterci una toppa (anche fuor di metafora) sperando nella tranquillità, forse per questo la notizia dell’incidente di settembre non venne diffusa.

A novembre i Laboratori avviano le procedure per un avviso urgente di lavori.

A dicembre però scoppia il putiferio, PrimaDaNoi.it pubblica una serie di inchieste per fare chiarezza e capire perchè dopo 10 anni dai lavori l’emergenza non sia mai finita. Ci sono anche diversi accessi agli atti ed i Laboratori si allertano.

A dicembre arriva anche il vincitore della gara: la Euro Edil di Giovanni Colella.

Lavori da 32.164,25 euro per «manutenzione straordinaria per il ripristino della pavimentazione nelle aree in corrispondenza dell’esperimento Opera», vale a dire proprio l’esperimento che nel 2006 aveva impedito i lavori di Balducci.

Ed è questo il primo documento dei Laboratori (dal 2006) che certifica e attesta la necessità di impermeabilizzare il pavimento nelle aree non interessate dai lavori del commissario.

Dunque è corretto dire che per “lavoretti” da poco più di 30mila euro ci sono voluti 10 anni e almeno un incidente noto?

Ma soprattutto siamo sicuri che per risolvere il problema dell’impermeabilizzazione bastino questi lavori qui (anche perchè il vicepresidente Lolli parla di altri lavori milionari)?