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Dipendenti Regione Abruzzo, la Uil rompe e proclama stato di agitazione

Al centro emolumenti non versati e attività antisindacale

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Sede della Regione Abruzzo

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ABRUZZO. Stato di agitazione, richiesta di audizione al prefetto e prossimo sciopero.

E’ questo il percorso di lotta che sta portando avanti la Uil funziona pubblica per difendere i diritti dei dipendenti della giunta Regione Abruzzo.

Le relazioni con i rappresentanti regionali si sono interrotte senza un accordo utile sulla contrattazione decentrata.

Nei giorni scorsi si sono tenute assemblee ed incontri con i dipendenti e manifesti sono stati affissi nelle varie sedi per informare.

Al centro dello scontro i problemi per la ripartizione del fondo 2016 che sarebbe stato ostacolato dal Collegio dei revisori dei Conti.


Secondo la Uil, Giuseppe De Angelis, Alfiero Antonio Di Giammartino, «si nutre l'intima convinzione che si voglia continuare ad operare con poca trasparenza, senza nessuna procedura definita, senza alcun coordinamento e con l’improvvisazione dei singoli dirigenti (non è dato sapere in che modo è stata effettuata la valutazione della performance organizzativa relativa a ciascun dipartimento, semmai effettuata, gli esiti connessi ed i conseguenti provvedimenti adottati, semmai adottati. Parimenti ignota rimane l'azione di monitoraggio eventualmente esercitata durante il corso di esercizio insieme con la verifica degli obiettivi, unitamente ai correttivi posti in essere per consentire la correzione della rotta gestionale). Cercare di penalizzare i dipendenti del comparto non dirigenziale con l'utilizzo di stratagemmi non convenzionali è cosa deplorevole e profondamente ingiusta: i lavoratori del comparto non possono patire per le inadempienze altrui e subire i danni causati da mancanze istituzionali, eventualmente imputabili nei confronti di quanti ne hanno la responsabilità».


Ad oggi i dipendenti regionali non hanno ancora percepito le somme dovute.


L'ultimo conflitto che ha innescato lo scontro e un malessere diffuso si è verificato quando la Regione Abruzzo ha ritenuto di non rispettare le decisioni assunte dal Giudice del Lavoro del Tribunale di Teramo (sentenza n. 728/2016, del 22 novembre 2016) con la quale si è condannata la Regione per attività antisindacale.


«A proposito degli illegittimi trasferimenti», aggiungono i responsabili della Uil, «a nulla sono valse le imposizioni del Giudice e il successivo atto di diffida stragiudiziale, notificato il 28 febbraio 2017, al punto che questa Segreteria si è vista costretta a presentare al Magistrato competente formale denuncia-querela nei confronti del Direttore del Dipartimento Politiche dello Sviluppo Rurale e della Pesca, Dott. Antonio Di Paolo e quanti altri dovessero essere ritenuti responsabili per tutti i reati ravvisabili, con particolare riferimento per il reato previsto e punito dall'articolo 650 del codice penale».


La Uil dunque auspica una «immediata liquidazione delle somme spettanti ai lavoratori del comparto non dirigenziale entro dieci giorni, significando che in assenza di positivo riscontro, verrà proclamato lo stato di agitazione del personale».



«Gia' dalla prossima settimana saranno riattivati i tavoli sindacali, comunque mai interrotti, per definire i necessari accordi sulla contrattazione decentrata e per discutere delle piu' importanti questioni organizzative».

Ad annunciarlo Cristina Gerardis, direttore generale della Regione Abruzzo.

«Non e' certo volonta' della Regione - dice - lasciare irrisolti i temi che sono in discussione con le Organizzazioni Sindacali, ne' penalizzare i dipendenti. Anzi, e' ferma convinzione della delegazione di parte pubblica che solo attraverso un serrato confronto con i lavoratori sia possibile superare le non poche e certamente non trascurabili criticita', comuni a tutte le amministrazioni pubbliche, che derivano dai sempre piu' stringenti vincoli finanziari e organizzativi imposti dalla normativa statale. Nell'attuale contesto sono comprensibili anche prese di posizione veementi come quelle assunte dalla Uil. Non bisogna dimenticare, pero' - rileva Gerardis - che proteste e agitazioni non possono risolvere le questioni sul tappeto, e certamente non possono superare i pareri resi dal Collegio dei Revisori chiamati a garantire la regolarita' della gestione economica e finanziaria dell'Ente. Va, in ogni caso, decisamente rigettata l'accusa di agire con poca trasparenza, senza procedure definite, senza coordinamento e con improvvisazione, semplicemente perche' tale accusa non corrisponde ai fatti».