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Ue, infrazione all’Italia: mancata bonifica di 44 discariche (11 in Abruzzo)

Multa da 42 mln all’anno: record per Basilicata e Abruzzo

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Ue, infrazione all’Italia: mancata bonifica di 44 discariche (11 in Abruzzo)

BRUXELLES. La Commissione europea ha deferito l'Italia alla Corte di giustizia dell'Unione europea per la mancata bonifica o chiusura di altre 44 discariche che costituiscono un grave rischio per la salute umana e l'ambiente.

Le discariche non a norma si trovano 23 in Basilicata, 11 in Abruzzo, 5 in Puglia, 2 in Campania e 3 in Friuli Venezia-Giulia.

Secondo le informazioni ufficiali fornite dalla Commissione europea, i comuni e le località abruzzesi dove sono state individuate le discariche irregolari sono le seguenti:



Campotosto (Loc. Reperduso);

Capestrano (Loc. Tirassegno);

Capistrello (Loc. Trasolero);

Castellalto (Loc. Colle Coccu);

Castelvecchio Calvisio (Loc. Termine);

Corfinio (Loc. Cannucce);

Corfinio (Loc. Case querceto);

Francavilla (Valle Anzuca);

L'Aquila (Loc. Ponte delle Grotte);

Mosciano S. Angelo (Loc. Santa Assunta);

S. Omero (Loc. Ficcadenti).


Questo nuovo procedimento si aggiunge a due condanne già inflitte all'Italia dalla Corte di Giustizia nel 2007 per circa 300 discariche irregolari e nel dicembre 2014 per 198 discariche.

La Corte di Giustizia ha quindi già condannato il nostro Paese al pagamento di una multa complessiva di 42 milioni di euro all’anno.

In più, secondo la sentenza di condanna, si sarebbe dovuto versare una penalità semestrale per i ritardi nelle mancate bonifiche, a partire da un importo iniziale di 42 milioni e 800mila euro.

Delle 198 discariche del dicembre 2014 a giugno 2016 ne restavano da sanare 155, ora sono circa 100.

Di questo passo ci vorranno ancora anni per mettersi in regola.

Va considerato, inoltre, che ogni giorno se ne scoprono altre.


Rispetto alle sanzioni già pagate dall'Italia, va detto che il sottosegretario per le Politiche e gli Affari europei, Sandro Gozi, alcune settimane fa, ha dichiarato che, al 21 marzo 2017, il nostro Paese ha versato alla Ue ben 329 milioni di euro. Di questi, ben 141 milioni di euro per la sentenza “discariche abusive” e circa 270 milioni per sanzioni relative ad altri danni ambientali.

«Tutto questo - ha commentato l'eurodeputato del M5S Piernicola Pedicini - è gravissimo e mette in luce l'inefficienza dei governi del PD e del ministro Galletti e il successivo danno economico che l'Italia subisce per l'incapacità delle nostre istituzioni. Purtroppo, anche in questo caso a pagare saranno i cittadini e non i responsabili degli abusi commessi. Oltre a ciò - ha aggiunto Pedicini - dobbiamo evidenziare le gravi bugie e i dati falsi forniti il 2 dicembre 2014 dal Ministro all'Ambiente. In quell'occasione, giorno in cui la Corte europea emise la prima sentenza di condanna contro l'Italia, il ministro diffuse un pomposo comunicato stampa ufficiale in cui disse che si stava risolvendo l'emergenza. Com'è chiaro, era una palese menzogna, tenuto conto dell'intervento annunciato oggi dalla Commissione europea. Il ministro Galletti, invece di fare falsi annunci, acceleri al massimo le procedure per mettere a norma le discariche abusive e faccia tutto quello che gli compete per evitare altre sanzioni da parte della Ue».


C’è poi un’altra grave pendenza dove l’Italia rischia grossissimo e riguarda le reti fognarie, coinvolge 758 agglomerati in 18 regioni e qualcosa come 18 milioni di cittadini italiani. Secondo fonti Ue, la Commissione europea sta per inviare all'Italia una richiesta di parere motivato complementare nell'ambito di una procedura di infrazione aperta nel 2014, perché il nostro Paese non è in regola con i sistemi di raccolta delle acque reflue in numerosi centri urbani con più di 2.000 abitanti. Bruxelles contesta all'Italia di non aver predisposto i sistemi di trattamento secondario previsti dalle regole Ue, soprattutto per gli agglomerati in aree che la normativa definisce 'sensibili', perché caratterizzate da uno scarso ricambio idrico.

L'ambiente - con 16 procedure d'infrazione ancora aperte - si conferma il settore dove il nostro paese fa più fatica a ridurre le inadempienze rispetto alle regole Ue.