TRAME INTRECCIATE

Cialente e l’incontro con il giudice alla vigilia della sentenza del «fratello» dirigente

Nuove intercettazione sull’inchiesta archiviata che ha coinvolto il primo cittadino

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

612

Cialente e l’incontro con il giudice alla vigilia della sentenza del «fratello» dirigente

L’AQUILA. Ombre e interrogativi su un incontro avvenuto nel 2015 tra il sindaco Massimo Cialente e l’allora presidente  della Corte d’Appello dell’Aquila, Stefano Schirò nei giorni in cui l’ingegnere Vittorio Fabrizi, dirigente del Comune dell’Aquila, aspettava la sentenza d’appello su una sua vicenda giudiziaria.

Cosa si siano detti il primo cittadino e il presidente non si sa (è stata intercettata solo la telefonata dei due che si accordavano per incontrarsi), come sia finita però la vicenda giudiziaria di Fabrizi è noto: assolto.

E si sa anche quello che la Guardia di finanza sospetta: già prima della lettura del dispositivo emesso da un collegio presieduto dal giudice Fabrizia Ida Francabandera, Cialente sapeva che il dirigente sarebbe stato assolto e dunque sarebbe tornato in Comune.

E così è andata.

Vittorio Fabrizi venne sospeso e privato del potere di firma per via di una condanna in primo grado a 10 mesi di reclusione per false attestazioni ma venne reintegrato in seguito all'assoluzione in Corte d'Appello.

Il nuovo episodio che vede protagonista il sindaco uscente l’ha pubblicata ancora una volta Beppe Vespa su L’Editoriale.

Siamo a marzo del 2015, Fabrizi è in attesa di conoscere il suo futuro. Nei mesi precedenti il dirigente comunale, alla guida del dipartimento dell'ufficio della ricostruzione privata, era stato accusato di falsa attestazione per aver attestato la conformità agli strumenti urbanistici vigenti dell'immobile di Valle Pretara  della mamma del collega dirigente Mario Di Gregorio consentendo illegittimamente l'applicazione di una sanatoria fiscale.



LA CHIAMATA AL PRESIDENTE SCHIRO’

Il 10 aprile alle 11.21 il dirigente scrive un sms al sindaco con il quale gli indica il numero del fascicolo del suo caso in Corte d’Appello: «833/2015 R.G. Appelli».

Meno di 3 ore dopo Cialente chiama Schirò, all’epoca presidente della Corte d’Appello dell’Aquila (dal 2012). I due si danno del lei, il sindaco  chiede un appuntamento («la potrei vedere un attimo quando sta comodo?») e un’ora e 20 minuti dopo si vedono in Corte d’Appello.

Il sindaco, intercettato, anticipa al presidente che ha bisogno di «chiedere un favore che non ho mai fatto, ma è un favore alla città».

I due si vedono dunque alle 15.30.

Cosa si dicono?

Non si sa ma alle 15.52 Cialente chiama Fabrizi e gli annuncia: «Allora missione compiuta sto uscendo adesso…(…) parlerà subito con la Francabandera (…) Quindi speriamo di fa ricorso così ci leviamo stu cazzo di dente del giudizio».

Il dirigente ringrazia, Cialente risponde « Ma di che fratello, dovere ciao».

    Qual è la ragione per cui il sindaco deve interessarsi di un procedimento penale di un dirigente comunale tanto da doverne parlare con il presidente della Corte?

In un’altra conversazione telefonica Cialente assicura un suo interlocutore «quello lì c’ha il processo d’Appello il 5 giugno e mi rientra, vabbé mo però c’è la Santoro».

Secondo gli inquirenti «quello lì» sarebbe Fabrizi, in attesa proprio della sentenza di appello, mentre Santoro è l’architetto che ha sostituito Fabrizi  al Settore Ricostruzione privata.

Nella relazione della finanza gli inquirenti sostengono che quella frase «induce a ritenere, con l’obiettiva logicità, che il sindaco Massimo Cialente, riteneva scontato l’esito favorevole del giudizio d’Appello che si sarebbe tenuto nei confronti dell’ingegner Vittorio Fabrizi».

Anche perché, annota la finanza, «il rientro di quest’ultimo nelle funzioni precedentemente svolte, all’interno dell’ente comunale, poteva conseguire solo ad una sentenza di assoluzione e non anche ad un’eventuale sentenza di condanna».

La convinzione più gli sms e l’incontro con Schirò  «costituisce indubbiamente un aspetto suscettibile di adeguata valutazione da parte dell’Autorità giudiziaria competente», annotano i finanzieri.

Su tutti questi aspetti andrebbe fatta chiarezza affinchè le eventuali ombre che si annidano sulle istituzioni possano sparire.

Il giornalista Vespa fa poi notare come la moglie del giudice Roberto Ferrari che ha prosciolto il sindaco (il pm Gallo ha presentato ricorso in Cassazione) sia Giuseppina Zanchiello che «è stata nominata e rinominata presidente del Collegio dei revisori dei conti dell’Ama spa, la società partecipata interamente dal Comune dell’Aquila, con un compenso annuo di circa 30mila euro».

Il giornalista si domanda come mai davanti a questo «evidente conflitto d’interessi da parte del giudice che ha prosciolto il sindaco» nessuno sia intervenuto.


Ma dalla pubblicazione di ulteriori intercettazioni emerge ancora una volta la conferma sul fatto che Cialente sapesse di essere intercettato.

Parlando con Nicola Trifuoggi, ex magistrato ed ex vice sindaco dell’Aquila, Cialente affermava: «Ho avuto conferma (delle registrazioni) l’ha detto il CSM a quello…»


Cialente dice ancora: «Ma ha detto, dice “….stai tranquillo che fra qualche giorno dismettono le registrazioni….”… “…e perché mi stanno a fare le registrazioni?”….niente la storia della metropolitana e per la storia del….di un appalto che io avrei favorito Iannini…ma io con Iannini…chi cazzo lo conosce? Mo’ fottuta vicenda metropolitana…tu l’hai seguita?».


Tutto normale?