LA SVOLTA

Emergenza Gran Sasso, la Regione si sveglia e promette sicurezza e lavori

Dopo oltre 30 anni di rischi ora c’è la solenne presa di “coscienza” del problema.

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Gran Sasso, Lolli assicura: «solo interventi compatibili»

Giovanni Lolli

ABRUZZO. Ci hanno messo un pò di tempo, pian pianino, rischio dopo rischio, alla fine l’hanno capito: ci sono da fare un sacco di cose.

L’emergenza Gran Sasso subisce una accelerata “repentina” e vira decisamente verso l’attivismo  nell’anno del signore 2017.

Dopo 30 anni di rischi e acqua contaminata da attività autostradale e esperimenti scientifici nei laboratori, ora la Regione ha capito che bisogna intervenire e... promette.

Bisognerà ora capire come faranno tutti gli enti coinvolti nella “commissione tecnica” -formata esattamente da tutti gli organi che per tutto questo tempo sono rimasti inerti- a risolvere i problemi senza individuare le responsabilità e dunque fare ammenda.

Ma ci riusciranno visto che non è il primo caso del genere.

Qualche giorno fa a Palazzo Silone si è riunita, convocata dal vicepresidente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli, la Commissione tecnica per la messa in sicurezza del bacino idrico del Gran Sasso alla presenza di tutti gli Enti e le Istituzioni interessate.

Chissà se è la stessa che la Asl di Teramo dal 2007 ha sollecitato decine di volte perchè certificasse che l’acquedotto del Ruzzo e le captazioni sotto la montagna erano sicure, commissione poi con calma istituita nel 2011 dal presidente Chiodi e che da allora si è riunita un paio di volte senza peraltro decidere nulla di concreto o utile.  

Ma questa volta è tutto diverso e le idee sono chiare.


Per prima cosa sono state individuate le strutture regionali competenti in materia - il Dipartimento Opere Pubbliche della Regione diretto dall'ing. Primavera e Arta diretta dall'arch. Chiavaroli - le quali dovranno redigere un Protocollo che regoli le attivita' del Laboratorio del Gran Sasso-INFN e della societa' Strada dei Parchi che possono avere potenziale impatto sul sistema dell'acquifero vincolandole ad una preventiva valutazione e autorizzazione dei diversi soggetti coinvolti nei controlli e nell'erogazione dell'acqua (le due Asl di Teramo e L'Aquila, i due gestori del servizio idrico la Ruzzo Reti e la Gran Sasso Acqua e la stessa Arta) fissando modalita' e tempi certi nell'espressione dei pareri da parte di questi Enti.

Dunque un pò di chiarezza, trasparenza e certezze; se era così facile perchè non si è fatto 30 anni fa?


Inoltre i due Enti gestori del servizio idrico nei prossimi giorni indicheranno - oltre la dotazione esistente e gia' operativa nei controlli - l'acquisto di una doppia nuova strumentazione che risponda a tecnologie ancora piu' moderne e sofisticate in grado di individuare in tempo reale con maggiore dettaglio, velocita' e puntualita' ogni possibile presenza di contaminanti. La scelta di questi strumenti sara' sottoposta ad una preventiva certificazione da parte delle ASL, dell'Arta e dell'Istituto Superiore di Sanita'.

Eppure nel 2006 negli 80 milioni spesi dal commissario Balducci tra le opere c’erano anche sofisticati sistemi di sicurezza e di monitoraggio anche dell’acqua in uscita da traforo e laboratori. Peccato che proprio il 1 settembre 2016, il giorno dell’incidente che ha fatto riscoppiare l’emergenza, proprio quel sistema fosse fuori uso ed attivato solo il giorno seguente.


La terza cosa stabilita dalla commissione è «la messa in sicurezza definita e per la realizzazione delle opere strutturali connesse, il Laboratorio del Gran Sasso fornira' uno studio per la parte che lo coinvolge ed analoga richiesta e' stata rivolta alla Strada dei Parchi».

La messa in sicurezza definitiva doveva essere lo scopo del commissario nel 2006 ma i soldi erano pochi e non bastarono e per questo lo stesso Balducci stilò una lista di opere da fare per terminare i lavori iniziati e raggiungere la totale impermeabilizzazione dell’acquedotto. Inoltre venne scritto chiaramente che molti degli studi già pagati sarebbero stati molto utili per proseguire proprio quelle opere, dunque oggi dovrebbe essere molto più facile e spendere meno...

Di soldi invece ne sono stati spesi a milioni ma quei lavori e quelle carte sono state dimenticate per 10 anni.  

 




Ora si parla di nuovi finanziamenti grazie al governo centrale per risolvere problemi che dissero essere stati completamente risolti già nel 2006.


La Commissione ha valutato inoltre che gli episodi di questi giorni, «al di la' della loro relativa incidenza, dimostrano la capacita' dell'attuale sistema dei controlli di monitorare ed intervenire tempestivamente in caso di anomalie, ma testimoniano ulteriormente e in modo evidente che l'intero sistema, per il modo in cui e' stato sin dall'inizio concepito, e' oggettivamente esposto a rischi di interferenza e richiede interventi contingenti e infrastrutturali in grado di affrontare, mitigare e risolvere definitivamente ogni problema».


Meglio tardi che mai?

Ora qualcuno ci spieghi anche perchè di tanta inerzia...



LOLLI IN RITARDO INCARICA IL PROGETTISTA DI BALDUCCI

«L’acquedotto del Gran Sasso ha un problema, non è impermeabilizzato adeguatamente e questo ha provocato in passato dei casi di contaminazione, seppur sotto la soglia della legge».

Lo ha detto il vicepresidente Lolli in una intervista a Il Centro spiegando una cosa che è stata certificata già 10 anni fa ma che prima mai nessun ente pubblico aveva osato ammettere in pubblico.
Verità scomode, anzi scomodissime che, invece, ora si dicono candidamente come se fossero state appena colte.


«C’è un problema serio», ha aggiunto, «e cioè che siamo di fronte a un sistema costituito da autostrada, laboratorio e acquifero mal concepito all’inizio, nel senso che quando si è costruita l’autostrada alcuni decenni fa gli operai si trovarono di fronte a una colonna d’acqua imponente, alta 6-700 metri, che sono stati costretti a rimuovere, altrimenti avrebbe impedito il proseguimento dei lavori. Così la convogliarono sotto l’autostrada con un tubo. Successivamente venne realizzata l’autostrada e fu costruito il Laboratorio di fisica nucleare del Gran Sasso. A quel punto, quest’acqua del tubo è stata captata prima dal Ruzzo a Teramo e poi all’Aquila. Insomma, l’acqua si trova sotto l’autostrada e sotto il laboratorio e quindi questo è un sistema che inevitabilmente può essere sottoposto a contaminazioni e interferenze. Tenete presente che i tubi dentro cui scorre l’acqua non sono concepiti per captare acqua, perché sono di cemento. Non hanno la necessaria impermeabilizzazione».

La fortuna della cricca in Abruzzo prima e dopo il terremoto

ABRUZZO. Grazie alle inchieste di Perugia e Firenze sulla cosiddetta "cricca" e gli appalti del G8 stanno emergendo inquietanti verità sull’affidamento di appalti per centinaia di migliaia di euro.


Cemento?

Eppure nei documenti di Balducci tra le opere realizzate ci sono anche condotte e sostituzioni di tubature in acciaio inox. Questi tubi impermeabili ci sono oppure no? E perchè -se non ci sono- non sono stati sostituiti all'epoca?

Lolli poi sempre a Il Centro spiega che c’è stato già un incarico tecnico affidato al professor Roberto Guercio (affidamento non si sa concesso con quale procedura e per quali ragioni) che è poi lo stesso che ha progettato la gran parte delle opere ordinate da Balducci.

«Lo studio è volto a trovare un altro sistema di captazione, della stessa dimensione, ad altezza e non sotto il pavimento e soprattutto convogliata in un tubo di inox. All’Autostrada abbiamo chiesto un’azione analoga. Noi li analizzeremo e li faremo verificare da terzi», ha detto Lolli.

Attenzione che sempre Balducci e magari proprio lo stesso Guercio avevano già prodotto tutta una serie di soluzioni al riguardo…

Altro punto che non torna è: come hanno fatto le giunte regionali dal 2005 al 2017 (ultima ad aprile) ad autorizzare la captazione idrica conoscendo tali criticità e giustificandola con una rpofonda crisi delle sorgenti (crisi provocata dagli scriteriati lavori di traforo e laboratorio)?



I SINDACI PROVOCANO...

Intanto i sindaci ora premono dopo che il loro controllo sulla Ruzzo in tutti questi anni ha fatto… acqua

«Se la risorsa idrica è a rischio per noi si possono chiudere i laboratori e anche il Traforo», dicono provocatoriamente i sindaci teramani.

Nei giorni scorsi una prima riunione con il presidente del Ruzzo Antonio Forlini per fare il punto.

«Rispetto ai contenuti della riunione odierna con i sindaci lunedì stileremo un documento che sarà oggetto di una comunicazione agli enti interessati a partire dalla Regione - sottolinea Forlini - Quello che si chiede, oggi, è la massima attenzione e garanzia della risorsa idrica teramana ed abruzzese perché, e ribadisco ciò che è stato detto in più occasioni, lì insistono tre attività tra loro confliggenti. Non si può rinunciare forse a nessuna delle tre ma quella che noi mettiamo prioritariamente in testa a tutte è la risorsa idrica, quella viene prima di tutto, e quindi la tutela delle sorgenti. Poi viene tutto il resto».

Per quanto riguarda la posizione espressa dai sindaci, Forlini sottolinea come si tratti di una posizione che ha non solo un fine provocatorio ma anche l'obiettivo di elevare il livello di attenzione rispetto ad problema ormai impellente.

«C'è una criticità - conclude - che va affrontata e risolta».

Peccato che qualche mese fa diceva esattamente il contrario.

Qualcosa deve essere successo nel frattempo...