MISTERO FITTO

Emergenza Gran Sasso, nel mirino i lavori di Strada dei Parchi nel tunnel

I Laboratori si tirano fuori: «la nostra acqua messa a scarico dal 1 maggio»

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Laboratori del Gran Sasso abusivi, inadeguati e pericolosi: così il perito nel 2003. Ed oggi?

L'ingresso ai laboratori


TERAMO. Un’emergenza enorme… di appena una manciata di ore. Analisi in tempi record da parte dell’Arta nella notte tra martedì e mercoledì e la notizia ufficiale annunciata dalla prefettura dopo le ore 2: emergenza terminata, l’acqua è tornata potabile.

Tutto a posto?


Niente affatto, siamo in terra d’Abruzzo e la verità di questi tempi è dura da conquistare anche perchè come al solito gli enti pubblici (quelli che dovrebbero tutelare la salute pubblica) non brillano per correttezza nell’informazione e nemmeno nella tempestività. Un solo obiettivo è sempre chiaro fin dal 2002 ad oggi: tranquillizzare, minimizzare, dichiarare cessate le “emergenze” che però poi ritornano sempre.  


L’emergenza sembra così finita ufficialmente  ma ci sono ancora tante cose che dovranno essere spiegate ai cittadini spaventati e che ieri hanno preso d’assalto i negozi alla ricerca di acqua in bottiglia.

Proprio i cittadini spaventati e in apprensione non sanno più a chi credere e questa volta non sembra colpa dei giornali.

Per il momento si deve prendere atto che nel corso della notte appena trascorsa, durante un tavolo permanente della crisi aperto alla Prefettura di Teramo, verso le ore 2:00, sono arrivati i risultati ordinati all’Arta  ieri sera intorno alle ore 20 a crisi scoppiata.

I risultati chimici sull'acqua prelevata dei sei campioni ha dato «esito negativo» e, dunque, «piena conformità alla normativa vigente».

In seguito a queste nuove analisi la Asl ha  informato (la Prefettura) che è stata revocata la disposizione sulla non potabilità dell'acqua ed assicura che «continuerà il monitoraggio con l'esecuzione dei prelievi in rete e alle opere di captazione».

Alle 7 di questa mattina anche il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ha annunciato la fine della crisi idrica, così come il sindaco Maurizio Brucchi che contemporaneamente ha annunciato anche la fine della crisi idrica e la sua decisione di ritirare le dimissioni per occuparsi del problema.





MISTERO TOLUENE

Nessuno ha per ora diffuso le analisi dell’Arta, quelle analitiche, dove si potrebbe evincere la natura della sostanza. Varie fonti già da ieri parlano di Toluene una sostanza contenuta nei depositi dei Laboratori. Ma proprio i Laboratori fanno sapere che loro non c’entrano (questa volta).

Meno male? No perchè allora il principale indiziato diventa Strada dei  Parchi che giorni fa ha annunciato la chiusura del traforo per lavori del 3 e 4 maggio per «urgenti lavori di manutenzione». Sembra tra le altre cose sia stata fatta una profonda verniciatura e potrebbe essere stata utilizzato proprio il toluene.

E’ notorio (confermato però solo nei mesi scorsi dalle inchieste di PrimaDaNoi.it) che i lavori dimessa in sicurezza del "sistema Gran Sasso" non hanno avuto gli effetti sperati e questi hanno interessato anche il tunnel con lavori di impermeabilizzazione al massetto e lavori al sistema di aerazione con una spesa di  3,4 mln di euro che il commissario Angelo Balducci consegnò alla società concessionaria. Eventuali sostanze sversate in galleria confluiscono in canali di scolo che potrebbero entrare in contatto con l'acqua che poi entra nella rete dell'acquedotto.  

In una esercitazione del 2008 erano emerse criticità all'intero sistema Gran Sasso ma da allora, nonostante una serie di lettere della Asl di Teramo, nessuno è stato mai in grado di certificare l’assoluta impermeabilità dell’acquedotto che attraversa laboratori e traforo.



ANALISI DELL’8 MAGGIO, ACQUA A SCARICO DAL 1 MAGGIO


L’acqua contaminata è quella in uscita dal Traforo del Gran Sasso e lo certificano analisi dell’8 maggio.

Lì come detto c’è il tunnel autostradale ed i laboratori di fisica nucleare.

Proprio i laboratori oggi affermano che «le acque provenienti dal punto di captazione interno ai Laboratori sono messe a scarico dal giorno 1° maggio. È quindi da tale data che tutte le acque provenienti dai LNGS non vengono immesse nella rete idrica dell’acquedotto del Ruzzo. Tale misura di messa a scarico è stata adottata in via precauzionale, d'intesa con la AUSL, in occasione dei lavori di parziale ripavimentazione in corso nei Laboratori sotterranei».

Lavori che dovevano essere già stati svolti (e chissà se pagati) nel 2005 dal commissario Balducci che nella sua relazione garantiva la totale impermeabilizzazione dei pavimenti dei laboratori. 


Inoltre, i LNGS rendono noto che, dai monitoraggi costantemente eseguiti in tutti questi giorni, «le acque di scarico in uscita dai Laboratori sono sempre risultate e tuttora risultano pulite e assolutamente conformi ai requisiti previsti per le acque potabili.  Nessuna responsabilità è quindi da imputare a questi Laboratori per la disposizione di sospensione dell'uso a fini potabili delle acque in uscita dal Traforo del Gran Sasso».





INDAGA LA PROCURA CON UN POOL

Sarà un pool composto da tre magistrati e coordinato dal procuratore capo di Teramo, Antonio Guerriero, ad indagare sul nuovo presunto episodio di inquinamento che ieri aveva portato, in via precauzionale, a sospendere l’utilizzo per fini potabili dell’acqua proveniente dalle captazioni del Gran Sasso e destinata a rifornire le utenze di 32 Comuni del teramano, compreso il capoluogo. Il pool, composto dai pm Stefani Giovagnoni, Greta Aloisi e Davide Rosati, indagherà su due episodi, sia quello dell’8 maggio sia quello dello scorso agosto, riuniti in un unico fascicolo.


FORUM H2O: «LA CREDIBILITA’ SI FONDA SULLA TRASPARENZA»

Il Forum oggi fa notare che i risultati non conformi erano quelli  dei prelievi dell'8 maggio, il giorno precedente alla dichiarazione di non potabilità.

«Non possiamo che chiedere con forza che siano immediatamente pubblicati tutti i referti in originale (non stringate e parziali tabelle word/excel riassuntive) con tutti i dati dei campioni dell'8 maggio risultati non conformi e dei giorni precedenti», dice Augusto De Sanctis, «siano resi disponibili i referti delle analisi condotte sui campioni raccolti per l'intero territorio teramano e per l'Aquilano. Tra l'altro non dovremmo neanche chiederlo visto che il Decreto sulla trasparenza dei dati ambientali, il D.lgs.195/2005, imporrebbe la pubblicazione come obbligo da 12 anni (!).

Sia pubblicata anche la corrispondenza tra gli enti delle ultime settimane. La credibilità del sistema, anche per evitare isterie, si basa sulla trasparenza e sull'organizzazione soprattutto se si è  pienamente consapevoli delle irregolarità strutturali presenti presso le captazioni  del Gran Sasso ampiamente note ed ammesse dagli stessi enti».

 Intanto il Forum dell’Acqua e Sinistra Italiana chiedono di spiegare quello che è avvenuto e dare risposte a tutte le problematiche sollevate nell’esposto di due mesi fa relativo all'intero sistema idrico del Gran Sasso su entrambi i versanti. Risposte dovranno arrivare anche all’interrogazione presentata a fine aprile dal deputato di Sel, Gianni Melilla.

«Non ho ancora ricevuto risposte nonostante l’assoluta gravità e urgenza» fa notare l’onorevole.

Già a marzo 2017, infatti, l'Istituto superiore di sanità aveva rilevato «una generale non conformità della localizzazione dei locali ed installazioni dei Laboratori nazionali del Gran Sasso e delle attività condotte rispetto ai dettami dell'articolo 94 del decreto legislativo n. 152 del 2006»;

Ancora prima la Asl di Teramo aveva disposto la sospensione, in via cautelativa, dell'immissione in rete delle acque dal pozzetto di prelievo n. 1917, inerente all'acquedotto Ruzzo, a seguito della rilevata presenza di diclorometano nelle acque, senza, per altro, darne tempestiva comunicazione ai cittadini.

Ma qual è lo stato dei lavori di messa in sicurezza e conformità dei locali e delle installazioni dei laboratori nazionali del Gran Sasso?

«Ciò che è accaduto oggi non è altro che uno dei tanti possibili episodi che gli ambientalisti denunciano dal 2002» denuncia invece Marano Mario Viola, Responsabile MW per l'Abruzzo. «Ciò che era ritenuto solo una possibile criticità , ossia il contatto fra l’autostrada e l'acquifero del Gran Sasso, è risultato un fatto concreto e reale. Almeno questo sembra sia accaduto. Sarebbe il caso che le istituzioni preposte chiariscano celermente la causa del nuovo inquinamento».

Viola ricorda anche quanto scritto nelle scorse settimane da PrimaDaNoi.it ovvero che i lavori di messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso sono stati svolti tra il 2004 ed il 2006 dal commissario Angelo Balducci per una spesa complessiva di ben 84 milioni di Euro di cui 22,3 milioni hanno riguardato gli interventi di carattere idraulico e ambientale delle gallerie, le opere di

drenaggio e l'impermeabilizzazione. Inoltre circa 3,2 milioni di euro sono stati assegnati proprio alla Società Strada dei Parchi.

«Che tipo di lavori hanno fatto? Come sono stati impiegati tali fondi? Ci sembra chiaro che ormai il problema della convivenza del più grande acquifero d’Abruzzo con l’autostrada e i laboratori dell'INFN è un problema serio che richiede un’attenzione particolare» afferma Massimo Fraticelli responsabile Parchi MW Abruzzo.



STRADA DEI PARCHI: «SOLO RIDICOLI SOSPETTI SU DI NOI»

 «Da oltre dieci anni utilizziamo gli stessi materiali e le stesse modalità per riverniciare le strisce sull’asfalto sotto il Gran Sasso. In oltre dieci anni non è mai emerso un problema, non solo perché i materiali che utilizziamo sono quelli autorizzati dalle stesse ASL, ma soprattutto perché le quantità di solventi contenute nelle vernici sono davvero infinitesimali».

Così questa sera Strada dei Parchi che gestisce A24 e A25 e di il tunnel autostradale sotto il Gran Sasso.

I laboratori avevano già escluso una loro responsabilità ed ora anche Strada dei Parchi fa lo stesso.

Questo non fa che infittire il mistero della contaminazione che per certo arriva dalla montagna.  

«Se non bastasse ciò», aggiunge la nota del gruppo Toto, «ci pensano i fatti a dimostrare l’infondatezza del sospetto: basta considerare che sotto il manto stradale dove sono state fatte le strisce ci sono oltre 25 centimetri di catrame. Sotto ancora ci sono qualcosa come 30-70 centimetri di cemento armato che rendono ridicolo il solo pensare che ci possa essere un’ipotesi di filtraggio delle micro particelle di vernice con la falda. Pertanto, le false notizie  che stanno circolando da un alcune ore a questa parte sono frutto di un perverso gioco di scarico delle responsabilità e di errori di valutazione. False notizie imputabili forse ad una superficiale conoscenza dello stato dei luoghi e delle attività svolte da SdP nei due tunnel».