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Tragedia Rigopiano, il pm: «Prefettura e Regione? Non ci sono condotte penalmente rilevanti»

Lacchetta: «non sono un omicida»

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tribunale procura pescara

PESCARA. «Se tra gli indagati non compaiono persone fisiche, dipendenti o rappresentanti della Prefettura o della Regione Abruzzo, la spiegazione e' che allo stato delle indagini non abbiamo individuato condotte di singole persone fisiche che sembrano penalmente rilevanti in relazione alle ipotesi di reato di cui oggi parliamo, cioe' omicidio colposo e lesioni colpose».

Lo ha detto il procuratore aggiunto della Repubblica di Pescara, Cristina Tedeschini, a proposito dell'inchiesta relativa alla tragedia dell'Hotel Rigopiano in cui il 18 gennaio scorso hanno perso la vita 29 persone.

Nella vicenda sono indagate sei persone tra cui il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, e Bruno Di Tommaso, gestore dell'albergo e amministratore e legale responsabile della societa' "Gran Sasso Resort & SPA". Gli indagati sono accusati di omicidio e lesioni colpose e di rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro.

Alcuni parenti delle vittime hanno contestato nelle ultime ore come non ci siano indagati tra Regione e Prefettura.

«La società civile discute», ha detto ancora il magistrato, «confronta le sue idee, ha i suoi dolori e i suoi problemi, ci sono bambini orfani e ci dispiace, perché questo è un disastro, ma noi facciamo il nostro lavoro, stiamo zitti e dobbiamo parlare solo con gli atti giudiziari».



NO PRECESSO AD ENTI

«La procura - ha aggiunto - non fa il processo agli enti, ma fa le indagini sui comportamenti di persone fisiche. Quando si chiede dove sono la Regione o la Prefettura, sono questioni che chiamano in causa riflessioni diverse dalle nostre. I piani di valutazione sono tanti e il mio piano di valutazione e' quello del penale, io non faccio responsabilita' civile, non faccio responsabilita' disciplinari e soprattutto non faccio responsabilita' politica».

In particolare, relativamente al comportamento della Prefettura, ha detto: «La mia indagine non mi ha portato li'. La mia indagine, che verte sulla ricostruzione dei fatti, sul capire chi doveva fare che cosa, chi stava dove e chi sapeva cosa, oggi mi porta su quelle sei persone fisiche»


«VOGLIAMO I NOMI PIU’ PESANTI»

«Il sindaco Ilario Lacchetta e il direttore del resort di Rigopiano Bruno Di Tommaso sono pesci piccoli. Vogliamo prendercela con loro? Ok, va bene, ma non sono quelli che hanno causato il disastro. Non può essere Lacchetta il capro espiatorio. Nella lista mancano i nomi più pesanti come il presidente della Regione Luciano D'Alfonso e il prefetto Francesco Provolo. Mancano quelli che riteniamo i principali responsabili. Hanno abbandonato il territorio e l'hotel», ha detto al Messaggero Gianluca Tanda, fratello di una delle vittime della tragedia dell'hotel Rigopiano e portavoce del comitato vittime.

«L'albergo andava evacuato», sottolinea. «Ora mi aspetto che, chi ha causato tutto questo, liberi la poltrona. Non lo dico alla luce degli avvisi di garanzia, ma per l'incompetenza dimostrata». Parla di incompetenza anche Simona Di Carlo, familiare di altre due vittime, intervistata da Repubblica.

«Maggiore è l'incompetenza a ricoprire il tuo ruolo, maggiori i rischi che puoi procurare alle persone. Ed è ciò che è accaduto», dice. «La procura ha individuato molto bene la strada, sì. E ora spero allarghi la lista». Sentito dalla Stampa invece Giampiero Parete, il primo a lanciare l'allarme dopo la slavina. «Chi ha sbagliato deve pagare, comunque non sarò io ad emettere la sentenza al posto dei giudici», dice.


C’E’ UN ALTRO FILONE

Intanto la procura lavora anche su un altro filone dell' inchiesta, quello relativo al crollo, che riguarda l'iter autorizzativo e la realizzazione della struttura.

«Questo filone di indagine si colloca in un tempo diverso rispetto ai decessi e andrà a cercare i nomi di persone lontane nel tempo - spiega il magistrato Tedeschini- Il crollo è avvenuto adesso e occorrerà andare a ricercare condotte colpose di chi, insieme naturalmente a una valanga, ha concorso a cagionare il crollo di un edificio, ovvero di chi ha preso le decisioni di realizzare quella struttura, del progettista, del geologo che forse doveva fare un esame del terreno»


LACCHETTA: «NON MI SENTO OMICIDA»

«Non mi sento un omicida. Le accuse pesano sulla coscienza e proprio per questo sto lavorando con i miei legali perché voglio dimostrare la mia innocenza», commenta intanto il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, indagato.

«Rifarei tutto quello che ho fatto. In piena emergenza ho gestito la situazione con tutte le mie forze e anche di più. Se avessi avuto la sfera di cristallo non staremmo qui a parlarne» ha aggiunto il sindaco, a margine di un convegno sulla sicurezza sul lavoro organizzato a Farindola da Confindustria Chieti-Pescara, ricordando che tutta la zona era coperta da metri di neve e che «c'erano persone, anziani, bambini e disabili bloccati in casa», mentre «l'albergo non era un'emergenza specifica, ma rientrava nell'emergenza complessiva».

«Il fatto di essere indagato - ha proseguito - ha il valore procedurale di un atto dovuto per il ruolo che ricopro. È anche una garanzia per me che mi consentirà di dimostrare la mia innocenza. È giusto che gli inquirenti facciano le dovute indagini e che emerga la verità su questa tragedia. Mi aspettavo da mesi l'avviso di garanzia e ora è arrivato. Penso di aver fatto tutto quello che potevo fare - ha concluso - e insieme con i miei legali ricostruirò tutto il mio operato».


«LA VALANGA ERA PREVEDIBILE»

«Sulla prevedibilita' dell'evento valanghe sembrano confluire tante fonti di prova», ha detto ancora Tedeschini. «Se oggi fossimo arrivati alla conclusione che la valanga non era prevedibile - aggiunge Tedeschini - l'inchiesta l'avremmo chiusa, perche' l'evento imprevedibile, in base al codice, interrompe ogni nesso causale e a quel punto qualunque sciocchezza fosse stata commessa, sul piano penale sarebbe andata in archivio».