L'INCHIESTA

Pescara Porto, D’Alfonso e Milia indagati dalla procura di Pescara

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Pescara, via libera ai tre palazzi sul mare dei Milia & Co


PESCARA. La Procura di Pescara ha iscritto nel registro degli indagati il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, e altre persone, in un'inchiesta relativa alla vicenda del recupero del complesso ex Cofa, l'area di 35 mila metri quadrati di proprietà della Regione, che per trent'anni ha ospitato il mercato ortofrutticolo pescarese. Una porzione dell’area è oggetto di lavori da parte della ditta Pescara Porto delle famiglie Milia e Mammarella.

D'Alfonso è indagato anche in un'altra inchiesta della procura dell'Aquila relativa ad appalti della Regione. Per la vicenda Pescara Porto con D'Alfonso sono indagati anche l'avvocato Giuliano Milia, difensore del governatore, il dirigente del comune di Pescara, Guido Dezio, ex braccio destro di D'Alfonso, l'ex consigliere regionale del Pd Claudio Ruffini, ex segretario particolare del presidente (anche lui coinvolto nell'inchiesta dell'Aquila), e Vittorio Di Biase, dirigente del servizio Genio civile della Regione.

Per ora l'ipotesi di reato sarebbe quella di abuso d'ufficio e falso.

L’inchiesta sarebbe nata da uno stralcio di quelle aquilane e sarebbe supportata da numerose intercettazioni telefoniche che racconterebbero una serie di relazioni e intrecci dietro la costruzione del complesso edilizio. Relazioni che vedrebbero protagonista proprio lo studio legale Milia.

Per ora gli investigatori si sono concentrati sul repentino cambio di posizione del genio civile.

Infatti ruota attorno al rischio idrogeologico e all'esondazione del fiume Pescara, una ipotesi contenuta nel piano stralcio alluvioni intervenuto fra l’altro in seguito alla presentazione del progetto e al permesso di costruire.

Sul recupero del complesso ex Cofa, (di proprieta' della Regione, che per decenni ha ospitato il mercato ortofrutticolo) sono avvenute nel tempo delle interlocuzioni tra Comune e Genio, sfociate anche in una interrogazione da parte del Movimento Cinque Stelle. E proprio sul rischio idrogeologico, lo stesso Genio avrebbe cambiato improvvisamente il proprio parere.

La vicenda secondo indiscrezioni prende spunto da una serie di intercettazioni telefoniche registrate dalla Dda dell'Aquila e passate poi ai colleghi di Pescara.

Gli indagati in questo filone di indagine sono gia' stati ascoltati dagli inquirenti coordinati dal pm Anna Rita Mantini.

Parla di «scandalo alla luce del sole» Maurizio Acerbo, segretario nazionale Rifondazione Comunista. L’inchiesta riguarda proprio il piano particolareggiato su cui lui aveva denunciato la «porcata» con cui la politica «ha reso legittimo un progetto che era stato bocciato dal TAR proprio su mia iniziativa».

 

D'Alfonso e Alessandrini durante demolizione ex cofa


In particolare, secondo quanto si è appreso, tra il materiale d'indagine ci sarebbero intercettazioni ritenute «interessanti».

La maxi-inchiesta aquilana ha portato ad 11 fronti finora conosciuti e 33 indagati complessivi.

Sull'area dell'ex Cofa è divampata una polemica politica portata avanti in particolare da M5s riguardante anche il progetto della società Pescaraporto per la realizzazione di un complesso edilizio nell'area ex Edison, con la costruzione di tre edifici di sette piani.

Pescaraporto è una società che risulta intestata a due società minori: Viana, di cui sono azionisti i costruttori Andrea e Luca Mammarella e Uropa, di cui sono soci Ugo, Roberto e Paola Milia, figli dell'avvocato di D'Alfonso, Giuliano Milia.


D'ALFONSO: «DOCUMENTALMENTE IMPROBABILE»


«Per quello che ho fatto all'ex Cofa - dice D'Alfonso interpellato sulla vicenda - mi aspetto la cittadinanza onoraria. Tanto quanto è vera la notizia data allo stesso modo ne sarà vera subito un'altra: la posizione assolutamente meritoria della Regione che ha demolito un manufatto abbandonato e nei decenni divenuto ricovero per senzatetto oltre che oggetto d'emergenza ambientale. Per questo motivo attendo con insuperabile tranquillità l'evolversi della vicenda che giudico documentalmente improbabile».

Non sono ancora chiari i fatti contestati, le prove in mano agli inquirenti e le versioni già fornite dagli indagati. C'è molta cautela negli ambienti investigativi che lavorano ormai da molti mesi e, se il governatore punta sulla certezza della mancanza della prova, c'è già chi legge 'politicamente' l'iscrizione del potentissimo avvocato Milia nel registro degli indagati.
Non succedeva dagli inizi degli anni '90 ma quella era un'altra storia -che peraltro si concluse nel nulla- e segnò nei fatti l'inizio della vertiginosa ascesa dell'avvocato dei potenti (cioè i molti amministratori locali finiti nei guai).

Due per ora le certezze: un nuovo inizio di una vicenda giudiziaria e l'assedio sempre più serrato del governatore e del suo sistema di potere.


L’ITER, GLI AIUTINI E LE SPINTARELLE: CHE STORIA

Nel 2012, il dirigente comunale D’Aurelio, senza averne competenza, rilasciò, scavalcando il Consiglio Comunale, un permesso di costruire in deroga per un decreto sviluppo che, al posto di un parco pubblico, permetteva di costruire 3 palazzi da 7 piani.

Un permesso di costruire rilasciato su un’interpretazione “estesa” del Decreto di Monti e della legge regionale approvata sempre dal centrodestra.

L’amministrazione di centrodestra, guidata dall’allora sindaco Albore Mascia, decise di sostenere quel permesso illegittimo, insieme alla Pescaraporto, nel ricorso al Tar dell’hotel.

Il Tar diede torto a Comune e Pescaraporto annullando il parere illegittimo.

Il 23 dicembre 2014  viene inserito nella legge di stabilità approvata dal Parlamento, all’art. 1, un comma di sole due righe: il comma 271, che sembra scritto su misura per consentire ai privati di ottenere il via libera al mostro di cemento sul lungomare. Il comma venne inserito da un parlamentare vicino alla senatrice Federica Chiavaroli ma c’è anche chi parla di un ‘gioco di squadra’, squadra che poi si è vista anche negli anni successivi con una serie di stranezze e storture ‘istituzionali’ ...

In Parlamento si approva poi un’interpretazione autentica della norma che ha addirittura effetto retroattivo: quel comma non solo ha legiferato sul futuro ma è di fatto intervenuto a salvare anche il permesso già rilasciato.

La legge si è adattata a Pescaraporto e gli incentivi del Decreto Sviluppo prevalgono sui piani regolatori.

A novembre del 2015 dopo l’intervento del Parlamento, Pescaraporto vince al Consiglio di Stato, anche grazie alla Giunta Alessandrini, che si è nel frattempo costituita per sostenere il progetto edilizio.

Permesso di costruire che diventa ora legittimo grazie alla provvidenziale norma e via al cantiere.

Gli hotel in riva al mare diventano uffici e nel frattempo D’Alfonso ha fatto abbattere l’ex Cofa.

Nel 2016 si preme sull’acceleratore e partono diffide, silenzi assensi, pareri illustri di esperti romani discussi (quella del professor Police) e con qualche errore di troppo e nuovo ricorso al Tar.

Nel 2017 si tenta di non far discutere la delibera in Consiglio ed il sindaco impone di attendere la decisione del Tar che alla fine arriva e dà nuovamente torto a chi sosteneva che si poteva approvare tutto senza passare dal consiglio.


IL FULCRO DENTRO GLI ATTI DI GENIO CIVILE E AUTORITA’ DI BACINO


Il M5s, come detto, ha dato filo da torcere in tutte le sedi dovendosi scontrare con un mastodontico e farraginoso apparato burocratico che è sembrato ostacolare la ricerca di risposte a molti interrogativi.
A seguire la storia negli anni è stata Erika Alessandrini, consigliera M5s specializzata in affari urbanistici.
Alessandrini ricorda che il 28 Novembre 2015 il M5s chiese al Sindaco  Alessandrini  di «ricorrere in Cassazione per bloccare la cementificazione della riviera sud e di agire con fermezza annullando il permesso di costruire che, nel 2012, era stato concesso a Pescaraporto srl. Parlammo di “un atto dovuto” per la  pubblica incolumità e la tutela dei cittadini pescaresi, per via della presenza in quell’area di un rischio di esondazione elevato».
 Il 16 Dicembre 2015 il Consiglio comunale di Pescara approvò una proposta del Movimento 5 Stelle che invitava il Sindaco ed il Dirigente dell’Edilizia a valutare la possibilità di revocare il Permesso di costruire rilasciato nel 2012 alla Pescaraporto srl, «in quanto le aree su cui dovrebbero essere realizzati tre palazzi di sette piani, sono state classificate dalla Regione Abruzzo ad elevato rischio di esondazione».

 

Il 13 Gennaio 2016 il M5s denuncia il ritardo (più di un mese) con cui la Presidenza trasmette gli atti approvati in Consiglio su questo delicato tema. «Si chiedeva al Sindaco», ricorda Alessandrini grillina, «di emanare urgentemente un’ordinanza di sospensione dei lavori della Pescaraporto s.r.l.,  poiché collocati su un’area a rischio di esondazione molto elevato, su cui anche la Regione Abruzzo ha emanato un atto di sospensione di tutte le attività urbanistiche ed edilizie per la tutela della pubblica incolumità».


Il 1 Febbraio 2016 il M5s chiede al Genio Civile «di esaminare urgentemente la documentazione relativa ai lavori».

Il 17 Febbraio 2016 il Genio Civile scrive al M5s confermando le valutazioni negative sul progetto «onfermate e rafforzate anche dalle sopravvenute elaborazioni specifiche effettuate dall’Autorità di Bacino della regione Abruzzo, che ha accertato una estesa e diretta esposizione delle aree portuali a possibili fenomeni esondativi del fiume Pescara…. Proprio tale situazione di potenziale pericolo ed il recente avvio delle attività di costruzione da parte della Pescaraporto s.r.l., all’interno delle aree PP2, hanno indotto lo scrivente Servizio a richiedere  al Comune di Pescara e all’Autorità di Bacino, di verificare la regolarità e la compatibilità idraulica delle suddette attività, nonché di accertare la completezza e la validità delle procedure e dei titoli autorizzativi rilasciati, anche in ordine alle effettive condizioni di rischio idraulico e ai prioritari requisiti di cautela e di tutela della pubblica e privata incolumità. Tale richiesta risulta ancora oggi senza esito».

 

Il 25 Febbraio 2016 il M5s presenta in aula un’interrogazione urgente per conoscere i motivi per i quali la richiesta del Servizio Genio Civile Regionale, inviata al Comune di Pescara il 18.01.2016, risultava ancora senza alcun esito.


Il 15 Marzo 2016 il dirigente Gaetano Silverii risponde ribadendo che il Permesso di costruire relativo ai 3 palazzi sulla riviera sud era stato rilasciato prima dell’adozione della proposta di modifica del Piano stralcio demaniale regionale e che quindi «il progetto non era soggetto ad alcuna misura di salvaguardia in termini di sicurezza e di tutela della pubblica incolumità».

Il 4 Giugno 2016 il Commissario dell’autorità dei Bacini risponde ancora ad una sollecitazione grillina spiegando che “tempus regit actum” e facendo riferimento alla data di rilascio del permesso «i diritti del privato sono ormai acquisiti ed intoccabili».

Queste le carte ufficiali ma pare che molto, forse troppo, sia successo nelle stanze oltre alla scrittura.