IL FATTO

Il logo è mio e me lo intesto io: l’incredibile caso del PescaraJazz

Lucio Fumo registra logo e siti internet a suo nome ma dopo le contestazioni li restituisce

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Il logo è mio e me lo intesto io: l’incredibile caso del PescaraJazz

PESCARA. Dici PescaraJazz e pensi subito a quella bella manifestazione conosciuta tra gli appassionati e che è (purtroppo rimane) la sorella minore di Umbria Jazz.

A vederla un po' più da vicino la manifestazione è più un circolo di amici che si pavoneggia quelle quattro settimane d’estate tra veri vip, cene, interviste e benefits vari.

Niente di strano se non che tutto viene reso possibile solo grazie ai soldi pubblici e qualche sponsor privato ogni tanto.

L’ente manifestazioni pescaresi, infatti, non è molto diverso da tanti altri enti pubblici assediati dalla politica, in questo caso a prevalere sono le improvvisazioni e le dissonanze, più simili a vere stonature che pregevoli sfumature jazz.

Ancora oggi nonostante il cambio di passo auspicato e le promesse, l’ente pubblico spende soldi senza trasparenza tanto che il sito istituzionale non ha neppure la sezione dedicata. Del resto è andata sempre così, dal principio: un piccolo circolo privato (di trasparenza e buon senso) in grado di organizzare eventi pregevoli ma anche di spendere soldi pubblici senza darne conto a nessuno. Un luogo dove in due o tre decidono tutto e dove si può davvero fare di tutto, come la storia che raccontiamo oggi.

Praticamente da sempre la manifestazione vede ai vertici Lucio Fumo (presidente dell’Ente dal 1999 al 2010) che si sente, a ragione, il padre di cotanta figlia che continua a sostenere e mantenere nonostante sia molto più che maggiorenne (prima edizione 1969).

Capita però che a febbraio il M5s di Pescara si accorga che il marchio, cioè il logo ‘PescaraJazz’ , è stato registrato tra i brevetti a nome di Lucio Fumo il quale aveva fatto domanda nel 2014. Così come sono intestati a lui i siti istituzionali della manifestazione.

Ora, già sarebbe abbastanza singolare il fatto che dal 1969 nessun essere vivente gravitante in zona piazza Italia si sia mai domandato se fosse il caso di registrare il logo di una manifestazione divenuta così importante, ma c’è di più.

Dalla interrogazione e dalla successiva risposta dell’assessore Di Iacovo si evince infatti che l’iniziativa di Fumo è stata del tutto improvvisa, privata e non sembra risultare alcuna autorizzazione da parte del consiglio di amministrazione dell’ente proprietario (pubblico).

Così, tomo tomo, Fumo si registra il logo e pure i siti internet che pure dovrebbero essere proprietà comunale perché di un ente comunale.

Li fa propri, diventano cosa sua. Proprietà privata e pure certificata.

Ma non basta.

Perchè sembrerebbe di capire dalle risposte poco circostanziate e senza riscontri documentali dell’assessore Di Iacovo che solo dopo la scoperta dei grillini qualcuno sia sobbalzato dalla sedia e abbia cercato di correre ai ripari. Nessuno si era accorto di nulla.

Così il nuovo presidente, Angelo Valori, ha iniziato una trattativa (!) con Fumo per cercare di arrivare a strappargli la titolarità di logo e siti.

Secondo l’assessore Di Iacovo sarebbe stata inviata una pec a Lucio Fumo nella quale si chiedeva di formalizzare la rinuncia alla titolarità «dopo alcuni incontri intercorsi».

Pare che Fumo, magnanimo e generoso, abbia acconsentito ma non è dato sapere se la cessione sarà a titolo gratuito o meno.

Sempre secondo l’assessore la cosa potrebbe definirsi entro un mese.

«Abbiamo inoltre potuto chiarire attraverso la risposta dell’assessore», hanno commentato Enrica Sabatini ed Erika Alessandrini del M5s «che tale istanza di registrazione del marchio si è svolta attraverso un’iniziativa autonoma dell'ex presidente, dal momento che non sarebbe mai stata richiesta o autorizzata dal Comune di Pescara. Resta però ancora oggi da chiarire quale sia il valore economico raggiunto da tale marchio e quindi a quale cifra il Comune ha finora inconsapevolmente rinunciato».

L’idea di Fumo è piaciuta anche all’ex presidente Fabrizio De Ritis Raffaele che si è intestato invece il sito di funambolika.com manifestazione di gran lunga più giovane e organizzata dal Comune per il tramite dell’ente manifestazioni.

La vicenda, per certi versi surreale, sembra il classico esempio di parossismo da onnipotenza da parte di chi ha creduto di essere padrone invece che umile servitore della collettività rendendo un servizio.

Grave anche che nessuno si sia accorto di quello che succedeva nelle stanze buie dell’ente manifestazioni (o più verosimilmente abbia tenuto segreto come costume in voga).

Fumo probabilmente ha solo peccato di ‘paternalismo’ verso la ‘sua’ creatura confondendo clamorosamente sentimenti e codice civile.

I tempi però sono cambiati e prima di prendere iniziative simili è sempre meglio chiedere un consulto all’amico avvocato.