DALLA PARTE DI CHI?

Pannolini lavabili, a Pescara non si può: «siamo la città della Fater»

L’amministrazione Alessandrini dice no rinunciando ad eventuali benefici anche economici

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Pannolini lavabili, a Pescara non si può: «siamo la città della Fater»


 


 

PESCARA. Incentivare le famiglie all’uso dei pannolini lavabili per difendere l’ambiente e risparmiare un bel po’ di soldi?

A Pescara no, non si può: «siamo la città della Fater».

Così il consigliere Pd, Emilio Longhi, in Consiglio comunale qualche mese fa ha chiesto di pensare un po’ meno agli alberi e un po’ più al fiore… all’occhiello della città, ovvero il distretto industriale famoso nel mondo per la produzione di pannolini ed assorbenti.

Una affermazione di un certo rilievo se calata nel contesto ufficiale della assemblea civica e se si considerano le ripercussioni non solo ecologiche ma soprattutto economiche per il comune già dissestato e che riguardano i mancati bonus per la raccolta differenziata ed un aggravio di spese per la gestione dei rifiuti indifferenziati.

Longhi dichiara e tutti gli altri gli sono andati dietro tanto che la mozione proposta dal consigliere del Movimento 5 Stelle, Massimiliano Di Pillo, il quale chiedeva di lanciare un segnale di rispetto per l’ambiente, è stata bocciata (9 contrari, 3 astenuti, 5 favorevoli). E dire che la proposta (non originale in quanto già approvata in altri comuni italiani) poteva dare almeno il segnale di una città votata alla salvaguardia dell’ambiente proprio mentre il Comune sta facendo partire il nuovo Porta a Porta nella zona di San Silvestro e dei colli.  

Persino l’assessore Paola Marchegiani ha ammesso che la proposta del pentastellato era interessante, degna almeno di essere presa in considerazione e base per qualche riflessione e non da accantonare… magari «ragionando con la Fater» sul come fare.



DI COSA PARLIAMO?

I numeri parlano chiaro: nei primi anni di vita di un bambino servono in media 4.500 pannolini monouso, quelli che tutti comprano al supermercato grazie al bombardamento di spot in tv tanto che la maggior parte dei genitori crede che quella sia l’unica possibilità, segnando un non trascurabile deficit culturale ed informativo.

Sederini belli, profumati, bambini asciutti e sorridenti grazie ai pannolini usa e getta che negli anni ‘70 hanno segnato il progresso con l’abbandono delle “fasce” rimaste solo nei modi di dire.

Già nel 1993 Greenpeace segnalava la distruzione di grandi boschi per la produzione di pannolini: un bimbo usa in tre anni circa una tonnellata di pannolini, ovvero 10 alberi di grandi dimensioni.

In Italia, secondo l’Arpat (Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana) ne consumiamo ben 6 milioni al giorno, due miliardi e 190 milioni l’anno.

Lo smaltimento dei pannolini usa e getta impiega circa 450 anni e spesso la decomposizione viene ostacolato dalla costipazione dei rifiuti in sacchetti di plastica prima di essere gettati nella spazzatura.

Non è da sottovalutare nemmeno l’impegno economico per ogni famiglia che utilizza i pannolini usa e getta: per i primi tre anni di vita del bambino si parla di circa 1500/2000€.


Eppure ci sono anche i pannolini lavabili, che non trovano spazio nè in spot nè nelle costosissime campagne della “pubblicità progresso” ad opera dello Stato pur avendo lati positivi come un bassissimo impatto ambientale ed un costo privato e pubblico infinitamente più basso.

Secondo il calcolo del sito ‘Tutto green’ il risparmio può essere notevole per tutto il periodo in cui i bimbi avranno necessità dei pannolini. La spesa per i pannolini lavabili, infatti, si aggira intorno ai 300-800 euro contro i 2.500-3.000 dei pannolini usa e getta.

 

ALTRI COMUNI MA NON IN ABRUZZO

Molti Comuni italiani hanno già promosso ed incentivato l’uso dei pannolini lavabili attraverso incontri formativi ed informativi e spesso proponendo diverse azioni come la fornitura di kit gratuiti oppure la riduzione dei costi della Tari.

 

I 5 Stelle a Pescara avevano chiesto al Consiglio comunale di votare la mozione per incentivare forme di campagne di comunicazione e di informazione volte alla sensibilizzazione della cittadinanza all’uso dei pannolini lavabili, ma anche azioni formative ed informative negli asili nido, negli ospedali, nelle aziende ed associazioni a sfondo sociale e aiutare la formazione di gruppi di acquisito solidale.

E poi ancora forme di incentivazione per l’acquisito di kit base di pannolini lavabili o convenzioni con aziende produttrici di pannolini lavabili che riservino prezzi agevolati alle famiglie con bimbi fino a 30 mesi che utilizzano pannolini lavabili.



LA CITTA’ DELLA FATER

Il consigliere Longhi non ha nascosto il suo dissenso perché, ha detto, «ci troviamo in una città in cui non è indifferente il tema».

Per Longhi, infatti, con la presenza della Fater sul territorio ipotesi del genere non andrebbero nemmeno pensate perché «solo nella città di Pescara» ci sono «circa 2000 famiglie» che vivono grazie a indotto e Fater. Come se la Fater che fa parte di uno dei gruppi più grandi e ricchi del mondo, la Procter & Gamble, 127mila dipendenti e 26° posizione nella classifica mondiale delle imprese più grandi, potesse risentire minimamente di un eventuale cambio di rotta dei pescaresi sull’utilizzo dei pannolini.

Longhi ammette che vari studi ambientali avrebbero dimostrato, in teoria il vantaggio dei pannolini lavabili ma… non si può fare.

Anche perché i pannolini lavabili, con buona pace degli ambientalisti, sono «un ritorno al passato, che considerato il cambio di abitudini porta anche ad un peggioramento sostanzialmente della qualità di vita. Tutto questo perché lo dico?», ha chiarito Longhi. «Proprio perchè siamo la città della Fater, la città che si trova nel famoso distretto del pannolino, non possiamo non sottovalutare le innovazioni tecnologiche che ci sono e che sono molto importanti, perché proprio da un brevetto Fater».

Dunque per Longhi la soluzione sarebbe altrove e sarebbe un impianto inaugurato,  meno di un anno fa, in provincia di Treviso per il riciclo del pannolino monouso senza «cambiare abitudini e peggiorare la qualità della vita».

Si tratta di «un impianto che potrà servire circa 800 mila persone, che avvia a riciclo, in maniera fisica, senza additivi chimici, senza produzione di sostanze nocive e che a regime permetterà risparmi notevolissimi».



I DUBBI DI ANTONELLI

Anche il consigliere comunale di Forza Italia, Marcello Antonelli, ha espresso delle perplessità in quanto non si può chiedere al Comune di «fare convenzioni con chi produce un certo tipo di pannolino. È una entrata a gamba tesa in quelle che sono libere scelte di mercato».

La proposta dei 5 Stelle era invece piaciuta all’assessore alla qualità Ambientale, Paola Marchegiani, secondo la quale sono da ritenere positive «tutte quelle che sono le iniziative che portano alla diminuzione della produzione dei rifiuti».

Secondo Marchegiani la posizione di Di Pillo e Longhi non sarebbero inconciliabili ma «potrebbero incontrarsi» anche ragionando con la Fater stessa.

Anche Marchegiani aveva chiesto di togliere la parte delle convenzioni con ditte di pannolini monouso ragionare con la Fater«perché quella cosa ci potrebbe imbrigliare» ma aveva lasciato la porta aperta a tutto il resto.

Alla fine argomento chiuso e indisponibilità ad un dialogo su tutto il resto perché meglio salvare un fiore (all’occhiello) che gli alberi.



Alessandra Lotti