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Tentata truffa, partito il processo contro Simone Coccia Colaiuta

Imputato anche il suo manager Ivan Giampietro

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Tentata truffa, partito il processo contro Simone Coccia Colaiuta

Simone Coccia Colaiuta

L’AQUILA. Si è aperto oggi a L’Aquila il processo che vede imputati Simone Coccia Colaiuta (noto per essere il fidanzato della senatrice aquilana del Pd, Stefania Pezzopane) e il suo manager Ivan Giampietro.

I due devono difendersi dall’accusa di tentata truffa in concorso.

Entrambi stamattina erano assenti in aula. In verità proprio oggi Colaiuta ha lasciato Los Angeles, dove si trovava dai primi giorni di aprile, per tornare a L’Aquila ma in America dovrebbe tornare presto  per  il suo «trasferimento definitivo», come ha annunciato lui stesso sui social network non dando però spiegazioni a quanti gli hanno chiesto del suo matrimonio con la senatrice dem.

L’indagine sulla tentata truffa è nata da una denuncia di Alessandro Maiorano, parte offesa, toscano, nel suo curriculum spiccano denunce contro Renzi e le sue spese pazze.

Maiorano, difeso oggi in aula dall’avvocato Liliana Cataldi dello studio di Carlo Taormina, incrocia l’Abruzzo nel 2014 quando su Facebook ingaggia un serrato botta e risposta senza freni con Coccia Colaiuta. I due finiscono tra le offese ed il turpiloquio e nasce una lunghissima serie di denunce per diffamazione.

Questa approdata oggi in aula  verte su una serie di «artifizi e raggiri» messi in atto da Colaiuta e Giampietro. I due, in pratica, secondo l’ipotesi accusatoria (pm Gallo),  avrebbero concordato tra loro la falsa versione che, a causa del comportamento di Maiorano, Giampietro, il manager, aveva deciso di non dare più seguito ad un contratto del valore di 20mila euro in favore di Coccia Colaiuta.

Colaiuta ed il manager avrebbero concordato una versione per incastrare Maiorano e chiedergli un risarcimento danni.  

Secondo la ricostruzione del pm lo stesso Giampietro diceva al telefono al legale (totalmente estraneo ai fatti) di Coccia Colaiuta che avrebbe voluto «Simone come testimonial della sua agenzia e aveva pattuito verbalmente un contratto da 20mila euro»  ma che tutto era sfumato dopo l’invio di alcune email da parte di Alessandro Maiorano.


In seguito è stata presentata  da parte di Simone Coccia Colaiuta «una querela in cui si dava atto della falsa circostanza» (cioè che  a causa di Maiorano non si era concluso il contratto) evidenziando come «anche tale episodio avesse creato ripercussioni economiche».

Coccia Colaiuta e Giampietro avrebbero poi chiesto più volte a Maiorano somme non dovute a titolo di risarcimento danni inducendo in errore terzi ma anche l’autorità giudiziaria.

Alla fine il piano non è andato in porto  «per cause indipendenti dalla propria volontà», dice l’accusa, cioè alcune intercettazioni che hanno dimostrato la simulazione e l’accordo contro Maiorano.




«CAPACI DI TRARRE IN INGANNO L’AUTORITA’ GIUDIZIARIA»

Accuse gravi che secondo la procura non solo dipingerebbero Colaiuta ed il suo manager come persone pronte anche a dire il falso e a querelare persone riportando circostanze false e pensate a tavolino per ottenere un risarcimento ma capaci anche di trarre in inganno l’autorità giudiziaria e, dunque, orientando e sviare le indagini.

In questo procedimento è stata riconosciuta come parte offesa Alessandro Maiorano.

L’udienza è stata aggiornata al prossimo 5 luglio quando saranno ascoltati due poliziotti e Maiorano.