L'INCHIESTA

Acquisti milionari senza gara all’Asl L’Aquila: «Da Silveri tante gravi mancanze di controllo»

«Con i suoi 40 anni di esperienza non poteva non accorgersi della realtà dei fatti»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1845

Acquisti milionari senza gara all’Asl L’Aquila: «Da Silveri tante gravi mancanze di controllo»

Giancarlo Silveri

 

 

 

L’AQUILA. «Le mancanze nel controllo da parte del direttore generale Giancarlo Silveri sono talmente tante e gravi da non trovare giustificazione, neanche nel mancato controllo dei suoi collaboratori».

 Parola della Guardia di Finanza che per tanti mesi ha studiato una mole enorme di carte in merito all’acquisto di tre macchinari da parte della Asl di L’Aquila, senza un bando pubblico.

Una spesa complessiva di 5 milioni ma se ci fosse stata una maggiore cautela ed oculatezza le casse pubbliche avrebbero potuto risparmiare oltre 600 mila euro.

 A quell’epoca Silveri era il direttore generale dell’azienda sanitaria locale, nei prossimi mesi invece affronterà la campagna elettorale per il rinnovo della amministrazione comunale del capoluogo.

Sul groppone, però, accuse pesanti: falsità ideologica per un presunto falso contenuto in una delibera (servono proprio quei macchinari, unici nel loro genere, si disse), abuso d'ufficio per aver procurato intenzionalmente un indebito vantaggio patrimoniale alla Toshiba Medical System di 5 milioni di euro.

L’inchiesta è stata chiusa. L’accusa chiede l’archiviazione per il direttore del dipartimento, Carlo Masciocchi mentre è ancora incerto il futuro di Silveri che potrebbe avviarsi verso il processo.

 

Il caso venne sollevato dal Movimento 5 Stelle che portò la questione pure in Parlamento con una interrogazione di Andrea Colletti al Ministero della Sanità. 

 

I TRE MACCHINARI UNICI? SECONDO LA FINANZA NO

Tre i macchinari comprati con sistema diretto dall’azienda sanitaria perché, è stato scritto nero su bianco sulle delibere, l’Asl voleva comprare dei modelli «infungibili», ovvero unici nelle loro caratteristiche e prodotte solo da una determinata società, la Toshiba.

Ma così non è.

Quella dichiarazione è un falso, dicono dalla Finanza dopo che gli inquirenti sono andati a scandagliare in tutta Italia acquisti simili.

Il responso è stato chiarissimo: si potevano comprare macchinari identici a quelli acquistati dall’Asl aquilana risparmiando 515 mila euro ed affidandosi ad aziende concorrenti a quella che sarebbe stata invece favorita.

 

Secondo i finanzieri «non è ipotizzabile che non vi sia imputabilità penale per il mancato controllo da parte di un soggetto che ne aveva piena facoltà e possibilità». Il riferimento è proprio a Silveri.

 

E le responsabilità attribuite all’ex manager dell’Asl sarebbero «gravi» perché non avrebbe fatto controlli «non in uno ma in ben 3 casi». Dunque «per negligenza o imperizia non si è avveduto delle irregolarità della fornitura».


 

MASCHIOCCHI HA INDICATO I MACCHINARI


Dunque secondo gli inquirenti la proposta di acquistare proprio quei macchinari sarebbe arrivata dai tecnici dipendenti della direzione generale, «e nello specifico da medici e dal direttore del dipartimento di diagnostica per immagini, Masciocchi». Poi è stato effettuato un affidamento diretto giustificato «dall'unicità tecnica dei macchinari richiesti».

 

Ma era veramente così?

La Finanza dice di no e spiega: «tutta la filiera di controllo alle dipendenze del direttore generale non ha effettuato i dovuti approfondimenti e avrebbe avallato con troppa facilità il concetto di unicità tecnica formalmente certificato dalle autodichiarazioni fatte dai produttori dei macchinari acquistati».

 

Ma la responsabilità ricadrebbe tutta sul direttore generale che per statuto è l'unico soggetto legalmente obbligato e titolato a dare impulso alla volontà della Asl. «Insieme ai suoi collaboratori svolge l'attività valutativa, autorizzativa e di gestione che in materia di appalti ricade in ultima analisi sulle sue spalle».

 

E secondo la Finanza Silveri «con oltre 40 anni di esperienza lavorativa maturata a tutti i livelli e in diversi settori, fra i quali anche quelli commerciali, bancari ed amministrativi nel settore della sanità pubblica, non poteva non accorgersi o non avere dubbi sull'effettiva unicità ed infungibilità dei servizi richiesti».

 

«SOLDI SPESI SENZA VERIFICARE»

Dunque Silveri avrebbe speso, «senza verificare quanto aveva l'obbligo di approfondire», oltre 5 milioni di euro «quando operando una procedura ad evidenza pubblica, come effettuato da altre aziende sanitarie, avrebbe potuto risparmiare verosimilmente oltre 670.000 euro, ovvero il 13% di quanto speso».

 

IL CONFRONTO 1

Il lavoro dei finanzieri è stato veramente enorme.

Sono riusciti a scoprire che il macchinario Aquilion One comprato dalla Asl è stato acquistato anche da altre strutture sanitarie nazionali, sia con asta pubblica che con affidamento diretto.

 

E non tutti hanno acquistato il prodotto a marchio Toshiba perché, è emerso, «esistono delle altre alternative,  macchinari prodotti da altre aziende e con funzionalità analoghe» a quelle scelte a L’Aquila.

Dunque nel corso dell’indagine è emerso che nel periodo 2009-2011 sono state vendute 7 apparecchiature Aquilion One in tutta Italia.

L'Asl dell'Aquila con una aggiudicazione diretta è riuscito a comprarlo a 1,8 milioni di euro (2,1 milioni iva compresa).

Lo studio radiologico Casfel, in provincia di Milano, ha speso invece 1,2 milioni,  solo 1 milione Villa Alba Hospital di Bologna, 1,3 milioni l’ospedale civile di Cremona (con un bando di gara aperto) e 1,3 milioni anche il centro radiologico Potito di Campobasso.

 

Quindi  con un bando di gara aperto c’è chi è riuscito a comprare uno stesso macchinario ad un prezzo inferiore di oltre 500.000 euro.

 

Per gli inquirenti è risultata determinante anche l'osservazione del responsabile del servizio di ingegneria clinica dell’Azienda Istituti Ospitalieri di Cremona, Marco Cavicchi, che ha sostenuto:  «per quanto riguarda le caratteristiche cliniche non ritengo che fornisca prestazioni esclusive la renderla acquistabile a mezzo aggiudicazione diretta»

 

IL CONFRONTO- 2

Lo stesso tipo di indagine è stata fatta anche per l'altro macchinario, G- SCAN  che l'Asl dell'Aquila ha acquistato, direttamente, per 620.000 euro.

Il macchinario equivalente, hanno scoperto gli uomini della Finanza, è stato acquistato a prezzo inferiore a Cagliari dall’ Istituto Radiologico Deriu ( per 205.000 euro),  2 in Toscana (uno per 470.768 euro e un altro con aggiudicazione diretta per 520 mila euro), uno anche ad Imola (395.000 euro).

 

Quindi l'azienda sanitaria Toscana che ha esperito un regolare bando di gara ad evidenza pubblica ha acquistato il macchinario comprato dalla Asl, lo stesso, identico, ad un prezzo inferiore di oltre 170.000 euro. Un bel risparmio.  

 


IL CONFRONTO 3

Stessa verifica è stata fatta anche sul terzo  macchinario, il Discovery mr750 3T che «non è l'unico sistema di risonanza magnetica», possibile da acquistare, hanno rilevato i finanzieri. Anche in questo caso l’Asl ha speso più degli altri.  «Si tratta di prodotti sicuramente all'avanguardia ma di sicuro non unici», annotano gli inquirenti.

 

Dunque, questa è la conclusione, non c'era alcun motivo secondo gli inquirenti per scegliere proprio quel macchinario.

Questo vuol dire, secondo gli investigatori, che nella delibera di acquisto sarebbe stato falsamente indicato che i macchinari avessero «caratteristiche di unicità tecnica tali da giustificare l'affidamento diretto degli acquisti».



Alessandra Lotti