CARTE DAL PASSATO

Laboratori del Gran Sasso abusivi, inadeguati e pericolosi: così il perito nel 2003. Ed oggi?

Quando “l’eccellenza” della ricerca viene calata nel peggior contesto amministrativo e pubblico

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Laboratori del Gran Sasso abusivi, inadeguati e pericolosi: così il perito nel 2003. Ed oggi?

L'ingresso ai laboratori

ABRUZZO. In quale contesto socio-ambientale hanno operato i Laboratori del Gran Sasso fin dalla loro costruzione?

Qual era il grado di rispetto delle leggi? Il rischio dell'inquinamento ambientale delle acque e dell’atmosfera era per caso molto remoto? Ci sono state inerzie, sviste, violazioni eclatanti di leggi nell’ambito della costruzione e dell’autorizzazione dei prestigiosi laboratori dagli anni ‘70 ad oggi?

Questo e molto altro si trova all'interno delle carte dell'inchiesta della procura di Teramo scaturita in seguito all'incidente di agosto 2002 nell'ambito del progetto Borexino.

Carte racchiuse in quattro voluminosi faldoni più altre mille pagine fornite direttamente dai Laboratori Nazionali del Gran Sasso che sono state studiate per mesi dal Corpo Forestale dello Stato, diretto dall'ingegnere Giorgio Morelli, il quale si è relazionato con il perito nominato dalla Procura, professor Claudio Botrè medico chirurgo ordinario chimica fisica alla Sapienza di Roma, che a sua volta ha rimesso una importante relazione che fotografa non solo le ragioni che generarono l'incidente con conseguente contaminazione ma anche lo stato dei luoghi fino ad aprile 2003, data della perizia tecnica. Inchiesta chiusa con archiviazioni e qualche ammenda per una decina di persone.

Carte rimaste ben custodite e che del resto nessuno ha mai cercato. Carte che raccontano una realtà che non fa comodo alle passerelle dei politici e dei ministri che benedicono e promettono centinaia di milioni per la importante ricerca scientifica.

Carte che certificano in maniera netta gli effetti della scienza praticata in un contesto approssimativo e persino pericoloso.



TUTTO ABUSIVO: L’ELENCO CONSEGNATO ALLA PROCURA (E MAI PIU’ VERIFICATO)

La parte più interessante della relazione tecnica si trova in fondo ed è un elenco tanto scarno quanto allarmante.

Botrè elenca tutte le falle e le criticità emerse dal suo studio sui Laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso di aprile 2003:

1. Lo scarico di acque reflue in acque sotterranee

2. L'assenza di autorizzazione allo scarico per affluenti liquidi

3. Danneggiamento anche con possibili avvelenamenti di acqua che possono essere destinate al consumo umano

4. Utilizzo di acque pubbliche in assenza della prescritta concessione

5. Situazione di pericolo per l'approvvigionamento idrico degli acquedotti

6. Assenza di autorizzazione allo scarico in atmosfera

7. Assenza del certificato di prevenzione incendi pur essendo presenti nei laboratori del Gran Sasso oltre 2mila tonnellate di sostanze altamente infiammabili

8. Presenza di 76 tonnellate di Gallio tricloruro e di 5mila tonnellate di argon liquido


9) Assenza del preventivo nulla osta dell'Ente Parco indispensabile per il rilascio di concessioni ed autorizzazioni relative ad interventi ed opere all'interno del parco

10) Assenza di pronuncia e valutazione di impatto ambientale

11) Assenza del certificato di agibilità degli impianti

Un elenco disarmante e devastante che la metà basterebbe, certificato da un emerito professore che congela al 2003 una situazione che già allora abbracciava più di 20 anni e certifica il totale fallimento del “sistema Paese” con le sue propaggini locali totalmente impreparate per cultura politica ad accogliere una eccellenza della ricerca che si nutre di matematica precisione.

Se così stanno le cose, la stessa costruzione dei Laboratori fa venire in mente certe logiche da Prima Repubblica e certi Onorevoli che ebbero il merito di portare grandi cose in Abruzzo ma non quello di elevare il loro elettorato nè la classe dirigente.

E chi l’avrebbe mai detto che questo modo di fare politica avrebbe potuto avere persino gravi conseguenze sulla salute pubblica e la distruzione dell’ambiente?

Oggi a posteriori possiamo dire che anche dopo il 2003 le cose non sono cambiate molto e quel sistema inadeguato e impreparato persevera, se è vero che una lista così è rimasta sepolta, dimenticata e inutile pur essendo consegnata ad una Procura della Repubblica.

C’è qualcuno che si è preso la briga di inviare la lista agli enti pubblici? C’è qualche ente pubblico che si è preso in carico le gravi carenze da colmare?

C’è poco da sperare...


«RISPETTO DELLE LEGGI PRESUPPOSTO MINIMO»

Un fallimento totale di cui lo stesso perito si accorge e per questo costretto a spiegare che

«il rispetto della normativa in tutti i settori costituisce il presupposto minimo indispensabile per poter consentire non solo la continuazione dell'esperimento Borexino ma l'attività complessiva dei laboratori sotterranei. Rispettare la normativa non costituisce una questione semplicemente formale o burocratica ma è un fatto sostanziale per la sicurezza e salvaguardia ambientale che deve comportare opere e interventi precisi per l'adeguamento il rispetto delle prescrizioni di legge, opere e interventi che coinvolgono non solo la responsabilità dei laboratori ma anche quelli dei diversi enti pubblici e autorità competenti nei diversi settori».

Parole che sembrano rivolte ad interlocutori civilmente e culturalmente sottosviluppati ai quali bisogna spiegare persino le ricadute della legalità per il bene di tutti.

Come se non bastasse per essere ulteriormente più chiaro e ultimativo il perito aggiunge:

«non si può, ad esempio, proseguire le attività senza che i vigili del fuoco abbiano definitivamente dichiarato il rispetto della normativa antincendio.

Non si può continuare ad usare come scarico dei reflui liquidi in corpo idrico costituito dalle acque sotterranee.

Non si può continuare ad emettere gas e vapori in atmosfera senza sapere se necessario meno preventivo impianto di abbattimento e così via».

Ecco che pochi mesi dopo il Governo Berlusconi nominò Angelo Balducci commissario straordinario il quale spese 84mln di euro per mettere in sicurezza i laboratori e l’acquedotto ma oggi sappiamo di certo che l’acquedotto non è sicuro nè isolato, così come i laboratori dove ad agosto 2016 (14 anni dopo il primo incidente noto) si è ripetuto un copione già visto.


SCARICHI DEI LABORATORI ABUSIVI

Il pm Davide Mancini allora certificò più volte che uno dei problemi centrali fosse «l’assenza totale di autorizzazione agli scarichi delle acque reflue provenienti dai cicli di lavorazione di acqua e sostanze chimiche svolti durante le più disparate fasi di ricerca».

All’epoca si parlava dell’incidente Borexino ma «evidentemente estensibile a qualsivoglia altra attività di ricerca».




ANCHE INQUINAMENTO ATMOSFERICO

Viene poi sottolineato più volte anche l’elevata pericolosità per l'uomo e per l'ambiente derivante dalla presenza di gas e vapori tossici o nocivi e delle probabili interazioni esistenti tra gas e vapori con le reti idriche.

«La contaminazione dell'atmosfera», faceva notare il perito, «a quanto risulta in atti non è mai stata presa in esame, gas e vapori non sono mai stati monitorati, l'autorizzazione allo scarico di aeriformi emessi in atmosfera non è mai stata richiesta».

Abusivi pur i fumi dei comignoli.

Almeno fino al 2004 i laboratori erano sprovvisti di sistemi di monitoraggio per il rilevamento in atmosfera di sostanze tossiche.

Ed oggi come stanno le cose?



COME AVVENNE LA CONTAMINAZIONE DEL 2002

Secondo quanto ricostruito dalle indagini dell’epoca lo sversamento di pseudocumene ha avuto origine in un processo di distillazione effettuato nella sala C dei laboratori versato in un recipiente di 2000 litri. Tale recipiente era stato in precedenza lavato con acqua distillata e l'acqua di lavaggio era stata scaricata in una piccola condotta fognaria abusiva tramite una tubazione fissa che si metteva nella fogna dopo aver attraversato la Sala C ed avere ricevuto un sommario trattamento attraverso il passaggio in un bidone contenente carbone attivo «in quantità non calcolata».

«Pur con qualche incertezza», concludeva il perito, «si può affermare che il quantitativo scaricato nel fognolo abusivo nella rete delle acque di stillicidio e da qui passando prima in galleria e poi nelle acque del Gravone e quindi in quelle del Mavone, è tale da aver costituito un reale pericolo per la salute pubblica ed un grave attentato alla salubrità dell'ambiente».

Una ricostruzione molto utile oggi visto che la dinamica dell’ultimo incidente ha molti lati in comune tra cui la contaminazione avvenuta dopo l’evaporazione del veleno.

La cosa grave è che questa volta è accaduto dopo i lavori da 84 mln di euro e dopo che all’opinione pubblica per 14 anni si è raccontata una fandonia molto pericolosa.

Il perito avverte più volte che il pericolo di contaminazione è praticamente certo e «se non si adotteranno sistemi diversi in futuro potranno ripetersi analoghi gravi incidenti. E’ inaccettabile che un bene primario quale è l'acqua, proveniente dal corpo idrico sotterraneo del meraviglioso acquifero del Gran Sasso e perdipiù purissima, venga in pratica degradata a ruolo di recettore di scarichi di vario tipo con grave e continuo pericolo di danneggiamento per le risorse produttive presenti nel territorio esterno, appartenente al Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga».

La mancata salvaguardia degli scarichi (abusivi) venne già allora segnalata come una priorità da sanare subito.

In teoria sarebbe stato fatto, in pratica c’è ancora qualcosa che non va.



Tra le varie criticità segnalate nei Laboratori l'impossibilità di controllare realmente il sistema di tubazioni presenti perché tutte all'interno delle opere murarie.

«Nel corso di molti anni e le tubazioni potrebbero essersi fessurate in più punti e la loro integrità non è certa anche perché non è mai stata controllata», scriveva il perito. Difficile dire se poi la rete idrica è stata controllata.

Impossibile sapere se eventuali perdite siano da attribuire proprio a rotture delle tubazioni nei muri.


ALTRI INCIDENTI PRIMA DEL 2002?

Ma già nel 2004 erano noti precedenti di possibili contaminazioni derivanti da ipotizzati incidenti all'interno dei laboratori e nelle carte dell'inchiesta teramana si segnalano ripetuti allarme dei signori Alessandri e Bonanni del 31 ottobre 2001 che hanno rilevato nella centrale idrica una perdita di pseudocumene valutata in circa 10 litri. Sono stati inoltre segnalati altri casi di inquinamento con moria di pesci per esempio nel giugno 1999, oppure fuoriuscite di sostanze inquinanti nel dicembre 2001 segnalate da Legambiente. Tutti eventi privi di dati oggettivi al riscontro, cioè analisi chimiche che provassero in maniera certa l'avvenuta contaminazione.



IMPROCRASTINABILE LA VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE

«In definitiva a sommesso avviso dello scrivente», scriveva il perito, «risulta ormai improcrastinabile e indispensabile una completa ed esaustiva valutazione di impatto ambientale, unico strumento che possa definitivamente stabilire se le attività a rischio di incidente rilevante che si svolgono nei Laboratori siano compatibili o meno con l'ambiente circostante e in particolare con il bene più prezioso assoluto che è l'acqua il cui uso per il consumo umano è considerato prioritario per legge (legge 36 del 1994)» .

«Attualmente, invece, non ci sono elementi che permettono di escludere che anche in futuro possano ripetersi eventi riguardanti l'inquinamento idrico, analoghi o addirittura più grave rispetto allo sversamento di pseudocumene avvenuto ad agosto 2012. E’ altresì possibile che possano in futuro anche verificarsi eventi molto più gravi riguardanti non solo contaminazioni idriche ma anche contaminazione dell'aria e del suolo».

24 aprile 2003. Firmato professor Claudio Botrè medico chirurgo ordinario chimica fisica la Sapienza.



a.b.