GIUSTIZIA IMPERFETTA

Inchieste eccellenti a rischio: ecco la norma che "abbatte" il segreto delle indagini penali

Una norma intrusa nota solo agli addetti ai lavori può vanificare il lavoro della magistratura a tutti i livelli

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Inchieste eccellenti a rischio: ecco la norma che "abbatte" il segreto delle indagini penali

ABRUZZO. Prima, ogni indagine era segreta e a conoscerla era un ristrettissimo numero di persone che si potevano contare sulla punta delle dita (per quelle più grandi); due o tre per quelle più piccole. Ora, invece, il segreto istruttorio viene di fatto abbattuto o, se vogliamo, allargato a dismisura ampliando la platea dei soggetti istituzionali che sono “obbligati a conoscere” qualunque attività investigativa in atto sul territorio italiano.

La norma è contenuta in un decreto legislativo della scorsa estate «Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato» e all’articolo 18, tra le norme transitorie e finali, al quinto comma, si stabilisce che l’inserimento dei forestali nell’Arma dei carabinieri partirà dal 1° gennaio 2017.

Nel secondo periodo poi si legge: «Entro il medesimo termine, al fine di rafforzare gli interventi di razionalizzazione volti a evitare duplicazioni e sovrapposizioni, anche mediante un efficace e omogeneo coordinamento informativo, il capo della polizia-direttore generale della pubblica sicurezza e i vertici delle altre forze di polizia adottano apposite istruzioni attraverso cui i responsabili di ciascun presidio di polizia interessato, trasmettono alla propria scala gerarchica le notizie relative all’inoltro delle informative di reato all’autorità giudiziaria, indipendentemente dagli obblighi prescritti dalle norme del codice di procedura penale».



Nella pratica significa che ogni poliziotto, carabiniere forestale o finanziere che consegni un rapporto o l’esito di un accertamento alla magistratura, debba comunicarlo al suo superiore. Il quale a sua volta informerà il proprio. Significa che l’accertamento prima ancora di essere valutato dal pm competente giungerà su molte altre scrivanie.

Una norma in verità non del tutto nuova ma in vigore già nel 2010 per tutte le inchieste sulla criminalità e la droga che ha la sua ratio nel cercare di coordinare ed evitare doppioni (dunque spese inutili) e sovrapposizioni di indagini tra i vari corpi.

Infatti il Testo unico dell’ordinamento militare del 2010 prevedeva per i soli carabinieri (con norme inserite in un testo che parlava di altro) l’obbligo di informazione della scala gerarchica.

Ora quella regola viene applicata a tutti i Corpi, e il capo della polizia Franco Gabrielli ha diramato l’8 ottobre 2016 una circolare ad uso interno di cinque pagine che illustra contenuti, modalità e limiti entro cui la polizia giudiziaria dovrà adempiere a questo compito.

Se la ratio appare sacrosanta, gli effetti pratici lo sono un pò meno: così una norma che dovrebbe avere lo scopo di migliorare la qualità investigativa, il coordinamento e l’efficacia delle indagini della magistratura, nella realtà pratica si trasforma nel suo esatto opposto.

Potenzialmente con l’allargamento a dismisura del segreto si aumentano proporzionalmente e nella stessa misura anche i pericoli di fughe di notizie e non c’è bisogno di spiegare il perchè è necessario e vitale che una indagine penale sia segreta e perchè una fuga di notizia può mandare all’aria l’inchiesta stessa.

Ancora più grottesco appare il caso di indagini sulla pubblica amministrazione o sulla politica, magari di alto rango, o addirittura governativa (es. indagini su un ministro, sul presidente del Consiglio ecc..)

Il gioco è semplicissimo e riguarda, come abbiamo detto, tutti i corpi investigativi e le polizie giudiziarie: chi indaga è obbligato a riferire al proprio superiore che a sua volta deve riferire al proprio superiore, risalendo la scala gerarchica fino ai vertici nazionali dei corpi (i quali, non sfuggirà, che tutti sono nominati dalla politica) e, a loro volta, riferiscono al ministro dell’Interno, cioè la più alta carica politica della filiera.

Non solo, in questo modo lo stesso ministro dell’Interno verrà a conoscenza di ogni eventuale indagine a suo carico ma anche a carico di qualunque altra persona, amministratore, politico, compagno di partito, avversario, conosciuto o sconosciuto ai più, potendo gestire una mole di informazioni enorme e di grandissimo valore, avendo l’obbligo del segreto e la possibilità gestire le informazioni, all’insaputa dei più e senza alcun tipo di controllo esterno.

L’obbligo del segreto c’è ovviamente per tutti ma allargando la platea di chi conosce anche cercare di scoprire eventuali responsabili di fughe di notizie diventerà praticamente impossibile.

Così è davvero arduo in questo contesto ipotizzare una indagine a carico di esponenti del governo o del presidente del Consiglio o di tutti gli altri esponenti politici di peso che con le loro relazioni mettono in piedi una rete di interscambio, sostegno e supporto non solo politico.

Sarà forse un caso ma anche nelle delicatissime indagini che riguardano il padre dell’ex premier Renzi una parte dell’inchiesta è stata vanificata da una fuga di notizie arginata e solo in parte svelata.


C’è inoltre da sottolineare che anche i vertici delle forze armate vengono nominati dalla politica ed è alla politica che relazionano il loro operato ed è da questa che sono valutati. Gli stessi vertici delle forze armate potrebbero trovarsi in grave imbarazzo ad essere depositari di segreti su chi può decidere la loro permanenza in carica o il loro disarcionamento.

La norma per come è stata costruita non ha destato eccessivo clamore pubblico ed è molto nota solo agli operatori che devono applicarla non senza molte perplessità.

La politica non sembra aver rilevato alcuna incongruenza, anzi c’è tutto il sospetto che la norma non sia spuntata fuori casualmente ma serva in maniera molto subdola e scaltra a tutelare definitivamente la Casta ed il Governo in carica, mettendoli al riparo persino dal controllo della magistratura.

Un fatto d’altri tempi che potrebbe avere persino gravi e molteplici vulnus costituzionali.

Diversi magistrati, per esempio, si sono mostrati perplessi o addirittura contrari alla norma.

Il procuratore di Torino, Armando Spataro, per esempio, ha detto chiaramente che «ci sono possibili profili di incostituzionalità, ma c’è un contrasto anche con alcun norme del codice di procedura che attribuiscono al pm il ruolo di dominus esclusivo dell’indagine. Qui invece si stabilisce, attraverso un’evidente forzatura, che un atto non ancora valutato dal pm finisca sul tavolo di strutture direttamente dipendenti dal potere esecutivo. Così il segreto investigativo rischia di diventare carta straccia».

Eppure ci sarà chi se ne avvantaggerà e, ancora di più, la giustizia non sarà affatto uguale per tutti.


a.b.