ACQUA PASSATA?

Emergenza Gran Sasso: «lavori insufficienti per proteggere sistema idrico»

La Ruzzo fa finta di non saperlo e preferisce minacce di querele preventive alle Iene

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Emergenza Gran Sasso: «lavori insufficienti per proteggere sistema idrico»

TERAMO. Credere sulla fiducia chi minaccia querele per un servizio televisivo che non è andato ancora in onda (magari nemmeno montato o pensato) è francamente molto arduo.

Se poi a parlare è il presidente della Ruzzo Reti allora la cosa diventa ancora più ardua. La società che gestisce l’acquedotto che fornisce acqua ai teramani e a decine di comuni limitrofi è stato oggetto di interesse da parte delle Iene che hanno cercato di fare domande circa il rischio di diffondere acqua contaminata.

Una storia che in Abruzzo è sempre stata silenziata grazie ad una cappa diffusa di “scarso interesse” di molti enti e nonostante una infinita e anomala gestione di una emergenza decennale (l’ennesima per l’Abruzzo) con a capo Angelo Balducci che si è portato dietro il suo sistema gelatinoso. Nulla di strano se non fosse che dopo la spesa di 84 mln di euro per mettere in sicurezza i famosi laboratori del Gran Sasso e l’acquedotto (che guarda caso pesca l’acqua a due passi dalle stanze dove si fanno esperimenti con sostanze chimiche pericolose) si è scoperto che il pericolo di contaminazione è non solo concreto ma pure attuale.

L’ultimo evento (anche questo tenuto segreto dagli enti) è avvenuto tra agosto e settembre 2016 e la contaminazione è stata accertata e ad incuriosire sono state le versioni ufficiali fornite che hanno destato qualche interesse ad approfondire.

Cercare la verità e scardinare il bunker del Gran Sasso è cosa ardua specie se tenere sotto chiave i documenti sono enti pubblici che da decenni avrebbero dovuto fare, controllare e salvaguardare la salute pubblica. Nonostante la legge lo imponga e -nonostante accessi agli atti ufficiali- le carte non vengono date, capita alla Asl di Teramo che a parole si dice disponibile ma non fa seguire i fatti e capita alla Ruzzo Reti che invece fa finta di nulla.

In questo quadro si sono inserite anche le Iene che starebbero lavorando ad un servizio sul caso e così il presidente della Ruzzo, Antonio Forlini, abituato a non essere disturbato nè con domande nè con fastidiosi accessi agli atti, non ha saputo fare altro che far sapere di essere stato bersaglio di una imboscata del programma di Italia 1, e di valutare l’ipotesi di tutelare l’immagine della società pubblica assicurando che l’acqua è sempre stata potabile e non ci sono state mai occasioni di allarme da diffondere. Anche il comunicato pare abbia vuto difficoltà di diffusione forse perchè queste parole obbligano ad un atto di fede visto che i documenti ufficiali e pubblici non vengono rilasciati.

Ne sa qualcosa Augusto De Sanctis che da tre mesi ha fatto un accesso agli atti per avere documenti ufficiali sul caso della contaminazione e sulle analisi e aspetta ancora nonostante la legge obblighi ad una risposta (qualunque essa sia) entro 30 giorni mentre in questo caso l’omissione c’è tutta ed è un fatto che incrina ancora di più “l’immagine” e la credibilità della Ruzzo, contribuendo ad alimentare dubbi piuttosto che distribuire certezze e datti.

Ma non finisce qui perchè Forlini si spinge ben oltre asserendo che : «Anzi, forse è utile ricordare alla cittadinanza che l’acqua captata dal Gran Sasso, oltre ad avere sistemi di protezione che ne garantiscono l’integrità, risulta essere (per comparazioni effettuate da parti terze qualche anno fa) fra le migliori distribuite in Italia da acquedotti, con caratteristiche simili alle acque oligominerali vendute in bottiglia».

Ma quali sarebbero nello specifico questi «sistemi di protezione che ne garantiscono l’integrità»? A cosa si riferisce Forlini con precisione?

Lo dica subito e lo dica soprattutto alla Asl di Teramo che dal 2008 ha scritto esattamente il contrario e cioè che persino i lavori di 84 mln di euro del famoso commissario Angelo Balducci «non avevano risolto completamente il problema della sicurezza del sistema idrico».

Decine e decine di lettere inviate a tutti gli enti compresi Regione e Ruzzo, possibile che nessuno ne abbia letta nemmeno una?

In altre parole non c’era nel 2008 (e non c’è ancora oggi) alcuna evidenza o prova che possa permettere di assicurare che il sistema idrico teramano gestito dalla Ruzzo sia in totale sicurezza, cioè impermeabile a qualunque contaminazione esterna da attività dei Laboatori.

Problema non secondario perchè proprio la Ruzzo capta più di 1000 litri al secondo da un pozzo situato nelle viscere del Gran Sasso a pochi metri dal Labortorio dove maneggiano e sollecitano decine di sostanze pericolose e pare anche qualcuna che produce radiazioni nucleari.

Problemi di vista o c’è dell’altro per spiegare le mancate risposte alle sollecitazioni della Asl di Teramo e della dirigente Maria Maddalena Marconi del Sian se è vero che la stessa dirigente chiedeva rispsote scritte e definitive già 10 anni fa circa la assoluta sicurezza del sistema idrico.

Dubbi (ma sembrano certezze a leggere le lettere) persino sui lavori effettuati (e certificati ) circa l’impermeabilizzazione dei laboratori con una speciale pavimentazione costata oltre 7 mln di euro. Secondo la Asl potrebbe trattarsi di una "impermeabilizzazione parziale" per motivi tecnici e logistici in quanto la pavimentazione non sarebbe stata fatta lì dove si stavano svolgendo esperimenti con macchinari impossibile da spostare.

Si sarebbe dunque trattato di una “impermeabilizzazione parziale” un parossismo e un concetto assurdo che non ha fatto sobbalzare sulla sedia nessuno come se in questo mondo fose possibile rendere “parzialmente” stagna una stanza. I laboratori o sono stati impermeabilizzati (e dunque non c’è alcuna possibilità di contaminare l’ambiente esterno) oppure no.

La ragione non vede una terza via.

Se però è vero quello che asserisce la Asl di Teramo allora c’è più di una cosa che non va nelle carte del commissario Balducci che certificano cose ben diverse.

Ma il vero punto allora è che praticamente da sempre il rischio di contaminazione delle acque è costante ed ancora attuale a causa dell’inerzia di tutti gli enti. La Reigone nel 2011 aveva persino nominato una commissione speciale tecnica che avrebbe dovuto “controllare” le opere approvate da Balducci e già collaudate (ennesima incomprensibile stranezza).


Senza dimenticare che nel 2013 l’Istituto superiore di Sanità certificava in maniera chiara e inattaccabile come gli stessi laboratori (dopo i costosissimi lavori di messa in sicurezza) violavano ancora la legge ambientale sulle precauzioni obbligatorie in tema di esperimenti e tutela delle acque.

A fronte di tutto questo credere alle parole tranquillizzanti della Ruzzo, peraltro sfornite di pezze d’appoggio è dura.

Del resto va così da oltre 14 anni.

a.b.