TEMPISMO IMPERFETTO

Pescaraporto, ora c’è l’inchiesta della Procura a cose fatte

M5S: «capiremo se è stato fatto tutto in regola»

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PescaraPorto, dal consiglio comunale non arriva il favore

L'area di PescaraPorto

PESCARA. La Squadra Mobile indaga sul progetto della Pescaraporto, ovvero i palazzi in costruzione sulla riviera di Porta Nuova accanto all’ex Cofa.

L’indagine è partita dopo le denunce dei consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle. Così nei giorni scorsi la polizia, coordinata dal pm Annarita Mantini, è andata in  Comune a Pescara per prelevare i documenti utili a ricostruire l’intricata storia e sono stati ascoltati alcuni dipendenti comunali che hanno seguito da vicino la vicenda.

Gli inquirenti stanno focalizzando l’attenzione su due punti in particolare i permessi di costruire rilasciati dal Comune e la Carta di rischio per una possibile esondazione.

Erano stati proprio i 5 Stelle a chiedere al Genio civile regionale di verificare se l’attività edilizia Di Milia e Mammarella rispettasse le norme sulla sicurezza dal rischio alluvioni.



L’ITER, GLI AIUTINI E LE SPINTARELLE

Nel 2012, il dirigente comunale D’Aurelio, senza averne competenza, rilasciò, scavalcando il Consiglio Comunale, un permesso di costruire in deroga per un decreto sviluppo che, al posto di un parco pubblico, permetteva di costruire 3 palazzi da 7 piani.

Un permesso di costruire rilasciato su un’interpretazione “estesa” del Decreto di Monti e della legge regionale approvata sempre dal centrodestra.

L’amministrazione di centrodestra, guidata dall’allora sindaco Albore Mascia, decise di sostenere quel permesso illegittimo, insieme alla Pescaraporto, nel ricorso al Tar dell’hotel.

Il Tar diede torto a Comune e Pescaraporto annullando il parere illegittimo.

Il 23 dicembre 2014  viene inserito nella legge di stabilità approvata dal Parlamento, all’art. 1, un comma di sole due righe: il comma 271, che sembra scritto su misura per consentire ai privati di ottenere il via libera al mostro di cemento sul lungomare.

In parlamento si approva un’interpretazione autentica della norma che ha addirittura effetto retroattivo: quel comma non solo ha legiferato sul futuro ma è di fatto intervenuto a salvare anche il permesso già rilasciato.

La legge si è adattata a Pescaraporto e gli incentivi del Decreto Sviluppo prevalgono sui piani regolatori.

Chi firmò quell’emendamento e su indicazione di chi?  

A novembre del 2015 dopo l’intervento del Parlamento, Pescaraporto vince al Consiglio di Stato, anche grazie alla Giunta Alessandrini, che si è nel frattempo costituita per sostenere il progetto edilizio, dunque amministrazione di cetrodestra e centrosinistra in perfetta sintonia a favore dell’investimento di Milia-Mammarella.

Dunque dopo il giudizio il permesso di costruire “diventa” legittimo e via al cantiere.



Gli hotel in riva al mare diventano uffici e nel frattempo D’Alfonso ha fatto abbattere l’ex Cofa.

Nel 2016 si preme sull’acceleratore e partono diffide, silenzi assensi, pareri illustri di esperti romani discussi e con qualche errore di troppo e nuovo ricorso al tar.


Nel 2017 si tenta di non far discutere la delibera in Consiglio comunale. Qui si innesta un’altra paradossale vicenda di un incarico al professor Police che sostiene proprio la tesi del Comune (nessuna discussione in consiglio comunale).

Il pare è pieno di errori e sconfessato da un secondo gratis e fornito dalla Regione   ma nessuno se ne accorse anche se poi alla fine è apparso più autorevole di quello apagamento.

Nel frattempo il sindaco impone di attendere la decisione del Tar che alla fine arriva e dà nuovamente torto a chi sosteneva che si potesse approvare tutto senza passare dal consiglio.

Intanto però il Comune in dissesto ha sostenuto anche la spesa del parere del professor Police che si è rivelato, costoso, inutile e sbagliato.

Un mese fa alla fine di una seduta lunga, pressante e asfissiante il Consiglio comunale di Pescara ha detto no al cambio di destinazione d’uso della costruzione in via di realizzazione da parte della Pescaraporto.

Niente abitazioni residenziali, quelli resteranno uffici.

«Mi fa piacere che la magistratura abbia deciso di accendere i riflettori sull'operazione edilizia di Pescaraporto», commenta Maurizio Acerbo di Rifondazione Comunista.

«Temo che questo intervento sia tardivo e non in grado di accertare se vi siano state condotte di rilevanza penale in una vicenda che ha visto certamente un trattamento di favore da parte del Comune di Pescara e della politica. Si tratta di uno scandalo alla luce del  sole che Rifondazione Comunista ha più volte denunciato».

«Speriamo venga fatta finalmente luce su tutte le "sviste" delle istituzioni», dice invece la consigliera Erika Alessandrini «che, quando si doveva difendere il bene pubblico, si sono schierate invece a fianco del privato. Istituzioni che hanno sfornato leggi, pareri e consulenze che mortificano le speranze di tutti quei pescaresi che vorrebbero norme uguali per tutti ed una città più bella e vivibile».

E come troppo spesso è accaduto anche in passato (l’inchiesta sulla Filovia non ha insegnato proprio nulla) oggi interviene la procura a verificare una complessa procedura amministrativa da anni a tempo abbondantemente scaduto per verificare e controllare eventuali illeciti commessi analizzando le carte.  

Come dire che tra una strada corta e in discesa si preferisce quella lunga e in salita.