LA FUGA

Boss campano evade dal carcere di Frosinone

Venerdì evasione da Alessandri. Nel 2016 sono state 100 le fughe dai penitenziari

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Boss campano evade dal carcere di Frosinone

ROMA. Ancora un'evasione da un carcere: ieri un boss campano è riuscito a fuggire dall'istituto di Frosinone.

Con lui aveva tentato la fuga un albanese ma la sua corsa si è fermata sotto le mura del penitenziario, a causa delle fratture subite nella caduta per saltare.

L’altro ieri analogo episodio ad Alessandria e in questi primi mesi del 2017 già si è raggiunto il numero di sei evasi, lo stesso di tutto il 2016. Sovraffollamento, carenza di personale, mancata riorganizzazione: questi i motivi, secondo i sindacati, che rendono più facile aggirare i controlli e scappare.

L'evaso si chiama Alessandro Menditti di Recale, in provincia di Caserta, componente del clan Belforte e detenuto per gravi reati.

Arrestato nel 2012 dalla squadra mobile di Caserta, l'erede della famiglia camorristica dei «macellai» deve scontare una pena fino al 2026.

Insieme con il suo compagno di cella, Menditti ha tagliato le sbarre della cella e si è calato con le lenzuola. Bloccato, perché caduto da un'altezza di sette metri, il suo compagno di cella, un albanese ora ricoverato in gravi condizioni nell'ospedale Spaziani. Pare abbia riportato una lesione alla spina dorsale.

Nelle tasche del giubbotto del fuggiasco gli agenti della polizia penitenziaria hanno trovato due telefoni cellulari. Anche l'evaso potrebbe essere rimasto ferito. Testimoni hanno notato una persona clauticante che cercava di dileguarsi nelle campagne circostanti il penitenziario di via Cerretto.

Se alle evasioni in senso stretto si aggiungono anche i mancati rientri dai permessi, sono oltre un centinaio i detenuti che dall'inizio del 2016 ad oggi l'hanno fatta franca.

La Fp Cgil ha recentemente quantificato la carenza di organico della Polizia Penitenziaria in almeno 7.500 unità, «destinata ad aumentare - avverte il sindacato - se si considera che ogni anno si perdono circa 1.300 uomini tra pensionamenti e pasaggi ai ruoli civili».

La questione del sovraffollamento è evidenziata anche nel primo Rapporto del Garante (che sarà presentato martedì 21 marzo alla Camera): il numero dei detenuti nelle carceri italiane nel 2016 è aumentato. Al 31 dicembre 2016 erano 54.632 e al 14 febbraio 2017 sono 55.713, con un incremento di oltre 1000 unità. Se si confrontano le presenze a fine gennaio 2016 e a fine gennaio 2017 si registra un aumento del 6,2%.

«Si tratta di una campanello d'allarme da non sottovalutare», sottolinea il Garante delle persone detenute.

Nell'ultimo anno, dopo una fase di riduzione, è risalito anche il numero degli ingressi in carcere, passando da 45.823 nel 2015 a 47.342 nel 2016, con un aumento di 1.500 unità. Per l' ultima fuga ora è caccia all'uomo in tutta Italia. L'evasione è avvenuta di notte, quando i due sono passati dalla cella, attraverso un buco, al tetto. Poi, con una corda fatta con le lenzuola, si sono calati all'esterno, dove probabilmente li attendavano dei complici.

Per la fuga dal carcere di Alessandria (un albanese di 35 anni), è invece scattata una perquisizione ed è stato trovato un telefono cellulare, nascosto dietro un termosifone. Elemento che potrebbe essere utile per le ricerche in corso. I sindacati puntano il dito contro la situazione critica degli istituti. Massimo Costantino della Fns-Cisl commenta: «E' da tempo che denunciamo la grave carenza di personale e il sovraffollamento di detenuti» a partire dal carcere di Frosinone. Ma la situazione sarebbe critica anche in altre parti d'Italia.

«Da mesi denunciamo, inascoltati, la grave carenza - dice Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe - di personale. Pensate che sul muro di cinta non ci sono più neppure le sentinelle di controllo!».

«Tutto questo dovrebbe imporre - fa presente Angelo Urso, segretario generale della Uilpa Polizia Penitenziaria - urgenti ed efficaci interventi finalizzati a rivedere l'organizzazione intramuraria, implementare le strumentazione tecnologiche, rafforzare gli organici».

Ma in passato le istituzioni hanno sempre respinto queste accuse mosse dai sindacati. Qualche tempo fa, il capo del Dap, Dipartimento amministrazione penitenziaria, Santi Consolo, commentando un episodio di evasione si era detto «consapevole della necessità di risorse e personale».

Ma aveva aggiunto: «c'è un eccesso di allarme che non deve creare paura nella collettività: i nostri istituti sono sicuri».


DAL 2016 OLTRE 100 TRA EVASIONI E NON RIENTRI

Una dozzina di evasioni vere e proprie dall'inizio del 2016 ad oggi, ed oltre un centinaio di fughe per detenuti che non sono rientrati da permessi.

E' questo il bilancio degli allontanamenti dalle carceri italiane negli ultimi 15 mesi.


Nel 2016 - secondo dati forniti dal sindacato di categoria Sappe - si sono verificate sei evasioni in senso stretto: cinque dal carcere romano di Rebibbia e una dal carcere di Forlì, anche se quest'ultima risolta nel giro di poche ore con la cattura dell'evaso vicino all'istituto di pena. E in questo inizio del 2017 lo stesso numero di evasioni è stato già raggiunto: tre detenuti sono scappati dal carcere di Firenze a febbraio, uno dal carcere di Alessandria ieri e uno da Frosinone oggi (al quale si aggiunge un secondo che non è riuscito a coronare il progetto di fuga perché è caduto, si è infortunato ed è stato ricoverato). Ma oltre un centinaio sono le evasioni andate a segno per detenuti ai quali erano stati concessi dei permessi di uscita.

Nel 2016 - sempre secondo i dati del sindacato - a non ripresentarsi al portone del proprio istituto penitenziario sono stati oltre cento detenuti che avevano avuto la possibilità di uscire dal carcere: tra le persone che hanno avuto permessi per necessità 5 non sono rientrate; 34 le fughe nel corso di un 'permesso premio'; a fuggire grazie al lavoro esterno sono stati invece in 23; 14 hanno approfittato di semilibertà o licenze e 37 sono i mancati rientri di altre tipologie di licenze. Questo tipo di fughe, in un certo senso più agevolate e meno rocambolesche da chi si organizza per evadere da un istituto, nel 2016 - secondo i dati della Uil Polizia Penitenziaria - hanno riguardato tutte le regioni, fatta eccezione per Basilicata, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Molise e Valle d'Aosta. Gli allontanamenti più numerosi dello scorso anno si sono registrati in Lombardia: 4 da permesso premio, 1 da permesso per necessità, 9 da lavoro esterno, 3 dalla semiliberta'; 17 complessivamente. Seguono Campania: 6 da permesso premio, 1 da lavoro esterno, 5 da semilibertà e 2 mancati rientri. Quattordici in tutto come in Emilia Romagna dove si sono contate nel 2016 evasioni in 3 casi da permesso premio, 5 da lavoro esterno, 6 per mancati rientri.