ENNESIMO FILONE

La procura indaga anche sulle chiamate dirette dello staff di D’Alfonso

Ormai è un fronte sconfinato e si profila un’altra maxinchiesta...

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La procura indaga anche sulle chiamate dirette dello staff di D’Alfonso


L'AQUILA. Acquisizioni di atti, perquisizioni, diverse persone già ascoltate e informate sui fatti. L’attività della procura dell’Aquila sembra andare spedita e più passano i giorni più le pochissime notizie che emergono danno l’idea di un fronte molto ampio e su fatti eterogenei e apparentemente non legati tra loro. Per certo si indaga su alcuni appalti da Palazzo Centi alle case popolari Ater a Pescara, sul progetto di parco del lavino inserito nel Masterplan, ad altri appalti che si ritengono turbati prima ancora della gara per direzionarli verso contraenti predefiniti.

Unici punti di contatto la Regione e il presidente Luciano D’Alfonso (o quella dei suoi fedelissimi collaboratori).  

Ora si scopre che i carabinieri del Noe e la Squadra mobile di Pescara indagano anche su alcune assunzioni a chiamata diretta, quelle relative al personale degli staff del presidente, luciano d'alfonso, e assessori.

E’ l’ultimo filone della maxi inchiesta dei pm aquilani.

I carabinieri del noe, negli ultimi giorni, hanno fatto visita a palazzo Silone, sede della giunta regionale a L’Aquila, per sequestrare documentazioni sulle assunzioni.

Non si conoscono altri particolari né le ipotesi di reato, perché in questo fronte di indagine, come su tutta l'inchiesta, viene mantenuto il piu' stretto riserbo. Anche perchè una fuga di notizia certa c’è già stata e nei guai è  finito proprio un carabiniere infedele. L’apprensione aumenta e le uniche informazioni emergono solo perchè l’attività di indagine viene svolta negli uffici pubblici e le voci corrono in fretta.

Anche in questo filone ci sarebbero indagati. Secondo quanto si è appreso, le assunzioni sarebbero avvenute ai tempi in cui a capo del personale c'era Eliana Marcantonio, che non risulta indagata e che si è dimessa nel 2016: ora il settore viene coordinato ad interim dal dirigente a chiamata diretta, perché nello staff di d'alfonso, Fabrizio Bernardini.

Quest'ultimo è indagato in un altro filone, in qualità di segretario della Giunta che ha votato la delibera numero 367 del 3 giugno 2016, relativa alla riqualificazione del parco comunale Villa delle Rose di Lanciano (Chieti), oggetto di indagine. Sempre stando a quanto si è appreso da fonti regionali, sarebbero stati ascoltati alcuni funzionari.

Marcantonio è una delle dirigenti che negli ultimi mesi ha abbandonato mansioni assegnatele, scelta che è stata fatta anche da altri e tutti giustificando con “motivi personali”.

Secondo un calcolo approssimativo e da quello che è emerso i filoni attualmente aperti sarebbero circa 10 con circa 33 indagati tra cui dirigenti e funzionari regionali, professionisti esterni, imprenditori, oltre al presidente D'Alfonso, e agli assessori regionali Marinella Sclocco, Silvio Paolucci e Dino Pepe.

Le ipotesi di accuse, a vario titolo, sono di corruzione, turbativa d'asta, falso ideologico, abuso d'ufficio. L'inchiesta è coordinata dal procuratore Michele Renzo e dal sostituto Antonietta Picardi e portate avanti dai carabinieri del Noe e dalla squadra Mobile della questura di Pescara.

L’idea è che si stia accelerando per cercare di chiudere entro i prossimi 4 mesi almeno una parte dei filoni aperti.



SOTTO INCHIESTA IL CONTRATTO DI COLLABORAZIONE DI ROCCO D’ALFONSO

In seguito alla pubblicazione da parte del presidente D’Alfonso dei documenti notificati  si è potuto meglio circoscrivere ed avere contezza dello spettro di interesse della procura.


I carabinieri del Noe, nei giorni scorsi, hanno dunque acquisito l'intera documentazione custodita a Palazzo Silone relativa alla procedura adottata dagli uffici della Regione riguardo l'incarico assunto da Rocco D'Alfonso presso gli uffici della Giunta regionale.

L'ex sindaco di Penne -ora all'interno dello staff del presidente della giunta- risultava già indagato nei giorni scorsi.  Secondo quanto si può leggere dal decreto pubblicato dallo stesso presidente della giunta l’intera documentazione relativa alla pratica amministrativa «risulta indispensabile per la prosecuzione delle indagini e la verifica e ricostruzione della vicenda in oggetto».

Sempre dalla stessa documentazione si evince che «l'acquisizione degli atti è stata eseguita nei confronti di Roberto Rassu  in qualità di responsabile dell'ufficio selezione e formazione risorse del Servizio Risorse Umane della Regione Abruzzo».

Sono state così prelevate una lettera del 14 dicembre 2015 a firma del presidente Luciano D'Alfonso con il curriculum dell'omonimo Rocco, la dichiarazione di compatibilità sottoscritta da Rocco D'Alfonso il 30 dicembre 2015, la determina direttoriale del 8 gennaio 2016, l’istanza a firma di Rocco D'Alfonso con richiesta di limitazione orario di lavoro dell’8 gennaio 2016.

Di interesse dei carabinieri anche la comunicazione di presa di servizio del 15 gennaio 2016 e il contratto individuale di lavoro a tempo determinato firmato il 11 gennaio.

Il contratto di Rocco D’Alfonso tuttavia ha subito delle modifiche il 31 gennaio scorso attraverso una determina direttoriale che ha di fatto modificato l’orario di lavoro che è diventato a tempo pieno contestualmente alla proroga richiesta sempre dal Presidente della Giunta.

Rocco D'Alfonso, risulta indagato per abuso d'ufficio nel filone relativo alla città pennese. I due D'Alfonso sarebbero indagati, secondo quanto si è appreso, nell'ambito di una vicenda legata alla cessione di un immobile di proprietà comunale, messo in vendita nel 2015 perché il Comune di Penne aveva bisogno di fare cassa essendo a rischio lo sforamento del patto di stabilità interno.

In quel caso D’Alfonso ha ammesso di aver fatto pressione sul Ministero dei Beni culturali che ritardava a rilasciare il nulla osta per la vendita dell’immobile in tempi brevi.