LA SENTENZA

Maresciallo Lo Zito non diffamò la Croce Rossa abruzzese: «denunciò solo fatti ingiusti»

Sentenza del Tribunale di Roma. Assolto anche Salvi

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Maresciallo Lo Zito non diffamò la Croce Rossa abruzzese: «denunciò solo fatti ingiusti»

Vincenzo Lo Zito

 

ABRUZZO. Nuova vittoria per il maresciallo  Vincenzo Lo Zito che negli anni scorsi aveva denunciato «irregolarità amministrative e contabili» nel comitato regionale abruzzese della Croce Rossa Italiana.

Una battaglia durissima e serrata che produsse praticamente zero risultati e puntò dritta contro la presidentessa Maria Teresa Letta, sorella di Gianni Letta, braccio destro di Silvio Berlusconi.

Qualche giorno fa il maresciallo è stato assolto dall’accusa di diffamazione mossa dal Commissario straordinario della Cri, l'avvocato Francesco Rocca, per alcune dichiarazioni rilasciate sul sito di Stefano Salvi, assolto anche lui.

Il giudice del Tribunale ordinario di Roma, Marco Marocchi, ha stabilito che le affermazioni di Lo Zito, seppur aspre siano vere e «conseguenza diretta ed espressione di uno stato d’ira ragionevolmente e comprensibilmente persistente nel tempo».

Dopo decine di denunce, infatti, non solo nessuno si andò a preoccupare di verificare quello che il maresciallo denunciava, ma lo stesso venne anche trasferito, prima da Roma ad Avezzano e poi ad Assisi, ovvero a 180 km da casa sua.

 

LE FRASI INCRIMINATE

 L’allora commissario straordinario della Croce Rossa, Francesco Rocca, non gradì affatto alcune dichiarazioni di Lo  Zito tanto da trascinarlo in Tribunale con l’accusa di diffamazione, in concorso con Salvi.

 

Ma cosa disse Lo Zito? «Il dottor Rocca è la persona che firmandosi come facente funzioni, su sollecitazioni specifiche, ha imposto al colonnello Ridolfi di trasferirmi la seconda volta perché sono una persona scomoda che non permette al presidente della Regione Abruzzo (ovvero la presidente della Cri, Maria Teresa Letta, ndr) di fare i propri comodi».

E poi ancora: «stranamente su richiesta del presidente regionale, il giorno che era in ferie il direttore generale, un facente funzioni, tale dottor Rocca ha richiesto il mio immediato trasferimento d'autorità perché davo fastidio alla presidente Letta».

Altra frase finita nella denuncia: «commissario Rocca, prima o poi ci riuscirò a dimostrare che la mafia è anche all'interno della Croce Rossa Italiana... non mi metterete a tacere trasferendomi ad Assisi ... devo mostrare i documenti che attestano gli illeciti che lei copre…»

Il pm aveva chiesto 6 mesi di reclusione sia per Salvi che per Lo Zito mentre il commissario un risarcimento di 20.000.

 

Ma come detto il giudice ha riconosciuto «lo stato d’ira determinato da un fatto ingiusto» e per questo Lo Zito ha beneficiato della causa di non punibilità.

Il giudice spiega ancora: «non c'è dubbio che le esternazioni siano state compiute persistendo il turbamento per la mancata attivazione da parte degli organi di vertice della Croce Rossa di una procedura di accertamento degli illeciti amministrativi da lui denunciati e per la mancata adozione da parte degli stessi di provvedimenti idonei a ripristinare il corretto funzionamento istituzionale del Comitato Regionale della Croce Rossa».




ANNI DI BATTAGLIE

Il maresciallo Lo Zito con una serie di esposti e denunce  ha tentato di dimostrare lo «strapotere» della Letta e il conflitto d’interessi in quanto la sorella del sottosegretario è stata chiamata a ricoprire il ruolo di controllore (in qualità di presidente del comitato regionale) e controllata (come responsabile amministrativo della sezione di Avezzano).

Ma le denunce di questi presunti abusi sono costate caro al maresciallo.

«Una vera e propria guerra è stata attuata ai miei danni», ha raccontato per anni, «per aver più volte denunciato i fatti e aver tentato di garantire una corretta amministrazione dei soldi pubblici».

Così ha passato gli ultimi dieci anni a destreggiarsi tra tre procedimenti disciplinari e un’accusa (dalla quale è stato poi assolto) davanti alla corte marziale: diserzione aggravata per non essersi presentato ad Assisi, dove era stato trasferito dalla Letta per «incompatibilità ambientale».

Il maresciallo denunciò con un esposto alla Corte dei Conti de L'Aquila tutte le presunte irregolarità da lui riscontrate. Da L'Aquila non sarebbe arrivata nessuna risposta. Quindi Lo Zito presentò una seconda denuncia alla Procura di Campobasso che ha, poi, provveduto a sollecitare la Procura de L'Aquila.

 

Alessandra Lotti