L'INCHIESTA

Inchieste appalti, altro indagato del cerchio magico: Ferrante da Lettomanoppello

Fabio Ferrante, 37 anni da sempre nel Pd

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Inchieste appalti, altro indagato del cerchio magico: Ferrante da Lettomanoppello

L'AQUILA. C'è un altro indagato, il 33°, nell'ambito della maxi inchiesta della procura della Repubblica dell'Aquila su una serie di appalti gestiti dalla Regione.

Si tratta di Fabio Ferrante, 38 anni, impegnato nello staff del governatore e consigliere comunale di Lettomanoppello paese di cui è originario D'Alfonso, anch'egli tra gli indagati.

L'avviso di garanzia è legato al filone relativo ai lavori al parco didattico del Lavino a Pescara inserito nel masterplan: è stato notificato due giorni fa, all'atto di un nuovo sequestro di documenti e atti nella sede della Regione Abruzzo in viale Bovio, dai poliziotti della squadra Mobile pescarese.

Non si conoscono al momento nello specifico le ipotesi di reato nè se ci siano contestazioni su altri fronti di indagine anche alla luce del fatto che sull'inchiesta continua ad esserci il massimo riserbo.



CHI E’ FERRANTE

Ex assessore, dal 2014 Ferrante è consigliere comunale di maggioranza del Pd con deleghe pesanti.

Dal 2015 lavora nell'ufficio di presidenza di D'Alfonso, in comando dall'Ambito territoriale ottimale (Ato) 4 pescarese, dove è assunto come istruttore amministrativo. Nei mesi scorsi è stato inserito anche nella task force di verifica del Masterplan che secondo il consigliere comunale del Pd Alberto Balducci frutterà 2500 euro all’anno.

In questa veste è stato indagato e poi assolto nell'ambito dell'inchiesta sull'Ato e il cosiddetto "partito dell'acqua".

Nel 2007 il suo nome emerse sulla vicenda di una ambulanza donata da AirOne e il cementificio Lafarge che per molti mesi non si vide in giro.

Ferrante è stato stretto collaboratore di Giorgio D’Ambrosio e suo portaborse e autista quando era deputato della Margherita e a questi si contestavano viaggi non istituzionali con l’auto dell’Ato. Sempre ai tempi dell’Ato in pieno “partito dell’Acqua” e degli aumenti considerevoli della tariffa idrica proprio a Ferrante, l’allora sindaco D’Ambrosio, affidò una consulenza esterna per lavori al sistema informatico del Comune di Pianella.

Nel 2010 Ferrante fu al centro di una presunta incompatibilità circa i suoi diversi ruoli.

Dopo lo scoppio dell’inchiesta alcuni reputarono giusto operare i licenziamenti per i dipedenti “eccellenti”.

Dal gruppo degli 8 cacciati, si era salvato Ferrante, «lui è stato stabilizzato entro i termini», aveva chiarito il segretario generale Ato, Fabrizio Bernardini (oggi fidato plurincaricato nello staff del presidente D’Alfonso). Scoppiarono polemiche e si acuirono i sospetti per un trattamento speciale.



UN SOLO GIORNO LA SETTIMANA PUO’ BASTARE

Sospetti che divennero certezza anni dopo quando con un atto che non è stato mai impugnato si diceva che l’Ato potesse mantenere il dipendente Ferrante anche se in effetti avrebbe lavorato un solo giorno alla settimana per il sopravvenuto impegno: la chiamata del presidente D’Alfonso.

Ferrante gode da sempre della fiducia del Presidente D’Alfonso e per questo a settembre 2015 proprio il governatore ha voluto il suo concittadino con sé nell’ufficio di presidenza, già affollatissimo di cervelli.

I due sono molto amici tanto che Ferrante durante il processo Housework disse in aula «ho aiutato D'Alfonso gratuitamente a traslocare a titolo di amicizia».

Oggi oltre le braccia D’Alfonso richiede anche un diverso apporto, per lo più intellettivo, anche se pare che proprio nell’ufficio di appoggio al presidente non vi sia un gran clima di serenità.

Grazie all’istituto del comando, allora, si stabilì che Ferrante avrebbe lavorato il lunedì, per l’intera giornata, all’Ato dove è regolarmente assunto e il martedì, mercoledì, giovedì e venerdì nell’ufficio di collaborazione del presidente della giunta regionale.

Nessun problema, va bene così; persino il dirigente amministrativo dell’Ente d’Ambito, Nino Pagano, dichiarò che il comando parziale del dipendente «non incide sulla ordinaria funzionalità ed operatività dell’Ato».



LE INDAGINI CHE PREOCCUPANO

Secondo quanto appreso, a Ferrante nel corso del blitz sarebbe stata bloccata la password di accesso ai sistemi online regionali dall'ufficio informatico su richiesta degli investigatori.

Le indagini della procura de L’Aquila sono arrivate come un fulmine a ciel sereno, almeno in parte, visto che una fuga di notizie è già stata accertata da parte di un carabiniere infedele. Ma nonostante il vantaggio c’è molta apprensione perchè il raggio di interesse della procura è molto ampio e riguarda molti appalti che sarebbero stati turbati ancor prima del varo ufficiale delle gare.

Anche per questo c’è ansia e paura negli uffici della regione dove a rischiare sono i dirigenti che ci mettono la firma. Alcuni magari solo per maggiore tranquillità hanno deciso di abbandonare ruoli e mansioni per occuparsi di settori più circoscritti ed avere meno carico di lavoro.

D’Alfonso ieri ci ha tenuto a ribadire che la rotazione dei dirigenti è un bene ma in questo caso si parte da esigenze personali e non da quelle dell’ente e siccome non c’è molta voglia di spiegare il perchè di tanta apprensione qualche dubbio purtroppo rimane.


IL PARCO LAVINO

Una delle realizzazione più importanti inserite nel Masterplan è proprio quella del parco didattico del Lavino, dell’importo di 3,5 milioni di euro e di cui la provincia di Pescara è il soggetto attuatore unico. Responsabile Unico per l'Attuazione dei Patti per il Sud è l’ingegner Emidio Primavera (non indagato), direttore del Dipartimento Opere pubbliche della Regione Abruzzo.

L’intervento, che coinvolge i comuni di Roccamorice, Scafa, Abbateggio, San Valentino, Lettomanoppello e Manoppello, è finalizzato alla valorizzazione dell’alveo del fiume Lavino per la realizzazione di un parco tematico didattico «che avrà come filiera il turismo culturale e il recupero delle antiche infrastrutture del giacimento minerario».

L’opera punta sul recupero delle aree dismesse delle ex miniere asfaltiche, che saranno raggiungibili con la realizzazione di percorsi sostenibili (ciclopedonali) e strutture ricettive e di accesso «confacenti all’ambiente».

L'area è nota per le acque sulfuree del fiume Lavino in cui sono presenti solfati disciolti che danno la tipica e suggestiva colorazione azzurro-turchese ai laghetti, alle polle sorgive e ai ruscelli. Il corso d'acqua ha origine nel Vallone di Santo Spirito sul versante nord orientale del massiccio montuoso della Majella.

L'area ha un'estensione di circa 40 ettari e le acque del fiume sono state utilizzate anche per l'alimentazione di ben quattro centrali idroelettriche e per il funzionamento di una segheria e di cinque mulini a palmenti, tra cui il Mulino Farnese.


33 INDAGATI

Tra i 33 indagati, in 9 fronti investigativi attualmente aperti, dirigenti e funzionari regionali, professionisti esterni, imprenditori, oltre al presidente D'Alfonso, e agli assessori regionali Marinella Sclocco, Silvio Paolucci e Dino Pepe.

Le ipotesi di accuse, a vario titolo, sono di corruzione, turbativa d'asta, falso ideologico, abuso d'ufficio. L'inchiesta è coordinata dal procuratore Michele Renzo e dal sostituto Antonietta Picardi e portate avanti dai carabinieri del Noe e dalla squadra Mobile della questura di Pescara.

FERRANTE ACCUSATO DI «TURBATA LIBERTA’ DI SCELTA DEL CONTRAENTE»

La segreteria del presidente D’Alfonso fa sapere in una nota che «il capo di accusa per il quale Fabio Ferrante è sottoposto a indagine è quello individuato dall’art. 353 BIS del codice penale, ovvero “turbata libertà del procedimento di scelta del contraente” e solo questo».

Inoltre spiega la nota «Fabio Ferrante non è coordinatore dell’intervento per il parco didattico del Lavino né del Masterplan dell’Abruzzo; per quanto riguarda l’intervento per il parco didattico del Lavino, ad oggi è stata soltanto firmata la convenzione di programmazione finanziaria e di indirizzo amministrativo tra la Regione e il soggetto attuatore (la Provincia di Pescara)».