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Marchionne, per la Sevel a settembre si cambia

I programmi della Fca nel mondo secondo le dichiarazioni del manager ieri al Salone di Ginevra

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Marchionne, per la Sevel a settembre si cambia

GINEVRA. Con Psa va avanti la joint venture Sevel, ad Atessa, in Abruzzo, ma a settembre Fca potrebbe esercitare la call e riprendersi tutto. Rottura e cambio di rotta per un futuro diverso per lo stabilimento abruzzese?

Non è la prima volta che voci del genere circolano ma per ora si tratta solo di voci in parte smentite ufficialmente, in parte rimane il timore di un cambiamento a breve.

«La Joint venture con Psa?», ha detto Marchionne, «se dovessi avere problemi con Psa lo direi in conferenza stampa? Sevel sta tranquillissima, lo stabilimento sta bene. Io non ho intenzione di fare niente fino al 2020, ma entro settembre di quest'anno operazione call per riprenderci tutto».  

A Ginevra l'amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne, delinea il futuro dello stabilimento campano e parla delle strategie del gruppo dopo l'accordo Peugeot-Gm.

Il manager, che conferma l'addio al Gruppo a fine 2018, è convinto che sarà Volkswagen a subire l'impatto maggiore: per questo, «a un certo punto, al momento giusto, si presenterà da noi per parlare».

La Panda lascerà l'Italia tra il 2019 e il 2020 e tornerà in Polonia, ma a Pomigliano arriverà un modello 'premium', un'Alfa Romeo o una Maserati.


Marchionne è rassicurante sul futuro della fabbrica campana: «con tutto il rispetto Pomigliano sa fare di meglio. Abbiamo investito molto nello stabilimento, è evidente che ha delle prospettive», spiega. Immediate le reazioni in Italia, dove è scettica la Fiom che chiede un incontro all'azienda e nel mondo politico, mentre si dividono le tute blu. «Vergogna: Marchionne e la Fiat restituiscano tutti i soldi ricevuti dallo Stato nel caso in cui licenzieranno anche solo un lavoratore italiano», attacca il segretario della Lega Matteo Salvini.

Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio del M5S ipotizza «l'ennesima fregatura, con tagli ed esuberi di personale", mentre per il deputato di Sinistra Italiana Giorgio Airaudo "Marchionne mette in stand by l'Italia».

«La nostra prima preoccupazione è la produzione italiana», afferma il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, mentre Fim e Uilm parlano di annuncio positivo e di passo avanti.

Il tema al centro del Motorshow svizzero è il consolidamento del settore, dopo l'acquisizione di Opel da parte di Peugeot. Il manager spiega che Fca grazie alla strategia premium non ha bisogno di un partner in Europa, ma non esclude neppure nuovi contatti con Gm: «potrei bussare di nuovo alla sua porta anche se dopo l'accordo con Psa è un po' meno appetibile, c'è il 20% in meno di sinergie».

Nessuna possibilità invece che Fca venda qualche brand: «Non lo faremo, finché ci sono io no», dice Marchionne che vede per l'Alfa un futuro roseo mentre esclude un rilancio Lancia perché troppo costoso.

L'accordo tra Psa e Gm, sottolinea l'ad di Fca, «è un passo nella giusta direzione, capisco le ragioni che hanno portato a unire i due business. È un impegno a lungo termine per trovare benefici per entrambe. Un buon accordo, anche se difficile da mettere insieme».

Concorda il presidente John Elkann: «È una grossa operazione di consolidamento in Europa, se sarà portata avanti con successo sarà di grande beneficio per chi la fa ma anche per gli altri player del settore».

Marchionne, che conferma la sua uscita da Fca a fine 2018, definisce Tavares «bravo, un ottimo cuoco. Non so se diventerà un tre stelle Michelin, ma è giovane e ambizioso», mentre non risparmia qualche frecciatina a Gm: «sono rimasto scioccato quando ho sentito che si ritira dall'Europa per motivi geopolitici. E allora cosa dovremmo dire noi del Brasile? Se pensano questo noi non siamo la risposta giusta ai loro problemi». E aggiunge: «in questa operazione lo scacco è per il management di Gm che è arrivato alla conclusione di avere bisogno di un partner per risolvere i problemi della Opel».

Marchionne ricorda i lunghi colloqui a Berlino nel 2009 con la cancelliera tedesca Angela Merkel su Opel: nessun rimpianto, spiega, perché la strada intrapresa dopo si è rivelata vincente.

Infine gli Usa: «Riporteremo dal Messico alcune attività, questo Trump lo otterrà, ma è una cosa che riguarda il

mercato e l'occupazione americani. Non mi voglio addentrare in discussioni politiche, cerco di essere obiettivo e di valutare in quale modo portare».