VELENI PERENNI

Bussi. Le meline istituzionali come aiuti di Stato per Montedison e Solvay?

Il pantano creato dalle istituzioni potrebbe persino essere sanzionato dall’Europa

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PROVINCIA DI PESCARA

La Provincia di Pescara

ABRUZZO. «A tal proposito vorrà farmi avere una relazione entro lunedì 12 in merito a tutte le iniziative poste in essere da questa amministrazione avendo cura di attivare tutti quei procedimenti che eventualmente non fossero stati ancora attivati».

Firmato Antonio Di Marco, presidente della Provincia di Pescara che scrive al suo dirigente.

Il termine perentorio era il 12 di dicembre; da allora sono passati quasi tre mesi ma si tratta di un ritardo, del resto, trascurabile se si considera quello reale: quasi 10 anni.


E’ di questo che parliamo: l’inquinamento persistente (e persino in incremento) delle aree di Bussi Officine, quelle scoperte dopo un oblio fatto calare ad arte e dal 2007 stanno lì praticamente uguali a sempre, senza nemmeno l’ombra o un cenno di bonifica.

Così, grazie ancora una volta al Forum H2o che lo scorso dicembre tornò a sollecitare Di Marco, il quale ha sollecitato il dirigente competente, si è focalizzato uno dei punti nevralgici del capitolo “bonifica”: l’individuazione dei responsabili obbligati per legge a bonificare. Tale individuazione deve essere fatta obbligatoriamente dalla Provincia di Pescara.

Le leggi parlano chiaro: le bonifiche sono a carico dei soggetti inquinatori o dei proprietari non responsabili.


La bonifica sarebbe pur sempre una cosa seria, visto che solo dopo i terreni tornano ad essere più o meno come prima ed i veleni smettono di spargersi ovunque (come succede a Bussi da oltre 100 anni).

Posti di lavori in cambio di veleni, ieri; veleni in cambio di niente, oggi: praticamente tutto per i due soggetti che avrebbero dovuto avviare la perentoria (per legge e solo sulla carta) bonifica: cioè Montedison e Solvay, con i relativi distinguo.

La prima come “inquinatore storico” dell’area avrebbe dovuto farsi carico di ripristinare a sue spese l’area sfruttata, spremuta e avvelenata, persino con l’obbligo di accantonare cifre adeguate in bilancio.

Mentre la Solvay avrebbe dovuto fare lo stesso in quanto “proprietario non responsabile” (distinzione  sostanziale se si guarda il portafoglio).


INERZIA, MANCATA SOLERZIA

Il punto è che in realtà le vere colpe dell’inerzia non stanno in capo alle due multinazionali che dal canto loro possono giustificarsi bene asserendo di non aver avviato nessuna bonifica perchè nessuno glielo ha chiesto.

Ed è questo uno degli aspetti più foschi e grotteschi: da una parte ambientalisti, Arta, Istituto Superiore di Sanità che rilasciano dati sempre più allarmanti per l’ambiente e, dall’altra, enti che si impappinano, fanno melina, tergiversano e non riescono nemmeno a mandare una lettera raccomandata di poche righe: una diffida-intimazione a bonificare.

Una sola cosa la legge imponeva di fare alla Provincia di Pescara: individuare i responsabili dell’inquinamento di Bussi ma, niente, non c’è stato tempo o voglia in dieci anni.

Del resto non era quasi mai avvenuto che un ente dovesse intimare bonifiche, e non certo perchè in Abruzzo non ci sarebbe la possibilità di aprire centinaia e centinaia di cantieri.


Sembra una fesseria ma è come attendere una sentenza per avere giustizia e la procura non fomula le imputazioni per avviare il processo, oppure è come attendere che il ladro si arresti da solo senza nemmeno cercarlo.

La Provincia doveva dire semplicemente: “ti individuo formalmente come responsabile dell’inquinamento, dunque ora hai un tot di tempo per bonificare. Distinti saluti”.

Ne sarebbe nato un probabile contenzioso al Tar, mesi, anni per arrivare poi ad una sentenza ma pur sempre una certezza.

Invece si è preferita la più eclatante delle omissioni e senza neppure nessuno che potesse sanzionare questa imperdonabile dimenticanza a fronte peraltro di un inquinamento continuo e persistente.



SOLDI PUBBLICI PER BONIFICARE TERRENI PRIVATI

Eppure nemmeno questa è la cosa più assurda di questo capitolo della storia.

Forse c’è di più.

Dopo  aver stanziato 50 mln (peraltro evaporati in parte non si sa come e perchè) si continua a sbagliare intavolando una procedura di appalto che non sta in piedi anche perchè si vogliono bonificare terreni privati con soldi pubblici (pure sottratti ai terremotati).


Come se a casa mia, dopo i lavori di ristrutturazione, venissero gli spazzini della ditta comunale  a pulire a spese di tutti. Non mi dispiacerebbe e risparmierei tempo e denaro e di certo non protesterei.

Ma ci sono -non tanto leggi- quanto principi fondamentali elementari che dovrebbero guidare la pubblica amministrazione: quello più importante è che i soldi pubblici vanno spesi per il bene  comune.

Se io Stato bonifico un terreno privato perseguo principalmente un interesse privato e di striscio e incidentalmente un pò di interesse pubblico (almeno termina l’inquinamento).

In Europa che sono meno arronzoni di noi potrebbero persino vedere in tutto questo un pericoloso aiuto di Stato con sanzioni milionarie (sempre a carico nostro).


Per questo la legge stabilisce che si possa intervenire con il discusso appalto non ancora ritirato in autotutela sulle aree private (in questo caso della Solvay) ma in danno.

Significa che la Provincia una volta individuato il responsabile poi sarà questo a rifondere le spese sostenute dallo Stato.

L’alternativa è spendere centinaia di milioni per far aumentare di valore il terreno bonificato con tanti ringraziamenti del proprietario.

Di stime precise non ce ne sono ma a spanne per l’intera bonifica del Sin potrebbe non bastare un miliardo di euro, una cifra che non dovrebbe sborsare lo Stato ma gli inquinatori.


UN FIORINO

Ora si ricorderà che da anni ormai è in ballo la cessione delle aree Solvay a titolo gratuito o per una cifra simbolica al Comune di Bussi.

La legge delle bonifiche parla chiaro: il proprietario del terreno non responsabile dell’inquinamento storico deve risarcire lo Stato che ha anticipato le spese fino al valore del terreno post bonifica.

Vuoi vedere che tra 5-10 anni quando la bonifica di quella porzioncina di Sin sarà terminata  a rifondere le spese di bonifica sarà il Comune di Bussi per la cifra simbolica di un euro?

Un modo sottile per far ricadere davvero tutti gli oneri sul pubblico?


Per l'area industriale Solvay, invece, per una parte dovrebbe essere reindustrializzata.

Fu uno dei pallini lanciati per primi già nel 2007 -a discarica appena scoperte: nel verbale della conferenze dei servizi del marzo 2007 e da quello del 23 maggio 2007 sulla perimetrazione del futuro SIN spiccano le dichiarazioni dell’allora  Presidente della Provincia, Giuseppe De Dominicis da Bussi e l'allora assessore comunale all'ambiente Salvatore Lagatta (oggi sindaco) i quali chiedevano di evitare l'inclusione dell'area industriale di proprietà Solvay nel SIN.

L’esclusione sarebbe stata accolta con estrema soddisfazione dalla multinazionale francese.

Per Edison, invece, dopo la diffida partita nel 2013 dal Ministero ad estirpare i rifiuti, diffida poi neutralizzata grazie ad un errore formale dal Consiglio di Stato, non si è osato più infastidire il “gigante” con altre raccomandate.



AIUTI DI STATO E VANTAGGI PER LE OMISSIONI

«E' evidente che», scriveva già a maggio scorso il Forum H2o in un esposto dimenticato in procura, «ritardi ultradecennali nel dare concreta attuazione al principio "chi inquina paga", definito fin dal Trattato di Maastricht del 1992, possono costituire di per sé un aiuto di Stato per le aziende che nel frattempo possono utilizzare a proprio piacimento le somme che avrebbero dovuto impiegare per le bonifiche di propria responsabilità. Si pensi ai vantaggi finanziari che possono derivare dal poter usare per 10-15 anni capitali che altrimenti avrebbero dovuto spendere per il risanamento. Ciò senza considerare che nel frattempo queste omissioni stanno comportando un gravissimo problema ambientale visto che finora in larga parte il vero processo in atto non è la bonifica ma la progressiva dispersione nell'ambiente dei contaminanti! Paradossalmente ogni anno che passa c'è un po' meno materiale da bonificare (e costi da sostenere) visto che la falda ogni giorno trascina verso valle quantità significative di sostanze tossiche e/o cancerogene».

L’altro vantaggio che le istituzioni vorrebbero far conseguire ad Edison è quella che chiamano «messa in sicurezza operativa»  che è sicuramente meno costosa della bonifica ed è cosa ben diversa.


Rimandare sine die significa allora vantaggi economici e finanziari subito e concedere pure la possibilità della sparizione del soggetto responsabile (come successo a Brescia dove il fallimento del responsabile ha fatto ricadere sullo Stato tutte le spese di bonifica).


 

E lo scorso 22 febbraio al solito manipolo di enti il Forum H2o scriveva perentoriamente: «ribadiamo per l'ennesima volta l'obbligatorietà delle azioni previste dalla Legge e di verificare se vi sono responsabilità di tale situazione per i propri funzionari responsabili dei procedimenti per attivare le eventuali azioni disciplinari del caso. Ovviamente a breve sarà nostra cura comunque inoltrare esposti, anche nei confronti dei singoli responsabili, alla Commissione europea, alla Corte dei Conti e alla magistratura, vista la condizione gravissima di contaminazione e lo spargimento nell'ambiente di sostanze tossiche e/o cancerogene».

Chiarissimo per tutti tranne per gli ingegnosi periti della melina.


a.b.