LA SENTENZA BIS

Bussi, l’Appello riconosce avvelenamento colposo e aggravanti

Riformata in parte la sentenza di primo grado del 2014

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Bussi, l’Appello riconosce avvelenamento colposo e aggravanti



L'AQUILA. Avvelenamento colposo delle acque. È quanto ha stabilito la Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila in merito alla mega discarica dei veleni della Montedison di Bussi sul Tirino.

Ha così modificato la prima sentenza di due anni fa della Corte d'Assise di Chieti dove il reato non era stato riconosciuto. Nella sentenza di oggi la Corte ha anche riconosciuto la sussistenza di alcune aggravanti in merito al reato del disastro colposo.

Il dispositivo è stato letto dopo oltre sette ore di camera di consiglio.


La sentenza infligge condanne che vanno da 2 a 3 anni sulle quali cala il beneficio del condono e riguardano i reati di avvelenamento e, in parte, di disastro.

Stabiliti anche risarcimenti milionari.

In merito al reato di disastro colposo la Corte aquilana, nel riconoscere le aggravanti nei confronti di alcuni imputati, ha di fatto interrotto la prescrizione del reato.

La sostanziale modifica della sentenza di primo grado ha prodotto, secondo quanto letto dal presidente della Corte d'Assise, Luigi Catelli, risarcimento danni e provvisionali a carico degli imputati quantificati in milioni di euro.

Dei 19 imputati uno, Vincenzo Santamato, che si occupava di sicurezza ambientale in Ausimont, è deceduto, come ha comunicato alla Corte il suo difensore l'avvocato Alecci del foro di Milano.

I giudici hanno anche stabilito le provvisionali e le spese legali da riconoscere a parti civili. Si tratta di 3,7 milioni di euro così ripartiti: 2,705 mln di provvisionali e 592 mila euro che con gli oneri arriveranno a un milione di spese legali.

Nello specifico vanno 1mln di euro in favore della ATO, 500mila euro alla Regione Abruzzo, 200mila euro tutti i Comuni, 10mila euro in favore del Wwf Italia e di Legambiente, a 5mila euro in favore delle restanti associazioni ambientaliste che si erano costituite parte civile.

La sentenza ha così stabilito il principio del risarcimento danno che viene per ora solo coperto parzialmente dalle previsionali, ma il conto successivo sarà fatto in sede civile.

Assoluzione per Guido Angiolini (amministratore di Montedison dal 2001 al 2003) perché il fatto non sussiste.

Giudicato inammissibile il ricorso della procura per Maurizio Piazzardi (perito chimico).

In Corte d'Assise, a Chieti, il 19 dicembre 2014, i 19 imputati furono assolti dall'accusa di aver avvelenato le falde acquifere, mentre il reato di disastro ambientale è stato derubricato in colposo e, quindi, prescritto.

Le condanne sono state inflitte a:

 

Maurilio Aguggia, Carlo Cogliati, Leonardo Capogrosso, Salvatore Boncoraglio alla pena di tre anni ciascuno.

Nicola Sabatini, Domenico Alleva, Nazzareno Santini, Luigi Guarracino, Carlo Vassallo, Giancarlo Morelli alla pena di due anni.

Pene condonate.



I RISARCIMENTI NEL DETTAGLIO

Ecco gli enti che dovranno essere risarciti: Ambito territoriale ottimale (Ato) 4 Pescarese, 1,01 milioni di euro; Regione Abruzzo, 500 mila euro; commissario delegato per il bacino Aterno-Pescara, 500 mila; Provincia di Pescara, 200 mila euro; Comune di Pescara, 200 mila euro; famiglia Domenico Bucci, Katiuscia Setta, Antonio Bucci e Francesco Bucci, 200 mila euro; Comune di Bussi sul Tirino, 100 mila euro; Comune di Tocco da Casauria, 100 mila euro; Comune di Castiglione a Casauria, 100 mila euro; Comune di Chieti, 50 mila euro; Comune di Torre de' Passeri, 40 mila euro; Comune di Popoli, 30 mila euro; Comune di Alanno, 30 mila euro; Comune di Spoltore, 25 mila euro; Azienda comprensoriale acquedottistica (Aca), 25 mila euro; Wwf Italia, 10 mila euro; Legambiente, 10 mila euro; associazione Mila Donna Ambiente, 5 mila euro; associazione Ecoistituto Abruzzo, 5 mila euro; associazione Italia Nostra, 5 mila euro; associazione Marevivo, 5 mila euro; associazione Codici Abruzzo, 5 mila euro

LE REAZIONI

«È una grande sentenza perché dimostra la giustezza delle nostre tesi: i fatti ci sono, è stato riconosciuto l'avvelenamento delle falde acquifere», ha detto l'avvocato dello Stato, Cristina Gerardis.


Per il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, «la sentenza segna un punto a favore della tutela del territorio e conferma che questa deve rappresentare una priorita' centrale sia per il mondo economico, che sull'ambiente si insedia; sia per chi governa il territorio e deve fare rispettare le regole; sia, infine, per ogni membro della comunita' che ha il diritto a vivere in un ambiente sano, ma ha anche il dovere di tutelarlo. Compito della pubblica amministrazione - prosegue - e' bloccare sul nascere fenomeni gravissimi di inquinamento e proteggere la comunita' dai rischi che comportamenti irresponsabili possono arrecarvi».

Il Forum H2o: «Dopo quanto accaduto in fase di udienza preliminare e in primo grado questa sentenza di appello almeno ristabilisce la verita' su fatti di inaudita gravita' che hanno riguardato la qualita' della vita di 700.000 persone. Le pene sono miti a testimonianza su come le leggi nel nostro paese considerino la tutela dell'ambiente e la difesa della salute. Comunque la vera giustizia per noi e' la bonifica, il nostro territorio deve essere risanato fino in fondo subito e risarcito per i danni subiti come prevede la sentenza».


Soddisfazione da parte del Comitato Bussiciriguarda, il quale parla di «pietra miliare nella giurisprudenza nazionale» e ribadisce che «la sua azione e' sempre stata finalizzata ad ottenere il risanamento ambientale della Valpescara. Questa sentenza - sottolinea il Comitato - non solo da' ragione alla nostra battaglia, ma ci consente di rafforzare il nostro impegno dandoci ulteriori energie affinche' si possa ottenere quanto prima il ripristino della qualita' dei luoghi».


Per il Wwf: «Cambia totalmente lo scenario di quello che e' diventato ormai famoso come il 'processo di Bussi': la Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila ha emesso una sentenza nella quale sostanzialmente riconosce la verita' storica di entrambi i reati: sia l'avvelenamento delle acque sia il disastro ambientale riqualificandoli in fatti di colpa. Il trascorrere del tempo conduce alla prescrizione il reato di avvelenamento ma non quello del disastro ambientale che viene affermato anche in termini di responsabilita' penale per 10 degli imputati condannati a pene, condonate, variabili tra i 2 e i 3 anni».


Secondo Legambiente è «una sentenza che finalmente porta un vento di giustizia, negata per anni. Ora si lavori per il ripristino ambientale e una completa ed esauriente bonifica del sito senza perdere più altro tempo e senza far passare altri anni, come invece è successo fino ad ora. Dieci anni fa si sollevava il vaso di pandora sulla discarica illegale di veleni chimici più grande d’Europa che per anni ha avvelenato l’ambiente, la salute dei cittadini e danneggiato l’economia di questi territori. Ad oggi le attività di bonifica latitano».


Il Sottosegretario Mario Mazzocca e l'assessore Silvio Paolucci, a nome di tutta la Giunta regionale, hanno espresso grande soddisfazione per l'esito dell'appello del processo sul disastro ambientale di Bussi sul Tirino.