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Centri Ricerca: stato agitazione in Abruzzo dal 20 febbraio

Sindacati a governatore, subito erogazione fondo 2016 stanziato

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PESCARA. Stato di agitazione dei Centri di Ricerca d'Abruzzo i cui dipendenti sono senza stipendio da mesi.

La decisione, al termine dell'assemblea sindacale di Cotir, Crab e Crivea, insieme con le organizzazioni sindacali di categoria Flai, Fai e Uila, Filctem Cgil, Femca E Uiltec, e le rispettive confederazioni regionali di Cgil, Cisl e Uil.

Al Presidente della Giunta regionale, Luciano D'Alfonso, all'Assessore, Dino Pepe, e ai Dirigenti, si chiede di "assumersi la responsabilità di atti che incidono sulla vita dei lavoratori e delle lavoratrici. Gli impegni assunti con la firma dell'intesa del 27 gennaio scorso devono essere rispettati! I lavoratori e le organizzazione sindacati hanno deciso di intraprendere, lunedì prossimo, le opportune iniziative di lotta e la proclamazione dello stato di agitazione, nel caso in cui, nelle prossime ore, non ci sarà un riscontro sull'erogazione del Fondo 2016 stanziato in favore dei Centri di Ricerca, se non saranno adottati atti concreti per l'uscita dalla procedura di liquidazione, e continuerà il permanere di inadempimenti sull'accordo".

"L'Accordo sottoscritto con il Collegio dei liquidatori ha come obbiettivo la salvaguardia i posti di lavoro e l'attività di ricerca e sviluppo svolta dai tre Centri ma la Regione deve dimostrare la volontà politica di investire sul nuovo ed unico Centro regionale come un punto di riferimento nel mondo della ricerca e dello sviluppo nel settore dell'agroindustria, agroalimentare e ambientale, attraverso atti concreti nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie.

Ci auguriamo che in queste ore la Regione paghi lo stipendio ai cinquanta dipendenti dei tre Centri. Un primo passo verso il superamento dello stato di liquidazione e arrivare alla fine di questo lungo processo di riordino".

«È inconcepibile», dicono i lavoratori di Crab e Cotir, « il comportamento assunto dalla Regione Abruzzo che con l’inizio del commissariamento, quindi da dicembre 2014, ha interrotto sia l’erogazione dei fondi sia il pagamento degli stipendi relegando i lavoratori e le loro famiglie in uno stato di disperazione e indigenza. Infatti, è del dicembre 2014 la delibera di Giunta (DGR 820/2014) con cui venne disposta la messa in liquidazione dei Centri e dato mandato alla Direzione Politiche Agricole di approfondire percorsi atti ad individuare un nuovo soggetto che svolga, per il settore della ricerca ed innovazione, i servizi di interesse generale. A distanza di oltre 2 anni la Direzione Politiche Agricole non ha prodotto uno straccio di documento ufficiale in attuazione dell’indirizzo ricevuto dall’organo di Governo della Regione. Il Governo regionale ha dormito sonni tranquilli e i Commissari liquidatori, noti professionisti abruzzesi, non hanno né ottemperato al loro mandato né preteso il rispetto degli impegni contratti dalla Regione nei confronti dei Centri di ricerca. Impegni contemplati in leggi regionali e in convenzioni sottoscritte dalla Regione stessa».


«È vergognoso», aggiungono i dipendenti, «i Centri di ricerca istituiti con legge regionale per svolgere ricerca pubblica e diffusibile e quindi assolvere a precise funzioni stabilite nelle stesse leggi sono stati portati arbitrariamente in uno stato di crisi, di paralisi totale, interrompendo qualsiasi attività di collaborazione e di servizio faticosamente messe in piedi dai lavoratori nel corso degli anni, precludendo anche la possibilità di partecipazione ai bandi di ricerca. Se questo non è un disegno delittuoso chiediamo umilmente scusa a tutti».